Referendum: il non-voto dei fuori sede

La democrazia italiana è sommersa da una grave crisi di partecipazione. Il numero dei votanti diminuisce in ogni elezione. Cosa fanno, a fronte di questa emergenza, il Governo e la maggioranza parlamentare? Escludono dal voto referendario i cosiddetti “fuori sede”, pur ammessi, con provvedimenti ad hoc, nelle ultime elezioni. Difficile pensare che non si tratti di un calcolo di (ritenuta) convenienza politica.

Una mensa popolare: l’incontro tra solidarietà e politica

Oggi, 12 gennaio, apre la mensa popolare di Volere la Luna. A Torino, in via Trivero 16. Non un luogo di “assistenza” ma un luogo di solidarietà e di partecipazione, dove sarà possibile consumare un pasto caldo e gradevole. Insieme: chi è in grado di pagarlo (quanto può e vuole) e soprattutto chi non lo è, e deve poterne usufruire gratuitamente. È li nostro modo di “fare politica” in cui speriamo di coinvolgere molti altri.

La partecipazione politica in Italia

In Italia la partecipazione politica è in calo verticale, in generale e non solo nel momento del voto. Diminuisce il numero di chi si informa e parla di politica: soprattutto tra i giovanissimi e le donne, in modo particolare nelle regioni del Sud. Il maggior veicolo di informazione resta la televisione, anche se sono in crescita i social. Crolla anche il numero di coloro che hanno partecipato a un comizio o a un corteo.

Contro il Tav. Abbiamo fatto abbastanza?

Il 19 novembre Telt ha preso possesso delle case della frazione di San Giuliano di Susa. Ne saranno abbattute tre per far posto al cantiere della stazione internazionale del Tav. Una donna anziana nasconde il viso in un fazzoletto, senza rabbia, quasi provando vergogna per il suo dolore. Il fotografo di un giornale locale intitola la foto: “Progresso?”. Abbiamo fatto abbastanza per impedirlo? In ogni caso bisogna continuare.

Il problema non è l’astensionismo, ma siamo noi

L’astensionismo cresce. Tutti, a parole, si stracciano le vesti ma, poi, praticano politiche che lo favoriscono. Vale per la destra, e ci sta. Ma vale anche per il Pd. Eppure è chiaro: la polarizzazione, la personalizzazione della politica e la cosiddetta vocazione maggioritaria non incoraggiano certo gli elettori a recarsi alle urne. Dunque, se si insiste su quella strada, il problema non è l’astensionismo ma chi insiste.

Lo “speranzismo”, un ostacolo alla buona politica

Spesso nell’attuale temperie politica si assiste a un insistito richiamo alla speranza. È accaduto anche in occasione delle recenti manifestazioni pro Palestina. Richiamo ovviamente opportuno, ma scivoloso: perché gli speranzosi contano sull’intervento di qualcun altro (o qualcosa d’altro) che permetta di superare l’emergenza, mentre i fiduciosi si danno da fare, insieme a chi condivide il loro stesso obiettivo.

Con il voto ai referendum inizia la nostra rivolta

Fu un referendum, 40 anni fa, a decretare l’inizio delle politiche di austerità che hanno eroso reddito dei lavoratori e democrazia. Oggi può essere un referendum ad aprire una stagione opposta. Teniamolo presente. Ricordando l’esortazione di Enrico Berlinguer che, nel suo ultimo comizio, invitò i tanti che lo ascoltavano a convincere chi è perplesso, casa per casa, azienda per azienda, strada per strada.

Se 700mila firme vi sembran poche

In sole tre settimane sono state raccolte più di 750mila firme a sostegno del referendum abrogativo della legge sull’autonomia differenziata. È un risultato che va al di là delle più rosee previsioni. Ma non basta. Le firme vanno raddoppiate: per aumentare il consenso, per lanciare la campagna referendaria che inizierà nei primi mesi del 2025, per incrinare il fronte della destra, per dare una spallata al Governo.