Scena muta all’esame di maturità

Ha fatto scalpore, nelle scorse settimane, la scelta di una decina di studenti di fare scena muta all’esame orale di maturità. Il fatto, a ben guardare di limitata entità, ha provocato reazioni spropositate e lasciato in secondo piano la questione di sostanza. Che è l’insostenibilità di una scuola che forma alla competizione, alla sconfitta e allo schiacciamento dell’altro, anziché alla coabitazione e alla comprensione.

Non andare a scuola a otto anni

C’è in una classe una bambina di otto anni molto portata per la matematica. Ma fatica, si addormenta sul banco, spesso non viene a scuola. E comincia a vivere la cosa con disagio. La famiglia non riesce a seguirla: il padre entra ed esce dal carcere, la madre si prostituisce. Che fare? Difficile dirlo. Certo servizi psicologici e di sostegno anche per i genitori aiuterebbero. Ed esistono, ma spesso solo sulla carta…

“Voci lontane”: diario di un professore in carcere

Un libro, l’ennesimo libro, su un carcere in cui i detenuti continuano ad aumentare anche se i reati diminuiscono. Un libro, questa volta, di un professore che nel carcere insegna e che attinge alle parole, ai pensieri, ai sentimenti delle persone detenute incontrate. E una riflessione anche sull’organizzazione e sul senso della scuola all’interno di una struttura carceraria.

Educazione e scuola in tempi di crisi

La domanda è d’obbligo: in tempi di crisi val la pena di occuparsi dell’educazione e della scuola? La risposta non può che essere affermativa. In questi tempi bui è più che mai necessario occuparsene per sorvegliare che non vengano sparsi semi di violenza nel campo, fertilissimo, dell’educazione; per controllare che non si sostituisca il sapere con la propaganda; per difendere strenuamente la libertà di pensiero e di insegnamento.

Prada, Gucci e status symbol

Il possesso di capi griffati è, per molti ragazzi e ragazze delle periferie, una scorciatoia per sentirsi inclusi nella società, l’occasione accessibile di realizzare la propria ambizione. È, ovviamente, un’illusione: le persone più povere sono ancora le più escluse dall’ascensore sociale. Ma non serve censurare questo atteggiamento. C’è un solo antidoto: una scuola capace di educazione critica. Impresa difficile ma necessaria.

Noterelle dal carcere: «Cose che succedono…»

«Niente, prof., cose che succedono». Così, all’insegnante, un ragazzo sceso a scuola con il volto tumefatto. Succede, appunto, in carcere. Ci si picchia per sgarbi, per il potere in sezione, per debiti contratti. Parlarne non conviene. I lividi da blu divengono giallognoli, fino a confondersi con le cromie della pelle. E tutto passa. Tutto, salvo le dinamiche carcerarie che restano sempre le stesse.

Valditara, ovvero come copiare peggiorando

Il ministro Valditara tesse, sussiegoso, le lodi di ciò che ha fatto. In realtà c’è poco da essere fieri. L’ultimo suo intervento è la riduzione a quattro anni dei corsi di studio degli istituti tecnici e professionali. Una riduzione di chiaro stampo classista, in cui Valditara, per di più, non ha inventato nulla, ma è riuscito nell’incredibile impresa di peggiorare i progetti dei suoi predecessori.