Dickens, Engels e il Natale del nostro scontento

Lo scorbutico e gelido uomo d’affari Ebenezer Scrooge, protagonista del proverbiale “Canto di Natale” dickensiano, ci appare oggi come un burbero sprovveduto a confronto con i tecno-tiranni del nostro tempo e con le schiere dei loro servili ammiratori. Ma l’eccellente interpretazione teatrale dell’attrice Orietta Notari esalta le pagine ancora oggi memorabili del “canto” di Dickens.

Natale 2025: Nonostante tutto, non essere tristi

Interpretare il Natale rianalizzandone le fonti mi salva da una festa ipocrita, falsata e quindi triste. Il Natale autentico ci invita a non avere paura. A lottare e a sperare. Come scriveva Ernesto Che Guevara in una delle ultime lettere ai figli: «Tatico, tu cresci e diventa uomo e poi vedremo che fare. Se c’è ancora l’imperialismo andiamo a combatterlo, se finisce, tu, Camilo ed io possiamo andarcene in vacanza sulla luna».

Natale: non ci sono poteri buoni

La prima conseguenza “politica” della nascita del Dio bambino è un eccidio di bambini. I poveri (i pastori) e coloro che coltivano la conoscenza (i magi) non temono per il loro potere: perché non ne hanno. Ma Erode, il potere politico, si sente minacciato e reagisce con violenza inaudita. L’insegnamento è chiaro: non esistono poteri buoni ma solo persone che pur tra errori e sconfitte, cercano di comprendere, accogliere, servire.

Natale e il sogno che ci manca

Nel presepe napoletano il personaggio più importante è il pastorello addormentato: non può mancare, perché, secondo la tradizione, nel sonno sta sognando il presepe. Senza il suo sogno, non ci sarebbe il presepe e non ci sarebbe alcun Dio. Perché Dio è un sogno dell’uomo. Un sogno di giustizia e di felicità. È quello che oggi ci manca, anche se sappiamo tutto dell’ingiustizia del mondo che ci circonda.

Natale. E la parola avvenne nella carne

La liturgia del Natale, con le parole del vangelo di Giovanni, ci dice che, se Gesù esprime pienamente il Divino, è un Dio che si pone senza volontà di erigere strutture di dominio, rimane nella logica dell’erranza, va nomade dove lo si accetta. Di qui la speranza che l’esserci – accanto ai piccoli, i violentati, gli umiliati – sia ancora la prospettiva in cui costruire politiche radicate in quel che è vero.

Noterelle dal carcere: Natale

Siamo a Natale. E anche in carcere, inevitabilmente, se ne parla. Con una qualche maggiore autoironia tra i detenuti maschi, con meno leggerezza nei padiglioni femminili. E poi, anche in carcere, ci sono i riti. Tra questi un pranzo, intorno a un lungo tavolo, con detenuti, educatori, psicologi, insegnanti, volontari. Mancano gli assistenti della polizia: mangiano per conto loro, in una stanza poco discosta.

“Te l’avevo detto”, il Natale nero di Ginevra Elkann

Un violento ribaltamento del buonismo natalizio in una Roma da piena crisi climatica dove, davanti al Vittoriano, tra le strade assolate e l’asfalto liquefatto, svetta incongruo un gigantesco albero di Natale. “Te l’avevo detto” di Ginevra Elkann è un film in totale controtendenza rispetto alla retorica nazionale. Mette addosso un profondo disagio ma ha il pregio di uscire dagli stereotipi.

Natale: «La parola avvenne nella carne e pose la sua tenda in mezzo a noi» (Giovanni 1,14)

Un altro Natale. Ancora più spoglio di significati che non siano quelli del mercato, mentre si dispiegano conflitti sempre più pervasivi, da cui niente sembra poterci esentare. Eppure Natale, mistero immerso nella contraddizione e nella crisi, può richiamare il senso profetico del vivere in questa stagione storica e aprire il tempo di un umanesimo che non si fa dominare, spengere, addomesticare, irregimentare.

Una tregua: almeno a Natale

L’annuncio del Natale può inceppare anche le macchine belliche più poderose. È accaduto nella storia, può accadere ancora. Un cessate il fuoco temporaneo può persuadere i contendenti a metter in atto ulteriori riduzioni delle ostilità, in modo da alleviare le inaudite sofferenze dei civili vittime incolpevoli di un conflitto fratricida. Questo chiede un appello di ex diplomatici e di varie personalità.