No alla guerra! Per una nuova pagina del pacifismo

Perché in Italia il pacifismo non raccoglie consensi di massa? Forse perché non esiste un movimento pacifista, ma una miriade di movimenti pacifisti, ognuno con il suo programma e la sua piccola cerchia. Bisogna cambiare strada e costruire un movimento unico, dotato di poche parole d’ordine, semplici e determinate. Anzi di una sola parola d’ordine: “no alla guerra!”.

La guerra e l’accantonamento del fattore umano

Sulle sofferenze e le morti nella guerra in Ucraina (50-60mila al mese per ciascuna delle due parti) regna il silenzio più assoluto. Il totale delle perdite subite dalla sola Ucraina in oltre due anni di guerra si avvicina al totale delle perdite dell’Italia nella Grande guerra. Un’intera generazione è stata distrutta. Il sangue ucraino si sta esaurendo, ma anziché fermarsi si pensa di ricorrere ai donatori di sangue alleati.

Val Susa: la guerra non è mai un gioco

Settembre ha portato in Val Susa due iniziative di Soft Air, cioè di “giochi di guerra”. In una Valle in cui sono nati i primi obiettori, è sorto già negli anni ‘60 un Gruppo di Azione Nonviolenta e le maestranze delle Officine Moncenisio hanno, all’unanimità, rifiutato di produrre armi, la cosa non è passata sotto silenzio. Anche per la singolare coincidenza di un successo parolimpico di un atleta di casa vittima di una bomba.

Se Zelensky ci trascina in guerra

Con l’invasione ucraina del territorio russo nella zona di Kursk si è verificato un salto di qualità nel conflitto tra Federazione russa e Ucraina. L’incursione, priva di rilevanza militare, punta, infatti, a esasperare il conflitto e a indurre la Russia a massimizzare la violenza, provocando così l’ingresso definitivo in guerra della NATO. A fronte di ciò è urgente una mobilitazione delle coscienze per dire no alla guerra, senza se e senza ma.

“Repubblica” e la felicità della trincea

«Con i soldati ucraini al di là del confine: “Felici di guidare un tank in Russia”». Così titola “la Repubblica”, incurante del fatto che ogniqualvolta la guerra viene sublimata agitando i toni della fascinazione estetica, si finisce in una regressione di civiltà. Le invettive di Dante nella nona bolgia dell’ottavo cerchio dell’“Inferno” sembrano dimenticate in un’Italia penetrata da una cultura dal gusto vagamente fondamentalista.

La guerra e il tradimento della democrazia

La guerra è (anche) la spia del tradimento della democrazia. Oltre due secoli fa Kant segnalava che a decidere sulla pace e sulla guerra devono essere i cittadini e non i governanti. Ma così non è stato prima della invasione dell’Ucraina da parte della Russia e così non è oggi. I cittadini sono esclusi da ogni processo decisionale e le nostre classi dirigenti continuano a preferire le armi alla politica.

È la pace la bussola della sinistra

La sconfitta alle elezioni europee della lista “Pace Terra Dignità” non travolge gli obiettivi per cui era nata. Occorre dunque, evitando i personalismi e gli errori commessi, ritessere le fila di un impegno contro la guerra e l’economia di guerra, destinata nei prossimi anni a divorare risorse destinabili alla salute, al lavoro, alla riconversione ecologica. Una proposta viene da un appello di Costituente Terra.

Fermare le guerre, costruire la pace

Nel 2023 nel mondo sono stati registrati 56 conflitti con il coinvolgimento di Stati e la spesa per armamenti è stata di 2.443 miliardi di dollari. Questi i dati analizzati nel dossier “Fermare le guerre, costruire la pace”, che insiste su un concetto fondamentale: la prima cosa da fare per costruire la pace è fermare la produzione di armi. Le armi infatti sono prodotte per essere vendute e hanno bisogno di un mercato: la guerra.

Nord Europa: la sinistra vince ma predica la guerra

Nell’oscurità che avvolge l’Europa una luce sembra sprigionarsi dal Nord Europa, dove la sinistra radicale ha conseguito, nelle elezioni europee, un successo tanto significativo quanto inaspettato. A produrlo sono stati, insieme agli eccessi delle destre, un crescente radicamento territoriale e un investimento sui temi ambientali. Ma restano forti contraddizioni sul tema, cruciale, della pace e della guerra.

I medici e la guerra (a Gaza e non solo)

L’articolo 3 del codice deontologico dei medici italiani prevede che «dovere del medico è la tutela della vita, della salute fisica e psichica dell’Uomo e il sollievo dalla sofferenza nel rispetto della libertà e della dignità della persona umana, in tempo di pace come in tempo di guerra». Non sarebbe conseguente promuovere una campagna per l’immediato cessate il fuoco in Palestina e in Ucraina e contro la guerra in generale?