La scuola assediata da improbabili filantropi

Circola, nelle nostre scuole, un “curioso” progetto di aiuto per l’insegnamento. Si può riassumere così: «Per ora vi forniamo gratuitamente personale aggiuntivo, che formiamo noi. Poi, a processo avviato, vedremo di sostituire ai metodi obsoleti e arcaici della “vecchia” scuola i nostri metodi e i nostri contenuti». Interessante controllare gli sponsor: Compagnia San Paolo, Fondazione Agnelli e Stellantis.

Buongiorno Generale

Lo sa generale perché ringrazio di non essere finita in una classe speciale? Perché senza una scuola pubblica aperta a tutti, non mi sarei mai sognata di diventare avvocata; senza una gita scolastica aperta anche a me, non avrei imparato a muovermi e cercare quello che mi piace fuori da casa; senza una scuola con i normodotati non avrei amici con cui condividere la passione per lo sport, la montagna, i viaggi o il cinema.

Libertà di insegnamento o scuola di regime?

Il ministro dell’istruzione, allertato dall’intelligence, «avvia verifiche per appurare se i contenuti di alcuni manuali per le scuole medie presentino un’impostazione faziosa e distorta della realtà storica, in favore della narrazione della Russia putiniana e dell’Unione Sovietica comunista». L’obiettivo è una scuola trasformata in terreno di propaganda, controllata, indirizzata e corretta. E non è un caso isolato.

La scuola senza insegnanti e un ministro incapace

La precarietà nella scuola e la necessità di immettere un numero consistente di insegnanti sono pacifiche. Ma bisognerebbe agire con un razionalità. Invece il Ministero ha previsto concorsi per stabilizzare i precari e inserire nuovi insegnanti ma in modo del tutto illogico, prevedendo, senza un perché, che i vincitori degli ultimi concorsi abbiano la precedenza sui colleghi già in graduatoria. E le proteste si moltiplicano

Perché a scuola si ride così poco?

La madre di una bambina si rivolge all’insegnante (maschio) della figlia chiamandolo “professoresso”. Meglio di un trattato di sociologia sulla composizione di genere della scuola! Ma anche un’occasione per riscoprire quel senso dell’umorismo la cui mancanza ha generato una scarsissima capacità della scuola di mandare collettivamente al diavolo, con una risata, proposte didattiche strambe, inefficaci e regressive.

La sala professori e i disastri della “tolleranza zero”

La sala professori che dà il titolo all’ultimo film del regista turco-tedesco İlker Çatak è l’epicentro di una vicenda inquietante che si svolge in una scuola governata dall’ideologia della “tolleranza zero” e che coinvolge preside, insegnati, studenti: trasparente metafora della società, che apre a una riflessione sui governi (le sale professori) e sui cittadini (gli alunni).

Un’altra memoria: quella delle vittime dell’occupazione coloniale italiana

Il 19 febbraio è una giornata di memoria, seppur non istituzionalizzata: quella delle vittime africane della occupazione coloniale italiana, stimate ben sopra le 500.000. Occorre partire da quella strage rimossa per decolonizzare, per sciogliere l’intreccio di potere e conoscenza che fa di ciò che chiamiamo cultura anche un luogo di dominio di alcuni su altri. È questo il compito della scuola e dell’Università.

Smarrita o integrata, la scuola e lo smartphone

Nella continua trasformazione che investe la scuola ci stanno anche gli smartphone. Con la loro presenza e pervasività hanno sommerso l’intera realtà della didattica, a cominciare dalla struttura dei libri di testo. Ma il cambiamento è più profondo. Per questo occorre un nuovo modo di fare scuola, che garantisca ai ragazzi di passare assieme del tempo, senza improvvise paure per il timore di disconnessione dalla rete.

L’ispettore Callaghan a Caivano

L’annunciato decreto-legge Caivano è un manuale. La storia della sua approvazione e il clima politico in cui è maturato costituiscono una didattica esemplare di quella politica “legge e ordine” che preferisce l’ispettore Callaghan agli investimenti in scuola, servizi sociali, prevenzione. Eppure la realtà di tutto il mondo mostra che la repressione smodata nei confronti di bambini e ragazzi produce solo maggiore violenza.

Contro la violenza di genere: e cominciare dall’educazione sessuale?

Di fronte agli stupri di gruppo e alle violenze di adolescenti contro donne giovanissime non basta farfugliare di derive social e di pornografia dilagante. Occorre prendere atto che la questione è prima di tutto culturale, che gran parte dei giovani ha difficoltà ad affrontare serenamente il tema della sessualità e che, per questo, è necessario introdurre l’educazione sessuale obbligatoria a scuola.