La vera opposizione al Governo della destra sta nelle lotte sociali

La connotazione reazionaria del nuovo Governo è di tutta evidenza. Ma un’opposizione efficace non può fermarsi alla contrapposizione ideologica. L’analisi delle radici sociali del successo elettorale della destra fa ben comprendere che solo il protagonismo dei lavoratori e dei ceti più deboli attraverso le lotte sociali potrà erodere le basi di quel consenso e permettere la costruzione di una rappresentanza politica adeguata.

Conservatori, un nome nuovo per la destra estrema

Da tempo è evidente la volontà di Fratelli d’Italia di darsi una rappresentazione diversa da quella di semplice partito postfascista. La parola scelta per tale operazione è “conservatori”, già etichetta di una categoria molto ampia ed eterogenea. Intanto, su scala mondiale – dagli Usa all’India, dall’Europa al Brasile – il conservatorismo si sta trasformando, con lo spostamento del proprio baricentro verso la radicalità.

“Essere donna” o “essere parte” di una storia di emancipazione?

Le grida inneggianti ai soffitti di cristallo infranti lasciano allibiti. Il punto non è essere donna (Giorgia Meloni, presidente del Consiglio) né avere avi immigrati (Rishi Sunak, primo ministro inglese): è essere parte, ed “essere dalla parte”, di una storia di dominio o di una storia di emancipazione. E quello di Giorgia Meloni è il racconto di un successo personale, non di una storia di liberazione collettiva delle donne.

Io non sono Giorgia: donne, linguaggio, potere

L’Italia ha “finalmente” un presidente del Consiglio donna. Peccato che il dato biologico non corrisponda a quello politico. Meloni stessa ha sgombrato il campo dagli equivoci, quando ha postato un video in cui, ammiccando, esibiva due meloni. Il gesto non è solo la riprova di quanto la volgarità paghi nella politica italiana ma segnala anche l’adesione al peggior modello machista.

Il discorso di Meloni alla Camera: otto idee di Stato da rifiutare in blocco

Stato guardiano notturno, della crescita, minimo, meritocratico, forte, autoritario, confessionale e patriarcale, nazionalista. Sono queste le qualificazioni apertamente rivendicate dall’estrema destra di governo quali componenti costitutive della propria visione del mondo. La sfida per le forze democratiche all’opposizione è oggi quella di riconoscerle come tali e di rifiutarle tutte.

Giorgia Meloni, il “destino della Nazione” e il marchio del fascismo

Una cosa è chiara dopo la formazione e l’insediamento del Governo Meloni: il ceto politico e le stesse politiche non sono molto diversi da quelli dei governi degli ultimi decenni (donde la servile acquiescenza dei grandi giornali), ma la cultura politica dei nuovi padroni del Paese è quintessenzialmente lontana da ogni forma di democrazia, agli antipodi dalla visione e dal progetto costituzionali.

Poteva andare anche peggio. No

L’esito elettorale non lascia spazio a interpretazioni. La destra ha vinto e dispone, oggi, di 112 seggi su 200 al Senato e di 235 su 400 alla Camera. Il prossimo Governo sarà guidato da Giorgia Meloni e vedrà, verosimilmente, Salvini al ministero dell’Interno. La sinistra non c’è più. Ed è difficile persino individuare i soggetti che potrebbero concorrere a ricostruirla. Ma occorre ripartire: senza ripetere i vecchi errori.

Un “volto nuovo”: Giorgia Meloni

Come preannunciavano i sondaggi, Giorgia Meloni ha vinto le elezioni, portando il suo partito dal 4,3% delle precedenti politiche a oltre il 25%. Meloni non è un volto nuovo della politica italiana e la sua collocazione è chiara. La sua vittoria non significa tout court l’avvento del fascismo, ma certamente un governo di destra trainato da un partito che si richiama ad Almirante e a Rauti.

Pedagogia nera

La campagna elettorale non promette nulla di buono. Mentre Giorgia Meloni denuncia una generalizzata devianza giovanile, Matteo Salvini rilancia il servizio militare obbligatorio come strumento “per raddrizzare tante ragazze e tanti ragazzi”. Dall’isteria bellica al servizio militare raddrizzativo all’ora di armi a scuola (introdotta di recente in Polonia), un’onda violenta si abbatte sugli adolescenti.

Elezioni: non andare al mare, nonostante tutto

I rischi sono grandi e non si vedono nel Paese lotte in grado di garantire, più del voto, progressi sul piano dei diritti e delle libertà. La scelta per il meno peggio non ha mai prodotto esiti utili e anche per questo non credo possano esserci, per la sinistra, indicazioni di voto (che, del resto, non saprei dare). Ma un voto antifascista è necessario: a ciascuno trovare la strada migliore.