L’Italia continua a esportare armi a Israele

Nel solo mese di dicembre del 2023, nel pieno dei bombardamenti da parte di Tel Aviv sulla Striscia di Gaza, l’export italiano di “Armi e munizioni” verso Israele ha toccato quota 1,3 milioni di euro. I nuovi dati Istat smentiscono ancora una volta il Governo e gettano una luce sinistra anche su altre tipologie di esportazioni legate a velivoli militari.

Israele. Il cessate il fuoco non è un optional, è un obbligo

Il Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite chiede, finalmente, un immediato cessate il fuoco a Gaza per la durata del mese di Ramadan, nella prospettiva di una sua fine duratura. Israele disattende la richiesta, come ha sempre fatto in questi anni, in palese violazione del diritto internazionale. Ma l’Europa e l’Occidente non battono ciglio e, anzi, continuano a fornire armi al Governo di Netanyahu.

Edward Said, preludi alla trappola di Gaza

Gli scritti di Edward Said di 20 anni fa sulla Palestina sono quanto mai attuali. Fin da allora Said denunciava l’impraticabilità, dopo il fallimento degli accordi di Oslo, del progetto di due Stati e l’impossibilità, prodotta dalla politica di Israele, di un solo Stato con parità di diritti per tutti. Le sue analisi non sono state ascoltate e l’acritica adesione dell’Occidente alla narrazione sionista ha portato all’attuale situazione senza sbocchi.

Le parole della guerra

Da sempre, dai tempi di Tucidide, la guerra si combatte anche con la propaganda e ha bisogno di “cambiare il significato consueto delle parole” per rendere accettabile ciò che non lo è. È il caso, oggi, di parole come autodifesa, lotta al terrorismo e antisemitismo, usate in modo improprio per legittimare condotte indifendibili, o come occupazione, apartheid, boicottaggio, che si vorrebbero cancellate dal vocabolario.

«In solidarietà con il popolo e gli scrittori palestinesi non parteciperemo al PEN World Voices Festival»

«In Palestina Israele ha ucciso giornalisti, poeti, romanzieri e scrittori. Ha distrutto quasi tutte le forme di infrastrutture culturali che sostengono la pratica della letteratura, dell’arte e della libertà di parola, bombardando università, centri culturali, musei, biblioteche e centri stampa. Eppure il PEN America tace o minimizza. Per questo la nostra coscienza ci impedisce di partecipare al festival PEN World Voices di quest’anno».

Israele e Palestina: con la lingua dell’altro

Dopo il massacro palestinese perpetrato il 7 ottobre scorso e la smisurata rappresaglia israeliana tuttora in corso, le parole della pace sono diventate impronunciabili e sembra impossibile trovare una lingua comune tra israeliani e palestinesi (e non solo). Eppure è necessario, almeno per chi vuole la pace. Un aiuto in questa direzione viene da due recenti e importanti traduzioni, una dall’inglese e una dall’ebraico.

La necessità della pace. La necessità del diritto

Di fronte ai crimini gravissimi contro l’umanità e al “rischio di genocidio” in atto nella striscia di Gaza, rilevati anche dalla Corte Internazionale di Giustizia e dalla Procura presso la Corte Penale Internazionale, i giuristi non possono restare silenti. Perché se i limiti e i vincoli che scaturiscono dal diritto internazionale diventano irrilevanti è la stessa sopravvivenza dell’umanità che viene messa a rischio.

Lettera agli “amici” di Israele

Sono molti gli “amici” di Israele che operano per negargli ogni possibilità di pace oggi e in futuro: tra gli altri le comunità ebraiche, i politici che si oppongono al cessate il fuoco, i socialisti europei, il Governo italiano. Ad essi pongo una domanda: ma pensate davvero che, con le sue scelte di distruzione del popolo palestinese, Israele costruisca uno Stato sicuro e in pace e non alimenti invece un crescente antisemitismo?