Scienziati contro la guerra

Siamo immersi in guerre sempre più catastrofiche, alimentate dalla produzione di armi e dalla cultura che la sostiene. È evidente la responsabilità, nella corsa agli armamenti, dei molti scienziati che vi hanno contribuito. Ma non va dimenticato, per rilanciarlo, l’impegno nella promozione della pace e contro il proliferare di strumenti bellici di non pochi ricercatori e, spesso, della comunità scientifica nel suo insieme.

Israele ha distrutto Gaza ma sta perdendo la guerra

Può sembrare paradossale affermarlo, ma Israele, nonostante i successi militari e l’uccisione di circa 45 mila palestinesi, politicamente sta perdendo la guerra. Emergono, infatti, agli occhi del mondo il suo progetto di polizia etnica e la politica coloniale del suo alleato americano. Quel che occorre ora è la capacità dei movimenti e del mondo del pacifismo di costituire un’alleanza a sostegno della resistenza palestinese.

No alla guerra! Per una nuova pagina del pacifismo

Perché in Italia il pacifismo non raccoglie consensi di massa? Forse perché non esiste un movimento pacifista, ma una miriade di movimenti pacifisti, ognuno con il suo programma e la sua piccola cerchia. Bisogna cambiare strada e costruire un movimento unico, dotato di poche parole d’ordine, semplici e determinate. Anzi di una sola parola d’ordine: “no alla guerra!”.

Val Susa: la guerra non è mai un gioco

Settembre ha portato in Val Susa due iniziative di Soft Air, cioè di “giochi di guerra”. In una Valle in cui sono nati i primi obiettori, è sorto già negli anni ‘60 un Gruppo di Azione Nonviolenta e le maestranze delle Officine Moncenisio hanno, all’unanimità, rifiutato di produrre armi, la cosa non è passata sotto silenzio. Anche per la singolare coincidenza di un successo parolimpico di un atleta di casa vittima di una bomba.

Lo strano caso di Marco Tarquinio

Lo strano caso di Marco Tarquinio, candidato nelle liste del Pd, non è affatto uno scandalo. Ma un enigma, forse sì. Escluso che sia il segnale di uno spostamento del partito verso posizioni pacifiste, sembra essere un’ulteriore tappa della trasformazione del partito in fabbrica per la raccolta di voti più che in strumento per l’organizzazione della società e la costruzione di una egemonia.

Se vuoi la pace, prepara la pace

“Fare la pace” è l’unica via di salvezza per l’umanità. Ma – come ricorda Moreno Biagioni nel libro “Se vuoi la pace, prepara la pace” – è un obiettivo complesso e difficile. Per perseguirlo occorre, da un lato, rileggere la storia del pacifismo, traendo suggerimenti e ispirazione dalle forze collettive che l’hanno praticato per lo più controcorrente, e, dall’altro, aprirsi al dialogo con mondi diversi e con nuove modalità di intervento.

Pace con mezzi pacifici. Rileggere Johan Galtung

Il 17 febbraio, all’età di 93 anni, ci ha lasciati Johan Galtung, fondatore e pioniere della ricerca scientifica per la pace. Approfondire il suo approccio ai conflitti significa dotarsi di alcuni di quei saperi che mancano maggiormente e drammaticamente nel nostro tempo, nel quale, da ogni parte, non si cerca altra soluzione se non quella binaria della guerra, fondata sulla dicotomia vittoria-sconfitta.