Le due piazze di “Repubblica” nel radioso marzo d’Europa

Michele Serra prova a convocare due piazze in una: la prima in favore dell’Europa realizzata, pronta a sacrificare il welfare in nome del militarismo; l’altra in favore dell’Europa idealizzata dalla retorica del centro-sinistra. Ma manifestare in favore dell’UE realizzata fingendo che somigli alla sua versione idealizzata rischia di legittimare la svolta a destra anche presso l’opinione pubblica democratica.

Europa di pace per tutti i popoli

La guerra come via per risolvere i conflitti è, da sempre, un tragico fallimento. E l’idea che la costruzione di un complesso militare-industriale europeo possa rafforzare i legami tra gli Stati membri è un tragico errore. L’Europa deve essere un’Europa di pace e di sicurezza condivisa e comune per tutti i popoli. È il momento di una grande campagna europea per contrastare la corsa al riarmo e un’economia di guerra.

Per cosa manifesterà la piazza del 15 marzo?

Il ceto di governo europeo, incapace in questi anni di qualunque iniziativa di pace, oggi non sa far altro che decidere il riarmo dell’Europa: alimentando così sempre nuovi conflitti e abbattendo ulteriormente lo Stato sociale. Per questo la manifestazione del 15 marzo non servirà a molto, e anzi finirà per assecondare lo scivolamento verso la guerra, se le bandiere europee non saranno affiancate da quelle della pace.

Contro la “verità unica” e le “guerre di religione”

A dominare nel dibattito pubblico, a cominciare da quello sulla guerra, è sempre più il dogma della “verità unica”, posseduta tutta e intera da una sola parte, mentre l’altra è portatrice di menzogna. È quanto accadeva (e accade) nelle guerre di religione, il cui scopo è l’annientamento dell’avversario. L’alternativa non può che essere quella di optare per dei valori sopra-ordinati e per una visione del mondo complessiva.

Di Europa, pace, e della perdita del senso

Le usiamo sempre, ancora, le parole libertà, diritti, occidente, democrazia. Pensiamo di avere, di esse, una definizione comune. Forse un tempo. Oggi non più. E ci ritroviamo con uno svuotamento di senso che mette a repentaglio non solo tutti noi, ma una costruzione europea che era stata bella e ambita. Se non si aggiorna il vocabolario del nostro essere qui, in Europa, andare in piazza può solo perpetuare l’inganno.

La manifestazione “per l’Europa” dei Repubblica boys: perché no

La giornata dell’orgoglio europeo lanciata dai Repubblica boys è una suggestione ingannevole. Sostenere le politiche dell’Europa, occultandone le responsabilità per la gestione del conflitto in Ucraina, significa, infatti, schierarsi per la prosecuzione della guerra e per l’aumento delle spese militari. E ciò mentre la convergente prepotenza di Putin e di Trump imporrebbe un’iniziativa per sostituire la forza con la politica e la trattativa.

L’Europa non si salva con la guerra

La guerra per procura in Ucraina è persa e l’atlantismo è finito. Spetta alla sinistra mettere in campo una proposta alternativa, anche se non immediatamente realizzabile. Opporsi a Trump e alla sua concezione “patrimoniale” della pace non può volere dire rimpiangere i tempi dello scontro frontale fra l’Occidente e i suoi nemici e rilanciare la prospettiva della guerra. Al contrario la parola d’ordine deve essere: meno armi.

Ucraina: “il rischio della pace”

La svolta di Trump sull’Ucraina è guidata da ragioni di convenienza e di affari e non certo da sentimenti umanitari. Ciononostante può porre finalmente termine a un orrendo spargimento di sangue. Ed è stupefacente che i vertici dell’UE non si rassegnino alla fine della guerra, perdendo così l’opportunità di contribuire a rimettere il treno della storia sul binario di una pace vera e duratura.

Trump non è un cialtrone da circo

Trump non è, come dicono molti osservatori europei, un cialtrone da circo. Al contrario segue un copione ben studiato. E il trumpismo non è una accolita di sciamani, imbottiti di fake news da canali social e predicatori televisivi. Allo stesso modo le destre europee non sono un rigurgito d’altri tempi ma hanno in testa un progetto “moderno” articolato su capifamiglia, capifabbrica, capibastone, capi di Stato plebiscitati.