Giorgia Meloni, il “destino della Nazione” e il marchio del fascismo

Una cosa è chiara dopo la formazione e l’insediamento del Governo Meloni: il ceto politico e le stesse politiche non sono molto diversi da quelli dei governi degli ultimi decenni (donde la servile acquiescenza dei grandi giornali), ma la cultura politica dei nuovi padroni del Paese è quintessenzialmente lontana da ogni forma di democrazia, agli antipodi dalla visione e dal progetto costituzionali.

Poteva andare anche peggio. No

L’esito elettorale non lascia spazio a interpretazioni. La destra ha vinto e dispone, oggi, di 112 seggi su 200 al Senato e di 235 su 400 alla Camera. Il prossimo Governo sarà guidato da Giorgia Meloni e vedrà, verosimilmente, Salvini al ministero dell’Interno. La sinistra non c’è più. Ed è difficile persino individuare i soggetti che potrebbero concorrere a ricostruirla. Ma occorre ripartire: senza ripetere i vecchi errori.

Un “volto nuovo”: Giorgia Meloni

Come preannunciavano i sondaggi, Giorgia Meloni ha vinto le elezioni, portando il suo partito dal 4,3% delle precedenti politiche a oltre il 25%. Meloni non è un volto nuovo della politica italiana e la sua collocazione è chiara. La sua vittoria non significa tout court l’avvento del fascismo, ma certamente un governo di destra trainato da un partito che si richiama ad Almirante e a Rauti.

Pedagogia nera

La campagna elettorale non promette nulla di buono. Mentre Giorgia Meloni denuncia una generalizzata devianza giovanile, Matteo Salvini rilancia il servizio militare obbligatorio come strumento “per raddrizzare tante ragazze e tanti ragazzi”. Dall’isteria bellica al servizio militare raddrizzativo all’ora di armi a scuola (introdotta di recente in Polonia), un’onda violenta si abbatte sugli adolescenti.

Elezioni: non andare al mare, nonostante tutto

I rischi sono grandi e non si vedono nel Paese lotte in grado di garantire, più del voto, progressi sul piano dei diritti e delle libertà. La scelta per il meno peggio non ha mai prodotto esiti utili e anche per questo non credo possano esserci, per la sinistra, indicazioni di voto (che, del resto, non saprei dare). Ma un voto antifascista è necessario: a ciascuno trovare la strada migliore.

Un voto contro Meloni e contro le oligarchie

Lo scontato imminente trionfo della destra non è un unicum, uno sconvolgimento delle nostre fondamenta costituzionali. Esso si colloca piuttosto in un quadro di sostanziale continuità con un passato in cui l’élite dominante nostrana ha puntato su diversi cavalli pur di controllare le leve del potere reale. Per incrinare questa linea è importante sostenere le forze, dal M5S in giù, più invise al mainstream.

Il pericolo del presidenzialismo, intervista a Gustavo Zagrebelsky

Il presidenzialismo è una forma di estremismo da usare con cautela. A differenza dei regimi parlamentari, che si fondano sull’interlocuzione e sul confronto, quelli presidenziali prevedono uno che vince e uno che perde, o si sta di qua o di là. E fino alla nuova elezione si resta servi dei vincitori. Per questo mi preoccupa la riforma proposta da Giorgia Meloni, che rischia di portarci in un regime alla Orbán.

Il pericoloso “patriottismo” di Giorgia Meloni

La numero uno di Fratelli d’Italia invoca un “patriota” alla presidenza della Repubblica e torna all’attacco della Costituzione del 1948 per riscriverla a suo uso e consumo. Nella sua proposta: la derubricazione dei poteri, già compromessi, del Parlamento, l’invio in soffitta di ogni partecipazione popolare e l’elezione a suffragio universale e diretto del presidente della Repubblica.

Non arrendersi mai!

Come un secolo fa il Paese è affollato di fascisti dichiarati e di fascisti in doppiopetto. E in troppi assistono a questa deriva indifferenti o compiaciuti. Non abbiamo saputo immettere nella società, a tempo debito, i necessari anticorpi, ma non è mai troppo tardi per reagire. Per farlo dobbiamo capire ciò che siamo stati e ciò che dobbiamo essere; capire e non arrendersi: mai.