Israele e il trionfo della morte

“Il Trionfo della Morte” è uno dei dipinti più potenti di Pieter Bruegel il Vecchio. In una visione apocalittica il quadro mostra un mondo invaso da scheletri, che diffonde in modo universale la morte. È l’immagine delle politiche attuali dello Stato di Israele, trasformatosi in una fabbrica di morte diffusa finanche di insulsa gioia. Creando così un vero e proprio esercito di morti, che presto si metterà in marcia contro i suoi carnefici.

Il resistibile fascino delle operazioni militari

Contemporaneamente alle guerre crescono un’informazione e una cultura che esaltano la potenza militare, le tecnologie più avanzate, i combattimenti aerei presentati come interventi e tecniche di precisione chirurgica. In realtà si tratta solo di operazioni che seminano morte in modo indifferenziato. Bisogna respingere le menzogne e tornare a criticare, non dimenticando che gli eserciti sono un pericolo terribile per l’umanità.

Sulla resurrezione, in questa Pasqua di guerra e sconcerto

Il messaggio della Pasqua è inequivocabile: il dogmatismo e l’integralismo sono il cancro delle confessioni di fede. Gesù non è soltanto altrove rispetto al sepolcro e alla morte. Lo è anche dalle logiche che hanno mosso chi gli ha dato la morte e continua a somministrarla ordinariamente, nella repressione, nella violenza sistemica e del potere, nei soprusi socio economici, nel rifiuto violento delle diversità, nel genocidio.

Il taser non è né indispensabile né innocuo

Anche di fronte agli ultimi fatti di cronaca in cui l’uso del taser nei confronti di due persone fragili e in stato di agitazione ne ha provocato la morte il ministro, dell’Interno non ha dubbi o incertezze e definisce il taser uno strumento “imprescindibile”e non pericoloso. Non è così, come dimostrano diverse indagini, e questa sicurezza inquieta doppiamente per l’impermeabilità della polizia ad ogni confronto sull’uso delle armi.

Il kit di sopravvivenza della commissaria europea

Mentre buona parte dei cittadini non ha più di che mangiare o di che curarsi, una commissaria europea diffonde un video per informarci che su di noi incombe il pericolo di morire e sollecitarci a preparare un kit di sopravvivenza. Il messaggio, accompagnato da incomprensibili risate, è che dobbiamo abituarci alla paura. Non per caso ché, se muore il welfare, solo la paura potrà assicurare coesione e controllo sociale.

A Natale i bimbi di Gaza chiedono solo di poter morire

Più di 444 giorni di vita sospesa a Gaza, e il mondo non si è fermato nemmeno per un momento a chiedersi: come sopravvivono due milioni di persone senza alcun orizzonte? Qui, se i bambini scrivessero a Babbo Natale, non sarebbe per chiedere giocattoli o regali. Chiederebbero solo una cosa: la morte, come fuga da una vita che ha rubato loro l’infanzia e distrutto i loro sogni.

Artisti a Gaza: la vita in mezzo alla morte

Gaza. Due milioni di persone sono chiuse in un sorta di enorme campo di concentramento. Un esercito nemico li assedia, li affama, li uccide ogni giorno. Ma gli artisti chiusi a Gaza continuano a fare arte e fanno uscire le loro opere dall’assedio, affidandole a volontari e alla rete. Per fare una Biennale degli artisti imprigionati, affamati, moribondi. Per raccontare la vita in mezzo alla morte.