Iran. Le bombe non fanno rima con i diritti umani

Dopo oltre due settimane di guerra anche molta parte degli iraniani che avevano visto con favore l’intervento armato Usa sembra ricredersi. È sempre più chiaro, infatti, che non è possibile difendere i diritti umani degli iraniani, violati per decenni dalla stessa Repubblica Islamica, senza riconoscere all’Iran le protezioni previste dalla Carta delle Nazioni Unite, a partire dal rispetto della sua sovranità e della sua integrità territoriale.

A proposito di Sigonella: da Craxi a Meloni

La leggenda esalta il decisionismo di Meloni. Una dote in verità smentita dall’ambiguità delle dichiarazioni della premier sull’aggressione israelo-americana all’Iran. Ci sarà a breve un banco di prova, quando si dovrà decidere sull’uso da parte delle forze armate Usa della base di Sigonella, con riferimento alla quale (non Craxi) ma un giovane sottotenente seppe salvaguardare, nel 1985, la nostra sovranità e indipendenza.

Remigrazione: la neolingua e il razzismo della destra

Il sovranismo nativista della destra crea una neolingua e sforna progetti di legge: tra questi, la proposta di iniziativa popolare “Remigrazione e Riconquista”, un intervento di chiara marca razzista che prevede, tra l’altro, l’espulsione dello straniero condannato per qualsiasi delitto. Un testo chiaramente incostituzionale per la compressione delle libertà fondamentali e del principio di uguaglianza ma politicamente assai significativo.

Le condizioni per tornare a parlare di socialismo

La sconfitta del movimento operaio organizzato alla fine del secolo scorso è stata provocata da due processi convergenti: il successo incontrastato del capitalismo in Usa e Gran Bretagna e il crollo dell’Unione Sovietica. La Sinistra non lo ha capito o lo ha rimosso. Ma, per tornare a parlare di “socialismo” in un mondo attraversato dalla fine del primato Usa e dall’affermarsi di nuovi attori, con quei processi occorre fare i conti.

Gaza. Non un piano di pace ma un furto di sovranità e di territorio

Tutti i leader occidentali, e anche il pontefice Leone XIV, sostengono il “piano di pace” per Gaza predisposto dal presidente Trump. Incredibilmente, ché quel piano è, in realtà, uno dei più grandi oltraggi al principio di autodeterminazione dei popoli. In esso, infatti, la sovranità del popolo palestinese non è un diritto ma un premio che potrà essere concesso solo se verranno rispettate le volontà di Washington.

Le politiche spaziali e la subalternità di Meloni a Musk

Il Governo Meloni si dichiara a ogni piè sospinto ipernazionalista. Ma l’approvazione della legge n. 89/2025 e la successiva Relazione annuale sulle politiche spaziali del Governo segnano l’accettazione della subalternità strategica dell’Italia a interessi privati stranieri, in particolare delle società di Elon Musk. E ciò benché la sovranità tecnologica sia fondamentale per la democrazia del XXI secolo.

Io non sto con Mario Draghi

Ciò che più colpisce nell’applaudito intervento di Mario Draghi al meeting di Rimini è lo slittamento semantico che gli consente di deformare e stravolgere una storia durata 70 anni, di trasformare i cittadini in consumatori, di inneggiare al mercato e alla sovranità, di sostituire l’eguaglianza con l’equità. Applaudirlo mentre ci prospetta come amministrare al meglio la corsa verso il baratro è un’abdicazione non della politica ma dell’intelletto.

Tecnologie: noi province dell’impero americano

La tecnologia, l’informatica e l’intelligenza artificiale sono saldamente in mano ai colossi statunitensi, a Musk ma non solo a lui. L’Europa cerca affannosamente di darsi strumenti competitivi ma il suo ritardo è incolmabile. E dunque? Dunque, la nostra sovranità è compromessa: siamo una provincia dell’impero e, se un tempo siamo stati cuochi, oggi non ci rimane che fare i camerieri.

Fascioliberismo, anche lo spazio privatizzato

Con 7.000 satelliti in orbita, Elon Musk si è appropriato dello spazio extra-atmosferico, pur definito pubblico dalle convenzioni internazionali. Non ci sono solo la celebrazione del suo potere e la violazione del diritto internazionale. C’è una mutazione dello stesso capitalismo, con regressione a una dimensione premoderna e abbandono di principi come l’esistenza di una sfera pubblica e la distinzione tra politica ed economia.

La responsabilità popolare della Liberazione

Il 25 aprile è il giorno in cui ci ricordiamo che la Costituzione e l’antifascismo sono pratica quotidiana, non celebrazione occasionale. Ricordare e manifestare il 25 aprile non è solo un atto di protesta e di lotta contro chi ci governa e chi non ci rappresenta, ma è soprattutto un modo per ricordare a noi stessi la nostra responsabilità, il nostro compito di esercitare, ogni giorno, la sovranità che la Resistenza ci ha conquistato.