Gaza e la lezione delle piazze

Nei bordi, nei margini del paese, lontano dai luoghi del potere, si è coagulato un esteso dissenso sulle politiche dell’establishment. A partire dal genocidio di Gaza, ma penetrato nel profondo. È un dissenso trasversale, inclusivo, che attraversa credi, posizioni politiche, età, generazioni, strati sociali, culture. E che ha spazzato via ogni moderatismo all’insegna di una insopprimibile radicalità.

Il diritto è nelle piazze

Sono stati giorni straordinari, un tornante della storia. Il diritto, ignorato e denigrato da Israele e dai governi suoi complici, si è materializzato nelle piazze. A violarlo sono il genocidio in atto a Gaza, l’occupazione dei territori in Cisgiordania, il blocco navale in acque internazionali, l’abbordaggio delle navi, il sequestro dei membri delle flottiglie solidali. Ad affermarne l’esistenza sono, oggi, le piazze e chi le occupa.

Segnali di vita a sinistra?

Ci sono segnali di vita a sinistra. Non si colgono solo nelle case e nei cortili, ma anche nelle pubbliche piazze. Ma è presto per dire che “la sinistra sta tornando”. Prima deve scegliere a cosa tiene: alla normalizzazione o al conflitto? Vuole sfidare la storia o vuole solo approfittarne e, ancora una volta, affidarsi esclusivamente alla propria volontà di governare? Senza risposte appropriate a questi interrogativi i segnali di vita saranno, ancora una volta, illusori.

Il colonialismo e il fascismo glorificati nelle vie e nelle piazze

Vie, piazze, ponti, lapidi, busti, palazzi a Roma e nel Lazio sono intitolati a personaggi e eventi del nostro passato coloniale. Soltanto nella capitale ne sono censiti 150. Due appelli chiedono a sindaco e presidente della Regione di rimuoverli. Estendere l’iniziativa a livello nazionale sarebbe un’occasione importante per non dimenticare il nostro colonialismo (fascista e non solo).

I giovani e il vuoto delle piazze

Il silenzio delle piazze, sceso sulle nostre città dalla passata primavera è desolante. Siamo tutti stanchi, e soli, dietro allo schermo del pc o dello smartphone, o alla finestra. I giovani, più di tutti, sembrano rassegnati e non decollano neppure, al di là delle apparenze, manifestazioni e proteste. Eppure, occorre reagire. Insieme.

Ultras, dagli stadi alle piazze

Tra le (eterogenee) frange che “contestano” violentemente le restrizioni governative dettate dal coronavirus non stupisce di trovare il fronte degli ultras, momentaneamente disoccupati per l’inagibilità degli stadi. Da tempo, infatti, è in atto una identificazione tra gruppi di ultras e destra eversiva in cui il tifo calcistico è una semplice copertura.