L’overdose di impegni dello sport professionistico

Sportivi sull’orlo di crisi di nervi, obbligati dai calendari internazionali e da un concetto di professionismo sempre più spinto a un’innaturale overdose di impegni che quasi fa sembrare minimali le circa 70 partite che il tennista Sinner gioca nel corso di un anno. Il tutto per alimentare un sistema che cerca di pompare sempre più soldi tra sponsorizzazioni, incassi al botteghino, proventi da diritti televisivi.

Le mani della destra anche sullo sport

Il vento di destra spira forte nelle istituzioni e nella cultura. E non può mancare lo sport, dove sempre più schierati con la maggioranza di governo sono i presidenti delle Federazioni: da quello del calcio Gravina a quelli del tennis, del nuoto e del basket (Binaghi, Barelli e Petrucci) mentre arriva alla presidenza di Sport e Salute Marco Mezzaroma, di dubbie competenze sportive ma di solide frequentazioni di destra.

I soliti noti, ovvero l’eterna casta dello sport

L’esistenza di vere e proprie caste alla guida dello sport è un vizio radicato del nostro Paese. Il fermo immagine su chi governa le federazioni restituisce la fotografia sbiadita di una sinecura professionistica che garantisce introiti non trascurabili ma non altrettanti successi: basti pensare a Gianni Petrucci nel basket o a Gabriele Gravina nel calcio.

Oltre l’eurocentrismo: la lezione dello sport

Nei recenti mondiali di atletica di Budapest sono andate a medaglia ben 48 nazioni. Kenya, Etiopia e Uganda sono, in questa graduatoria, davanti all’Italia e ci sono, nell’elenco, Qatar, Grenada, Porto Rico, Pakistan, Isole Vergini, Botswana, Venezuela, India, Burkina Faso, Bahrein e via elencando. La cosa vale anche per gran parte delle altre discipline. Almeno nello sport l’eurocentrismo è finito.

Le carte truccate di un lessico che punta all’egemonia culturale

Nei nomi dei ministeri e dei ministri chiamati a dirigerli il nuovo governo mostra quali sono i corni del problema che abbiamo di fronte, e del pericolo che corriamo, nel presente e per l’avvenire. Imprese, made in Italy, natalità, merito, sport. È l’offensiva di un lessico contemporaneo che non ha più bisogno di ricorrere al vecchio e oggi improponibile armamentario del “libro e moschetto”.

L’Italia del nuoto vola sulle onde

I successi agli europei di nuoto confermano la poderosa crescita del movimento natatorio italiano che ha restituito prestigio al nostro sport e attirato a Roma pubblico da tutto il mondo. È una crescita diffusa sul territorio nazionale e favorita da una accorta politica della Federazione anche se la pratica natatoria resta essenzialmente sulle spalle dei privati data la cronica assenza della scuola.

Lo sport femminile tra professionismo e ipocrisia

Dopo una lunga attesa, si è infine arrivati all’introduzione del professionismo nel calcio femminile. Il consenso è stato generale, ma le contraddizioni, nel mondo dello sport, restano intatte: con trattamenti diversi tra le diverse discipline e con il consolidarsi del finto dilettantismo. Ma l’importante è l’esaltazione del calcio, anche se i risultati sono ben inferiori alle attese.

Lo sport azzurro: un 2021 magico e i problemi aperti

Il 2021 è stato, per il nostro sport, un anno magico. È emersa un’Italia sportivamente caparbia, più avanti rispetto ai progressi civili e politici. Ma non bisogna cullarsi sugli allori. L’auto-considerazione che giustamente ci attribuiamo è in parte minata dalle ambiguità del Coni e delle società sportive militari e da una gestione comunicativa incerta a fronte di rumors e sospetti interessati.