Chi non vuole l’energia pulita?

Mentre la guerra all’Iran sta facendo precipitare ovunque la crisi energetica, l’Italia resta la maglia nera in Europa per produzione di energia. Negli ultimi due anni, infatti, ha tagliato di soli 7 punti la dipendenza dall’estero (passando dal 79% al 72% nel 2024) e, quanto alla produzione da rinnovabili, è rimasta ben al di sotto della media europea. In compenso, mentre la produzione resta ferma, il consumo energetico aumenta.

Scienziati contro la guerra

Siamo immersi in guerre sempre più catastrofiche, alimentate dalla produzione di armi e dalla cultura che la sostiene. È evidente la responsabilità, nella corsa agli armamenti, dei molti scienziati che vi hanno contribuito. Ma non va dimenticato, per rilanciarlo, l’impegno nella promozione della pace e contro il proliferare di strumenti bellici di non pochi ricercatori e, spesso, della comunità scientifica nel suo insieme.

L’inganno e i rischi della deterrenza nucleare

Chi rilancia l’efficacia della deterrenza nucleare ignora (o finge di ignorare) che, negli ultimi ottant’anni, in diverse occasioni si è rischiato un conflitto nucleare: per errori, malintesi, mancanza di comunicazione, semplici coincidenze. È utile ricordarlo, aggiungendo che se non si è scatenata la guerra è stato grazie al caso o alla provvidenziale disobbedienza di alcuni militari (circostanze su su cui non si può fare affidamento…).

Trump consegna alla Cina le chiavi dell’ordine globale

L’egemonia americana post-1945 si basava su quattro fattori: un prodotto nazionale lordo che rappresentava il 50% del pil mondiale; il dollaro come moneta di riserva per l’intero pianeta; la superiorità nucleare; il soft power in consumismo, musica, cinema. E, inoltre, su un ampio sistema di alleanze. Oggi tutto è cambiato e le politiche isolazioniste di Trump consegnano alla Cina le chiavi dell’ordine mondiale.

Trasformare la crisi climatica in opportunità

Per sopravvivere ed evitare di farsi travolgere dalla catastrofe climatica, l’umanità deve fare un salto di civiltà, nei consumi e nei modi di produzione. Sarebbe un salto economicamente conveniente e consentito dalla evoluzione della tecnica. Ma i governi si guardano bene dal farlo. Basta guardare all’energia dove, anziché perseguire riduzione dei consumi e fonti alternative, si insegue la follia del nucleare.

Francesco, ovvero la pace attraverso l’etica e il diritto

La scomparsa di papa Francesco non attenua – non deve attenuare – la forza del suo insegnamento sulla questione della pace e della guerra, consolidato da riflessioni etiche e giuridiche che spaziano dalla messa al bando delle armi nucleari fino alla guerra in Ucraina. In questa temperie Francesco si è proposto come l’unico leader politico capace di opporsi alla catastrofe rivendicando le ragioni dell’etica e del diritto.

No alla servitù energetica: un convegno per dirlo

A chi serve questa grande quantità di energia e per cosa viene prodotta? Perché prima di avviare il passaggio a nuove forme di energia non si calcolano i fabbisogni reali, non si riducono gli sprechi, non si abbandonano le produzioni e le opere inutili? Di questo si parlerà, anche per costruire una rete di rapporti a livello nazionale, in un convegno organizzato a Livorno, il 29 e 30 marzo da Confluenza.

Fonderie nucleari?

“Noi tireremo diritto” è il motto del Governo riguardo al nucleare. Il ministro “competente” (si fa per dire) e la presidente del Consiglio, incuranti del fatto che l’economicità del nucleare sta sempre più declinando e che i tempi di realizzazione di nuove centrali sono incompatibili con quelli di un’emergenza climatica più che incombente, decantano le virtù di una “fusione nucleare” di là da venire e, comunque, piena di controindicazioni.

Non tutto può essere permesso a Zelensky

La narrazione mainstream della guerra in Ucraina come di un episodio della lotta delle “democrazie” contro le “autocrazie” qualche volta inciampa in imbarazzanti smentite. È il caso della soppressione per legge della Chiesa ortodossa di Onufrio (che conta milioni di fedeli) e di una conduzione delle operazioni in territorio russo che propone il rischio di una catastrofe nucleare. Come se tutto fosse permesso a Zelensky.