Senza limiti

Lo smisurato, illimitato e impunito genocidio di Gaza ha aperto la porta a una guerra senza limiti: morali, giuridici, umanitari. L’insieme di rapporti e l’antropologia del potere emersi, in parallelo, dagli “Epstein Files” ne hanno dimostrato l’intreccio con le politiche interne degli Stati Uniti e non solo. È sempre più evidente come ciò che limita il potere limita anche la guerra. Quella guerra che, appunto, divampa oggi senza limiti.

Trump oltre Schmitt. L’emergenza al potere

Negli Stati Uniti la politica si sta riorganizzando attorno al paradigma dell’emergenza. Il secondo mandato di Trump porta al limite una tendenza latente da decenni, mostrando che la fragilità dell’ordine americano non sta tanto nella forza dei poteri presidenziali quanto nel loro fondamento: un sistema che dipende dal senso del limite di chi lo guida diventa vulnerabile quando incontra un presidente che quel limite lo rifiuta.

Per un no sociale

Il referendum sulla giustizia non è una questione tecnica. Riguarda la possibilità che esistano limiti al potere di chi governa. E riguarda, soprattutto, la possibilità che chi sta in basso possa prendere parola, difendersi, dissentire, organizzarsi. Dire No non significa difendere lo status quo. Non significa idolatrare la magistratura. Questo No deve essere un No sociale, perché ciò che viene colpito è il conflitto democratico.

I giudici e il potere

La magistratura è un potere dello Stato, se pur connotato dall’essere diffuso, e, allo stesso tempo, è un limite al potere. Tutela lo status quo, e dunque il potere, ma può anche garantire i cittadini contro le prevaricazioni. La riforma della Costituzione, indebolendo la magistratura e la sua indipendenza, fa venir meno questa anomalia. Così i giudici saranno chiamati sempre più a garantire il potere e non i cittadini.

Quando la destra si finge ferma

Altrove le destre marcianti mostrano il volto scoperto dell’autoritarismo: Trump, Bolsonaro, Milei, Orbán. In Italia, invece, il volto è coperto da una maschera di rispettabilità istituzionale. Ma il principio è identico: il potere come identità, la paura come collante, la semplificazione come linguaggio. La destra non ha vinto perché è forte. Ha vinto perché l’abbiamo lasciata parlare da sola.

Due potenti e un genocidio

Leone XIV, a differenza di Francesco, non è un profeta. Con lui il papato è tornato nell’alveo dell’esercizio del potere. Ma l’udienza concessa al capo dello Stato di Israele, Isaac Herzog, non è ordinaria nemmeno per la tradizione spregiudicata del potere papale: non ne ha la prudenza né la saggezza. Avere incontrato e legittimato il capo di uno Stato genocida è una macchia, grave, che rimarrà sulla storia della Chiesa.

Trump e il potere del denaro

Sabato 5 aprile centinaia di migliaia di persone sono scese in piazza, negli Stati Uniti, per dire “basta!” alle politiche di Trump. Ma quelle piazze, seppur assai partecipate, sembrano, almeno in questa fase, destinate all’irrilevanza politica, di fronte ai ricatti economici di Trump che stanno provocando un pressoché totale allineamento alle sue posizioni delle Università (eccettuata, per ora, Harvard) e dei grandi studi legali.

La forza nuda del potere

Il potere è senza remore. Non ha vergogna della sua protervia, ma la rivendica. Chi osa evocare il diritto è dileggiato, la politica è privatizzata, i diritti sono ignorati, neanche più distorti a coprire politiche di potenza. Nell’assenza di ogni limite, l’unica logica è quella della forza, l’unico futuro è la guerra. È contro questo stato di cose, non per un’Europa indefinita, che occorre scendere in piazza.

Draghi, noi e l’angoscia quotidiana che ci pervade

Dopo avere praticato e appoggiato le peggiori politiche europee di austerità, Mario Draghi scopre che i “potenti” degli ultimi decenni non contano più nulla e, in preda all’angoscia, chiede che “si faccia comunque qualcosa”. Individua con lucidità il problema, ma di nuovo fallisce la mira. Non è di qualcuno che decida per tutti, infatti, che abbiamo bisogno, ma di spazi in cui ci sentiamo liberi di decidere insieme.

Natale: non ci sono poteri buoni

La prima conseguenza “politica” della nascita del Dio bambino è un eccidio di bambini. I poveri (i pastori) e coloro che coltivano la conoscenza (i magi) non temono per il loro potere: perché non ne hanno. Ma Erode, il potere politico, si sente minacciato e reagisce con violenza inaudita. L’insegnamento è chiaro: non esistono poteri buoni ma solo persone che pur tra errori e sconfitte, cercano di comprendere, accogliere, servire.