Paolo Mieli e il razzismo democratico dell’Occidente

Fra le novità di questi due anni di guerra, in Ucraina e a Gaza, spicca in Italia la piccola guerra psicologica condotta da un gruppo di giornalisti per intimorire coloro che deviano dalla versione dominante. Tra questi Paolo Mieli dimentico, nonostante l’autodefinizione di storico, della storia palestinese e incapace finanche di una parola di pietà per le vittime innocenti dei bombardamenti su Gaza.

I cattivi maestri del “Corriere”

Un tempo, nel secolo scorso, il “Corriere della Sera” e i suoi editorialisti erano considerati, anche a sinistra, un riferimento ineludibile in quanto rappresentativi del punto di vista del capitalismo italiano. Oggi non è più così. Su tutte le principali questioni internazionali e nazionali, nel “Corriere” dominano contraddizioni e confusione. Ma qualche seguito resta: in alcuni lettori ancorati al passato e nella destra di governo.

La necessità della pace. La necessità del diritto

Di fronte ai crimini gravissimi contro l’umanità e al “rischio di genocidio” in atto nella striscia di Gaza, rilevati anche dalla Corte Internazionale di Giustizia e dalla Procura presso la Corte Penale Internazionale, i giuristi non possono restare silenti. Perché se i limiti e i vincoli che scaturiscono dal diritto internazionale diventano irrilevanti è la stessa sopravvivenza dell’umanità che viene messa a rischio.

Vista sul male

Dal film “Zona d’interesse” all’attualità. La bella famiglia del comandante di Auschwitz si cura dei figli e si gode il suo giardino ricolmo di fiori. Sa cosa sta accadendo al di là del muro, sotto le torrette, ma non avverte il tanfo dei propri privilegi. Qual è, oggi, il nostro muro? Le violenze chiuse nelle carceri, nelle fabbriche, nei cantieri, nel mare aperto, a Gaza sono lontane. Basta accusare di “buonismo” chi le evoca.

Gaza: voci ebraiche contro la guerra, anche in Italia

Il 7 ottobre anche noi che viviamo in Italia siamo stati scioccati dall’attacco terroristico di Hamas e abbiamo provato dolore, rabbia e sconcerto. Ma la risposta del governo israeliano ci ha sconvolti: Netanyahu, pur di restare al potere, ha iniziato un’azione militare senza via d’uscita, che ha già ucciso oltre 28.000 palestinesi. Noi vogliamo restare umani e sconfiggere l’antisemitismo crescente con un dialogo di pace.

Gaza: come l’Occidente concorre al genocidio

Gaza: 10.000 bambini e 7.000 donne uccisi in tre mesi; due milioni di persone in lotta quotidiana per la sopravvivenza. La Corte internazionale di Giustizia ravvisa un rischio di genocidio incombente e ordina a Israele di evitarlo. Intanto l’Occidente, in modo del tutto pretestuoso, sospende i finanziamenti all’Agenzia dell’Onu per i palestinesi, in molti casi sola fonte di sostentamento.

La Palestina, la giustizia internazionale, i diritti delle vittime

C’è, nella decisione della Corte internazionale di giustizia sul carattere genocidiario delle operazioni militari di Israele a Gaza, un dato potenzialmente rivoluzionario: il riconoscimento, come elemento sufficiente per accogliere l’accusa formulata dal Sud-Africa, della centralità delle vittime e del fatto che la vita di un popolo è stata attaccata in modo da distruggerne la possibilità stessa di esistere.

Gaza: il buio oltre la strage

Dopo 90 giorni, si intravedono i progetti di Israele su Gaza. Il ministro delle Finanze propone l’emigrazione forzata degli abitanti e quello della Difesa ipotizza una soluzione “mista”, con la ricostruzione affidata a una forza internazionale a guida Usa, gli affari civili gestiti dai palestinesi e la sicurezza mantenuta da Israele: progetti divergenti che hanno, peraltro, in comune l’impraticabilità.

«Gaza e la reticenza della stampa: la necessità di chiamarsi fuori»

«Magari fra decenni, ma in tanti si domanderanno dove eravamo mentre decine di migliaia di persone finivano sotto le macerie a Gaza. Questo massacro ha una scorta mediatica che lo rende possibile. Questa scorta siamo noi. Non avendo alcuna possibilità di cambiare le cose, con colpevole ritardo mi chiamo fuori»: così il giornalista Raffaele Oriani ha comunicato la fine della collaborazione con “la Repubblica”.