Gaza e la lezione delle piazze

Nei bordi, nei margini del paese, lontano dai luoghi del potere, si è coagulato un esteso dissenso sulle politiche dell’establishment. A partire dal genocidio di Gaza, ma penetrato nel profondo. È un dissenso trasversale, inclusivo, che attraversa credi, posizioni politiche, età, generazioni, strati sociali, culture. E che ha spazzato via ogni moderatismo all’insegna di una insopprimibile radicalità.

Riforma della giustizia: chi ci guadagna e chi ci perde

Le riforme costituzionali non si fanno a caso ma per cambiare gli equilibri in atto. Lo scopo è che qualcuno guadagni potere e qualcun altro ne perda. L’effetto della riforma costituzionale della giustizia è chiaro: l’indebolimento della magistratura attenua il controllo di legalità sull’agire politico e aumenta il potere del governo e della maggioranza contingente mentre a pagarne il prezzo sono i cittadini.

La riforma della giustizia: le parole e la realtà

La riforma della giustizia varata dal Senato non ha nulla a che fare con la razionalizzazione e lo sveltimento dei processi e con la separazione delle carriere di giudici e pubblici ministeri (di fatto già esistente). È, piuttosto, il rovesciamento del progetto costituzionale del “potere diviso” e del controllo di legalità anche sull’esercizio dei poteri pubblici. È questa, aldilà delle suggestioni, la posta in gioco del prossimo referendum.

Referendum: una scelta tra la forza e il diritto

La Camera ha approvato in terza lettura la cosiddetta riforma costituzionale della giustizia. Manca il voto del Senato e poi, probabilmente a primavera, si andrà al referendum. Sarebbe un errore interpretare la vicenda come un affare solo italiano, magari di carattere tecnico. Lo scontro è parte di quello che avviene a livello planetario tra la forza e il diritto.

Lezioni americane: la giustizia

Negli Stati Uniti la Corte Suprema ha ridimensionato i poteri dei giudici di fronte agli “ordini esecutivi” del Presidente. Decisivo il voto dei componenti nominati dallo stesso Trump. È un ulteriore passo verso la fine della democrazia fondata sulla separazione dei poteri. Ed è una lezione anche per l’Italia alla vigilia di riforme costituzionali (dal premierato all’assetto della giustizia) che vanno nella stessa direzione.

Garlasco: il clamore mediatico è nemico della giustizia

Nei nostri giornali e televisioni lo spazio della cronaca nera è più del doppio di quello degli omologhi media europei. E cresce ulteriormente, sollecitando un interesse ossessivo, in casi come quello di Garlasco, in cui anche il Ministro della giustizia sfoga la sua smania di protagonismo. Inutile dire che tutto questo non aiuta la ricerca della verità e distoglie dall’approfondimento dei temi veri della giustizia e del paese.

Il papa, i diritti, il diritto

Il magistero di papa Francesco ha affrontato temi ecclesiali e spirituali ma anche questioni sociali e politiche, tra cui quelle dei diritti e del diritto. In questa prospettiva ha più volte parlato di tutela del bene comune e di giustizia penale, richiamando costantemente la centralità della persona umana e il compito pacificatore del diritto, che non deve mai alimentare la violenza. Anche in questo caso in controtendenza…

Commedia, tragedia e farsa nella giustizia di fine ‘800. E oggi?

C’è, in una brillante pubblicazione di fine ‘800, la realistica narrazione di come funziona una giurisdizione tenuta alle briglie dall’esecutivo: si susseguono, in essa, la commedia (per i ricchi), la tragedia (per i poveri) e la farsa (nei conflitti tra potenti). Non è, a ben guardare, così diverso il sistema perseguito dalla attuale maggioranza di governo.

Riformare la giustizia o scardinare la democrazia?

Si scrive “primo via libera alla riforma costituzionale della separazione delle carriere dei magistrati”. Ma, in realtà, di quella separazione (peraltro già in atto), neppure si parla. I temi sono altri: la duplicazione dei Consigli superiori, l’Alta corte di giustizia, la composizione e il sorteggio dei loro membri. Tutti strumenti per indebolire l’indipendenza di giudici e pubblici ministeri e l’equilibrio dei poteri.