L’inizio di settembre ha portato in Val Susa, a Sant’Antonino e a Bussoleno, due eventi che hanno suscitato animate discussioni. Si è trattato di due iniziative di Soft Air, cioè di “giochi di guerra”. Inutile camuffare i termini, il soft air non è un innocuo “gioco sportivo a squadre” né una variante di “guardie e ladri”, bensì (da Wikipedia) «un’attività basata sulla simulazione di azioni militari che prevede l’uso di equipaggiamenti e anche veicoli simili o identici a quelli degli eserciti di tutto il mondo […] e per la cui pratica vengono utilizzate delle repliche di armi da fuoco dette ASG». Del resto, già la simpatica locandina promozionale a cura dell’associazione Frais Metal Jacket (proprio così!) non dava adito a dubbi, con le immagini dell’intero armamentario di un vero soldatino: elmetti, mitragliatrici, proiettili, persino una bomba a mano. Il tutto sponsorizzato da un’armeria. L’occasione è stata per Sant’Antonino la festa patronale e gli organizzatori hanno avuto anche il cattivo gusto di collocare l’evento in piazza della Pace. Bussoleno lo ha inserito, invece, fra gli eventi di “Sport Porte Aperte” e, per distinguersi, ha cancellato le immagini delle mitragliette e lasciato una bomba a mano ingentilita da fiori (sic!). Superfluo dirlo, i due comuni sono amministrati da giunte di centro destra.
Gli eventi di soft air, che stanno dilagando, danno la possibilità ai partecipanti di scaricare l’adrenalina usando armi da combattimento, infilandosi un cespuglio in testa e mascherandosi come dei Rambo in salsa nostrana. In una fase storica come quella attuale, non basterebbero a suggerire un po’ di pudore le immagini che arrivano quotidianamente mostrando la tragedia della guerra e del militarismo, con il rischio di un conflitto mondiale sempre più vicino? Evidentemente no. E, nell’aberrante gioco di fare la guerra, c’è un sito che spiega cos’è il soft air, precisando che, a differenza dei videogiochi o delle piattaforme virtuali, esso consente ai giocatori di «interagire faccia a faccia generando cameratismo», cioè – come recita l’enciclopedia Treccani – «un sentimento di amichevole e cordiale solidarietà fra camerati». Non c’erano dubbi…
Abbiamo, allora, ricordato che in Val Susa, terra di forte storia e cultura antifascista, negli anni ’60 e ’70 nacque il Gruppo Valsusino di Azione Nonviolenta (GVAN), le maestranze delle Officine Moncenisio approvarono all’unanimità una mozione di rifiuto presente e futuro alla produzione di armi e ci furono alcuni dei primi obiettori di coscienza italiani al servizio militare. Ma sappiamo anche che, in anni passati, la Valle è stata sede di campi paramilitari neofascisti, di traffici d’armi e di oscuri figuri al soldo dei servizi segreti deviati, dell’eversione di destra e della criminalità organizzata; e che oggi alcuni rappresentanti di una forza politica di dichiarata ispirazione fascista siedono sui banchi del Consiglio comunale di S. Giorio.
Per questo – come pacifisti, come antimilitaristi, come antifascisti e più in generale come valsusini (per la maggior parte fortunatamente guidati da amministratori comunali dei quali possiamo fidarci) – continueremo a presidiare il nostro territorio, a non abbassare la testa e a non minimizzare o mostrare indifferenza di fronte a chi pretende la libertà di giocare alla guerra. Perché la guerra non è mai un gioco!
Nello stesso giorno in cui abbiamo appreso ciò che sarebbe avvenuto a S. Antonino durante il week end, è arrivata una bellissima notizia che ci ha riempito di gioia: la prima medaglia conquistata dall’Italia alle Paralimpiadi di Parigi, nel tandem su pista, è stata di un ragazzo valsusino, Lorenzo Bernard. Lorenzo e il suo amico Nicolas Marzolino, in un giorno di marzo del 2013, a Novalesa, non “giocavano a fare la guerra”. Volevano semplicemente lavorare un campo per seminare patate, ma hanno trovato una bomba a mano della Seconda guerra mondiale, una Brera. Toccandola gli è esplosa in faccia ed entrambi hanno perso la vista. Avevano quindici anni. Oggi Nicolas va in giro per l’Italia, soprattutto nelle scuole, a portare messaggi di pace e contro tutte le guerre (anche quelle fatte “per finta”) mentre Lorenzo è un atleta di livello mondiale nel ciclismo e nel canottaggio paralimpico e fa la stessa cosa attraverso lo sport, che considera un’opportunità e uno strumento di pace. Uno parla e comunica in modo stupendo, l’altro pedala e voga fortissimo! La comunità contadina di Novalesa ha accolto Lorenzo in piazza facendo suonare a festa i campanacci che di solito accompagnano le transumanze, i rudun. C’è, di questo evento, un video di grande intensità (https://www.facebook.com/editricelunanuova/videos/1232926547893344?locale=it_IT) che serve a rimettere le cose al loro posto.

Bravi Andrea e Chiara condivido vostre riflessioni.
Conosco da tempo sia Andrea che Chiara e mi congratulo vivamente con loro per come stanno portando avanti le loro idee di inclusione e di concreto coinvolgimento.
Condivido ogni parola.
Bravi Andrea e Chiara!!!!
Basta guerre…ne abbiamo già troppe ! Articolo/pensiero su cui riflettere. Bravi.