La violenza è del Governo

Esponenti del governo evocano il clima di odio e di violenza, scenari di altri tempi, per criminalizzare le manifestazioni degli studenti. Ma, a ben guardare, la violenza – che certo non è mai accettabile in democrazia – la esercita soprattutto il Governo: contro la magistratura, contro i migranti, contro chi dissente. Il tutto condito dal vittimismo di un potere che travalica i suoi limiti e pretende di incarnare anche l’oppresso dal potere.

Il fascismo in marcia e la debolezza degli anticorpi

Quello che va in scena in questi giorni, con le intimidazioni del Governo nei confronti della magistratura, non è un conflitto tra giudici e potere politico, ma una tappa del processo di fascistizzazione dello Stato. Una tappa che presenta singolari analogie con quanto accaduto negli anni Venti, anche nella debolezza della reazione dei vertici istituzionali contro la deriva eversiva.

Contro la violenza sulle donne: oltre gli interventi di facciata

Ad oggi sono 102 le donne uccise in Italia nel 2023, 83 delle quali in contesti familiari o affettivi. Ci si sta avvicinando a due femminicidi la settimana. In questo contesto la giornata internazionale per l’eliminazione della violenza contro le donne del 25 novembre deve produrre una riflessione non rituale che aiuti anche a superare stereotipi e ipocrisie e ad andare oltre gli interventi di facciata.

Per Iolanda Apostolico. E per i diritti di tutte e tutti

Anche i giuristi scendono in campo: l’attacco del Governo, e in particolare del ministro Matteo Salvini, alla giudice Iolanda Apostolico per la mancata convalida della privazione della libertà di tre migranti decisa dal questore, è un’aperta aggressione ai principi costituzionali della separazione dei poteri (e dell’indipendenza della giurisdizione) e della libertà di riunione dei magistrati.

Un giudice “pericoloso” o un ritorno agli anni ’50?

Emilio Sirianni è un magistrato di indiscusse capacità professionali ma ha solidarizzato con Mimmo Lucano e criticato, in conversazioni con lui, il procuratore di Catanzaro Nicola Gratteri. Per questo non è stato confermato dal Csm nell’attuale incarico. Incredibile ma vero: segnale, insieme, di ottusità burocratica e di volontà di normalizzare la magistratura, riportandola alla condizione di subalternità degli anni ’50.

La magistratura dopo il fascismo: storia di una transizione tradita

Nella transizione dal fascismo alla Repubblica si pose, ovviamente, il problema di un radicale ricambio del personale che aveva agito sotto la vecchia amministrazione. Fu, anche per la magistratura, un’occasione pressoché totalmente mancata. Lo documenta in maniera analitica un recente lavoro (“L’epurazione mancata. La magistratura tra fascismo e Repubblica”) curato da Antonella Meniconi e Guido Neppi Modona.

Dopo i referendum

Ha votato, per i referendum sulla giustizia, un elettore ogni cinque, il minimo storico. Il quorum non è stato raggiunto e la competizione referendaria si è chiusa, per i proponenti, in modo inglorioso. Dato il tenore dei quesiti è meglio così, ma la fretta di voltar pagina senza coglierne la lezione non può che produrre danni ancora maggiori: per la politica, per la giurisdizione, per tutti noi.