L’intelligenza artificiale dopo l’irruzione di DeepSeek

L’irruzione della start-up cinese DeepSeek pone grandi sfide agli Stati Uniti: da una parte un sistema aperto, libero, poco costoso, dall’altra uno che richiede enormi investimenti, energivoro, nelle mani di pochissimi, con un modello chiuso; da una parte un modello neoliberista feroce, che cerca di distruggere lo Stato, dall’altra un’economia dove si sviluppano reciprocamente Stato e mercato.

Europa, uscire dal vicolo cieco

L’attuale, già enorme, distanza tra cittadini ed Europa non potrà che crescere se continueranno la spinta bellicista, la totale coincidenza con la Nato, il sempre più marcato spostamento a destra, il prevalere dei governi sul Parlamento. Non c’è che una strada: la costruzione dell’Europa come soggetto autonomo governato da regole democratiche con istituzioni trasparenti e legittimate, e retto da una Costituzione.

Gli interessi degli Stati Uniti e quelli dell’Europa

Negli ultimi anni la politica degli Stati Uniti nei confronti dell’Europa è stata univoca: staccarla dalla Russia, anche a costo di guerre e menzogne. Il ceto politico europeo ha risposto delegando la propria politica estera alla Nato. Ciò sta precipitando l’Europa in uno scenario di crisi che diventerà insostenibile se non riprenderà un’iniziativa politica, per esempio con la proposta di una conferenza internazionale di pace.

Proposte minime per un manifesto della sinistra

Per un rilancio della sinistra le iniziative di base sono fondamentali ma la loro somma non basta a produrre in maniera automatica un progetto politico. Occorre definirne uno, minimale ma impegnativo, che possa essere condiviso da tutti i movimenti e le forze di sinistra. Due punti sono, in esso, ineludibili: il rifiuto dei vincoli europei e la previsione di un’imposta sui patrimoni più elevati per salvaguardare lo Stato sociale.

Il 2024 e la fine del sogno europeo

Tra le molte cose negative che il 2024 ci lascia in eredità c’è la fine dell’Europa come l’avevamo immaginta, anzi la fine dello stesso sogno europeo. La crisi era evidente da tempo, ma il procedere della guerra l’ha fatta precipitare trasformando l’Europa da garante di pace in fonte di guerra e rendendola irriconoscibile. Si apre così una nuova stagione piena di incognite. Se una sinistra esiste, ad essa spetta guidarla e gestirla senza timore di aprire conflitti.

Meloni, l’amerikana

Con artifici verbali e molta demagogia la presidente del Consiglio cerca di tenere insieme un postfascismo ruggente e una servile subalternità all’establishment italiano e statunitense. Così, concludendo la festa, genuinamente fascista, di Atreju, attacca Romano Prodi contestandogli di avere condotto l’Italia nell’euro: unico fatto che consente oggi una qualche, seppur esile, indipendenza dell’Europa dagli Stati Uniti.

“Piano Draghi”: non ci siamo

Il piano Draghi non fa bene all’Europa: favorisce l’ulteriore concentrazione del potere economico e politico, accresce le disuguaglianze e aggrava la distanza delle istituzioni dai bisogni di cittadini e cittadine, individua la difesa come volano dello sviluppo, relega l’UE in una posizione internazionale rigidamente predeterminata e non necessariamente conveniente. Questa l’analisi del Forum Disuguaglianze e Diversità.

Un errore di fondo (ignorato) della sinistra

La situazione politica è grave e pericolosa. Ciò dovrebbe indurre la sinistra a mettere al centro della propria proposta politica le grandi scelte (l’alternativa fra guerra e pace, quella fra accettare le politiche europee o no e quella fra tassare i ricchi o no). Ma la sinistra non lo fa. Ciò dipende non tanto dall’inadeguatezza dei suoi dirigenti (che pure c’è) quanto da caratteristiche strutturali del funzionamento del sistema politico.