L’anatema di Israele contro Francesca Albanese

Francesca Albanese, relatrice speciale dell’Onu sullo stato dei diritti umani nei Territori palestinesi occupati, afferma che la strage di Hamas del 7 ottobre è stata determinata non da motivi religiosi ma dall’oppressione di Israele. Il governo di Tel Aviv, sotto processo per genocidio, non solo le vieta l’ingresso nel Paese ma chiede al segretario dell’Onu di rimuoverla dall’incarico. L’Italia e l’Occidente tacciono.

La Palestina, la giustizia internazionale, i diritti delle vittime

C’è, nella decisione della Corte internazionale di giustizia sul carattere genocidiario delle operazioni militari di Israele a Gaza, un dato potenzialmente rivoluzionario: il riconoscimento, come elemento sufficiente per accogliere l’accusa formulata dal Sud-Africa, della centralità delle vittime e del fatto che la vita di un popolo è stata attaccata in modo da distruggerne la possibilità stessa di esistere.

L’atroce paradosso del nuovo antisemitismo

Un antisemitismo antico, diffuso nel mondo, ha accompagnato e favorito l’Olocausto, che ricordiamo nel Giorno della memoria. E numerosi sono stati gli esempi di reticenza e di implicita connivenza nei confronti dell’eccidio degli Ebrei. Oggi, per un atroce paradosso, il veleno antisemita riemerge, veicolato dal Governo di Israele con l’eccidio che si sta consumando nella striscia di Gaza.

Le bugie di Leonardo sulle armi a Israele: intervista ad Antonio Mazzeo

A fronte del rifiuto, da parte dell’Ospedale Bambin Gesù, di una donazione di un milione e 500mila euro effettuata da Leonardo spa, quest’ultima ha negato l’uso di armi di propria produzione in teatri di guerra, “dimenticando” che – come ricostruisce Antonio Mazzeo – Israele è uno dei partner strategici suoi o delle società controllate interamente o parzialmente che hanno sede sociale in paesi terzi.

Israele, la democrazia, la giustizia internazionale

Il deferimento di Israele alla Corte internazionale di giustizia con l’accusa di genocidio è un fatto dirompente anche per il tentativo, in esso insito, di rimettere al centro della questione palestinese il diritto. Vengono così al pettine numerosi problemi che riguardano, insieme alla guerra, lo stesso assetto democratico dello Stato di Israele, l’effettività del principio di uguaglianza, il concetto di limite.

Gaza: il buio oltre la strage

Dopo 90 giorni, si intravedono i progetti di Israele su Gaza. Il ministro delle Finanze propone l’emigrazione forzata degli abitanti e quello della Difesa ipotizza una soluzione “mista”, con la ricostruzione affidata a una forza internazionale a guida Usa, gli affari civili gestiti dai palestinesi e la sicurezza mantenuta da Israele: progetti divergenti che hanno, peraltro, in comune l’impraticabilità.

Orientalismo e sionismo per giustificare un genocidio

Ad essere in gioco oggi non è l’esistenza di Israele ma la sopravvivenza del popolo palestinese. Eppure, in Occidente, la realtà viene rovesciata. Così la critica alle politiche di Israele è bollata come antisemitismo, contro cui si coalizzano le estreme destre neo e post fasciste pronte a manifestare contro la barbarie islamica. Con effetti devastanti anche per le nostre culture e la nostra pedagogia democratica.

2024: nuovi venti di guerra da Israele

Che anno sarà il 2024? Fare la pace in Medio Oriente significherebbe fare nascere un vero Stato palestinese sulla porzione di Palestina storica ancora non formalmente israeliana. Ma è un’impresa impossibile senza un impegno dell’Occidente di cui non si vede traccia. Così il rischio è un’estensione del conflitto con una guerra aperta tra Israele e Iran. Le premesse ci sono tutte.