Caro Habermas, non si può incoraggiare il silenzio

Asef Bayat, studioso iraniano-americano del Medio Oriente, risponde all’ammonizione di Jürgen Habermas ad evitare critiche ai bombardamenti su Gaza perché il diritto all’esistenza di Israele merita una protezione speciale alla luce dei crimini di massa dell’era nazista: «Ma come dovrebbero deliberare le persone su ciò che è giusto e ciò che è sbagliato se non è permesso loro di parlarne liberamente?».

Gaza. Operazione “Spade di ferro”

Le ampie autorizzazioni concesse all’esercito per bombardare obiettivi non militari, l’allentamento delle restrizioni sulle morti di civili previste e l’uso di un sistema di intelligenza artificiale per generare un numero di obiettivi più vasto di sempre hanno contribuito alla natura distruttiva delle prime fasi della guerra di Israele nella striscia di Gaza. Lo rivela un’indagine delle testate israeliane +972 Magazine e Local Call.

Palestina. Uscire dal tunnel: una proposta per la pace

Il conflitto in Palestina ha una caratteristica ineliminabile: nessuna delle due parti scomparirà e, comunque vada, israeliani e palestinesi dovranno convivere in quel tratto di terra. Ciò rende doppiamente urgente il cessate il fuoco: perché non crescano ancora, insieme ai morti, l’odio e la voglia di vendetta e perché l’Onu assuma il controllo di Gaza, avviandone la necessaria (e difficile) ricostruzione.

Lettera agli ebrei italiani

Ogni casa che gli israeliani distruggono, ogni vita che uccidono va perduta una parte dell’immenso deposito di verità e di sapienza che, nella e per la cultura d’Occidente, è stato accumulato dalle generazioni della Diaspora, dalla sventura gloriosa o nefanda dei ghetti e attraverso la ferocia delle persecuzioni antiche e recenti. Parlino, dunque, gli ebrei della Diaspora e i loro amici!

Bombardamenti: un po’ di storia

«Lo scopo è distruggere Gaza, distruggere questo male assoluto» ha dichiarato un diplomatico israeliano. È la finalità diretta dei bombardamenti. Non da oggi. Già cent’anni fa un generale italiano affermava che, nella guerra moderna, «non può più sussistere una divisione fra belligeranti e non belligeranti» e gli obiettivi dei bombardamenti devono essere fabbricati normali, abitazioni, stabilimenti e una determinata popolazione.