La guerra a pezzi di Trump contro la magistratura

Neli Stati Uniti è in corso un conflitto tra il progetto politico di un esecutivo forte e senza regole e un sistema giudiziario politicizzato e ambiguo (in parte strumento, in parte argine del progetto autoritario). È un classico delle democrazie attraversate da spinte illiberali. Ma negli Stati Uniti la frammentazione dei poteri lo rende più aspro. C’è da credere che la “guerra a pezzi” di Trump contro la magistratura sia solo all’inizio.

Noi preferiamo di NO

Tra poco si vota. Come nel 2006 e nel 2016, sulla struttura della Costituzione, che gli artefici delle riforma sottoposta a referendum vorrebbero stravolta e piegata alle “nuove” esigenze di governabilità e di controllo. Oggi tocca alla giustizia, burocratizzata e intimidita. Una lesione grave in sé, ma non solo questo. Anche una tessera fondamentale del progetto autoritario in corso. Per questo voteremo No.

Giustizia. L’Egitto è vicino

I princìpi proclamati nella Costituzione egiziana in tema di giustizia sono assai simili ai nostri. Eppure in Egitto Giulio Regeni è stato arrestato in segreto, torturato e ucciso e i suoi assassini sono al riparo da ogni indagine. Ciò è possibile perché le norme sull’organizzazione della magistratura non ne garantiscono l’indipendenza. Come accadrà in Italia se il referendum di primavera confermerà la riforma approvata dal Parlamento.

I giudici e il potere

La magistratura è un potere dello Stato, se pur connotato dall’essere diffuso, e, allo stesso tempo, è un limite al potere. Tutela lo status quo, e dunque il potere, ma può anche garantire i cittadini contro le prevaricazioni. La riforma della Costituzione, indebolendo la magistratura e la sua indipendenza, fa venir meno questa anomalia. Così i giudici saranno chiamati sempre più a garantire il potere e non i cittadini.

Riforma della giustizia: chi ci guadagna e chi ci perde

Le riforme costituzionali non si fanno a caso ma per cambiare gli equilibri in atto. Lo scopo è che qualcuno guadagni potere e qualcun altro ne perda. L’effetto della riforma costituzionale della giustizia è chiaro: l’indebolimento della magistratura attenua il controllo di legalità sull’agire politico e aumenta il potere del governo e della maggioranza contingente mentre a pagarne il prezzo sono i cittadini.

La “riforma della giustizia”, ovvero la truffa delle etichette

La cosiddetta “riforma della giustizia” approvata nei giorni scorsi dal Senato non ha niente a che far con il sistema giustizia e neppure con la cosiddetta separazione delle carriere (in realtà già realizzata). Essa tende, piuttosto, a depotenziare il controllo di legalità e a trasformare il nostro sistema in una democrazia illiberale sul modello ungherese o turco. Questa è la vera posta in gioco.