La lobby del gioco d’azzardo di nuovo in campo

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La lobby delle scommesse, con una coalizione formidabile alle spalle (il presidente del Coni Malagò, il Ministro dello Sport Abodi, il presidente della Federcalcio Gravina, il gran ciambellano ex Dc Gianni Petrucci), sta provando a reintrodurre nella nostra legislazione una massiccia pubblicità del gioco d’azzardo (https://www.avvenire.it/attualita/pagine/scommesse-il-via-libera-agli-sponsor-si-nasconde), che era stata vietata nel “decreto dignità” (https://vll.staging.19.coop/societa/2018/07/04/lobby-del-calcio-e-gioco-dazzardo/). Il pericolo è dietro l’angolo, e non inganni il rinvio della discussione in Commissione cultura al Senato.

Non paghi della devastazione morale e sociale creata nel Paese da una piaga che sfrutta l’opacità delle dipendenze per devastare migliaia di malati patologici e produce introiti di 150 miliardi, riservando allo Stato una percentuale d’incasso assolutamente minoritaria, i poteri forti sono scesi in campo per vincere un’altra infelice battaglia. Ad opporsi a Golia resta Davide, cioè lo zoccolo duro resistente composto dalla Caritas, dalla Chiesa Cattolica, dalla sinistra, dall’associazione “Mettiamoci in gioco” e da chi continua a difendere un provvedimento che aveva inconfondibili e legittime ragioni. Mentre la politica è l’arte dell’incoerenza, se l’attuale accondiscendente presidente del Consiglio Meloni (che non possiamo immaginare distratta nel tema) è quella stessa che, nel 2015, rilasciando un’intervista a Nadia Toffa, aveva bollato come “una follia” l’espansione del mercato dell’azzardo. Gli alleati per il cambiamento, poi, sono tanti. Perfino il più letto quotidiano sportivo italiano, La Gazzetta dello Sport, pubblica un articolo (www.gazzetta.it/Calcio/Serie-A/26-02-2025/svolta-scommesse-dalla-politica-una-spinta-al-calcio-cancellare-il-decreto-dignita.shtml) che è un messaggio di guerra, approvato a livello subliminale. La ragione? Salvare il calcio sempre sull’orlo del fallimento. Nel titolo, peraltro, balena fintamente un’unanimità della politica che invece sul tema è, invece, divisa.

Secondo la legislazione, per il momento, in vigore «è vietata qualsiasi forma di pubblicità, anche indiretta, relativa a giochi o scommesse con vincita di denaro, su qualunque mezzo, incluse le manifestazioni sportive, culturali o artistiche oltre alle trasmissioni tv e radiofoniche, alla stampa, affissioni e Internet». Il divieto è aggirato in varie forme dalle società di calcio e dai giornali grazie all’assiduo intervento dei giganti delle scommesse con a disposizione schiere di manipolatori occulti. Ma ora – e non è la prima volta – si cerca di dare una spallata a tale regolamentazione. Con il “decreto cultura” la maggioranza aveva già provato a forzare il blocco trovando però l’opposizione del titolare del Mic. Ma oggi, in fondo al tentativo di sconvolgimento dello status quo, ci sono proposte ancora più preoccupanti. Difatti c’è anche la richiesta «di destinare una quota annuale dei proventi derivanti da giochi sullo sport e scommesse sportive agli organizzatori degli eventi sui quali si scommette». Un sistema circolatorio impuro che favorirà ancora di più la corruzione del sistema.

Solo una grande sollevazione della società civile potrà bloccare questo traumatico provvedimento ben in linea peraltro con la filosofia neo-liberista dell’attuale coalizione di governo. Da notare che nel calcio più progredito e all’avanguardia in Europa, quello inglese, è vietata la sponsorizzazione di aziende di scommesse come brand trainanti delle squadre. Esattamente quello che fa gola al calcio italiano e alla sua eterne e irreparabili crisi.

Gli autori

Daniele Poto

Daniele Poto, giornalista sportivo e scrittore, ha collaborato con “Tuttosport” e con diverse altre testate nazionali. Attualmente collabora con l’associazione Libera. Associazioni, nomi e numeri contro le mafie. Ha pubblicato, tra l’altro, Le mafie nel pallone (2011) e Azzardopoli 2.0. (2012).

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