Lo sport tra vetrina e strumento di democrazia

Lo sport è una metafora della società. La sua essenza non è la prestazione ma la capacità di cogliere il senso della sconfitta e quello della vittoria. E, per questa via, di interrogare la società, di disturbare il potere, di difendere la complessità. La politica sportiva dovrà, dunque scegliere se usare lo sport come vetrina o riscoprirlo come strumento di civiltà, sapendo che non servono più stadi se non si formano cittadini.

Elogio del tempo lungo, ovvero la lezione dello sport

Viviamo in un’epoca che ha smarrito la lentezza. Una società che misura tutto in secondi, che pretende risultati prima ancora di iniziare, che confonde la velocità con la competenza e l’urgenza con il valore. Un’epoca in cui ogni gesto deve produrre un ritorno immediato, un effetto visibile, una gratificazione istantanea. Anche lo sport, che per secoli è stato scuola di tempo, di limite e di pazienza, ne è stato travolto.

La lobby del gioco d’azzardo di nuovo in campo

La lobby delle scommesse sta provando a reintrodurre nelle manifestazioni sportive una massiccia pubblicità del gioco d’azzardo, vietata nel “decreto dignità”. Alle spalle ha una formidabile coalizione, “dimentica” dei danni che ciò provocherebbe alle persone più fragili. Eppure, nel calcio all’avanguardia in Europa, quello inglese, è vietata la sponsorizzazione di aziende di scommesse come brand trainanti delle squadre.

Le olimpiadi tra sport e geopolitica

Le olimpiadi appena concluse (senza la Russia) sono state, oltre che una manifestazione sportiva, un’occasione per incidere su controversie internazionali. Ciò, insieme all’ostentazione della forza “nazionale” di fronte a interlocutori planetari, accade da tempo e vale sia in caso di partecipazione che in caso di ballottaggio, elemento spesso rivelatosi decisivo per influenzare o rovinare i giochi organizzati da altri.

Nello sport passioni tristi

Viviamo un tempo di passioni tristi, in cui il cattivo gusto va di pari passo con la retorica e la negazione del buon senso. Lo si è visto, da ultimo, nell’indecorosa fuga dal ring della pugile Angela Carini con il seguito di polemiche costruite a tavolino. C’è un’alternativa possibile ma, per costruirla, occorre non lasciare nulla che ci sembri ingiusto senza almeno un commento.

Olimpiadi. Vincere è meglio, ma perdere non è un fallimento

Da tempo, nelle Olimpiadi, il motto del barone de Coubertin secondo cui “l’importante non è vincere ma partecipare” è solo un espediente retorico. Ma può accadere che una nuotatrice o un tennista sconfitti siano capaci di dirsi comunque felici e di affermare che vincere è meglio, ma perdere non è un fallimento. Chapeau: una lezione per tutti, a cominciare dai commentatori televisivi.

L’etica non abita nel calcio

Il mondo del calcio non è terreno di particolare moralità. Alcuni episodi recenti, poi, mostrano un’ulteriore caduta: dallo scandalo che coinvolge il presidente della Federcalcio Gravina a quello che in cui è implicato lo juventino Ferrero. Intanto, sullo sfondo, si definiscono nuovi assetti proprietari con l’intreccio di tycoon e fondi di investimento. Sapere da dove vengano i soldi sembra non contare nulla, purché ci siano.

Discriminazioni e razzismo nello sport: il caso Italia

Gli stadi e i luoghi sportivi sono laboratori di sperimentazione sociale e politica di grande importanza per legittimare o delegittimare la discriminazione e il razzismo. Da questa premessa prende le mosse il rapporto di Lunaria e Uisp al riguardo che, a partire da 21 interviste a interlocutori privilegiati, fornisce importanti indicazioni anche sul modo per monitorare il fenomeno del razzismo nello sport.