Alessandro Portelli, storico, critico musicale e anglista, è stato professore di letteratura angloamericana all'Università di Roma La Sapienza. Tra i principali teorici della storia orale ha, tra l’altro, raccolto poesie e canzoni popolari statunitensi e scritto diversi saggi sulla letteratura afroamericana.
Contenuti:
Il 25 aprile è il giorno in cui ci ricordiamo che la Costituzione e l’antifascismo sono pratica quotidiana, non celebrazione occasionale. Ricordare e manifestare il 25 aprile non è solo un atto di protesta e di lotta contro chi ci governa e chi non ci rappresenta, ma è soprattutto un modo per ricordare a noi stessi la nostra responsabilità, il nostro compito di esercitare, ogni giorno, la sovranità che la Resistenza ci ha conquistato.
La strage delle Fosse Ardeatine sta alla base della nostra Costituzione. 80 anni dopo, con il fascismo autore di quella strage di nuovo al governo del Paese e con la Costituzione calpestata, dare un senso al ricordo significa riconoscere il modo in cui il fascismo si mostra, nella sua elementare essenza: il nudo dominio di chi ha il potere su chi non ce l’ha. E, poi, scegliere da che parte stare.
Solo in un tempo scardinato può accadere che un ministro risponda a un’aggressione fascista minacciando di sanzioni un’insegnante antifascista, o dia la colpa di una strage in mare a genitori snaturati. Ebbene, è arrivato il momento di scrollarci di dosso il torpore di chi si sente sconfitto, e di ritrovare le nostre convinzioni, le nostre passioni, la nostra intensità. Forse non è troppo tardi per provare a rimettere il mondo in sesto.
70 milioni di americani votano Trump e in migliaia sono pronti a prendere le armi in suo nome. Non basta parlare di complotti ed evocare esaltati e “bifolchi”. Bisogna entrare dentro questo cuore di tenebra e cercare di capire, non per dargli ragione ma per riconoscere le cause e cercare di affrontarle e risolverle.
Il “disagio delle periferie” con connesse rivolte contro i più poveri (dai Rom ai migranti) è frutto della sottrazione di dignità e diritti, incentivata dalla delega a capi o capitani. A questa espropriazione occorre oggi reagire con forme nuove di presenza civile organizzata nelle città. È questa la moderna Liberazione.
Tra gli anni della presidenza Bush e la presidenza Trump di oggi, con la parentesi presto cancellata di Barack Obama, attraverso la crisi economica e il senso di stare smarrendo la loro egemonia mondiale, gli Stati Uniti vivono la pericolosa combinazione di paura e onnipotenza.