Un nuovo “manifesto di Ventotene”

L’obiettivo della crescita ad ogni costo sta portando alla distruzione del pianeta. La guerra, al di là delle apparenze, ne è una componente fondamentale. Forse è arrivato il momento di redigere un nuovo “manifesto di Ventotene”: per prospettare una rinascita dal basso dell’Europa tenendo ferma la rotta della conversione ecologica. Può sembrare un’utopia, ma certo non più pazza di quella che aveva ispirato i Tre di Ventotene.

La guerra in Ucraina e le bugie dell’Europa

L’Europa ha perso la guerra contro la Russia, condotta con il sangue ucraino e in appoggio subalterno agli USA, e ora si trova umiliata da Trump, che ha cambiato strategia e la tiene lontana da ogni trattativa di pace. A ciò reagisce con il devastante errore di un ulteriore riarmo, fondato su due bugie: che la Russia abbia mosso guerra all’Ucraina per mire imperiali e che minacci di invaderci. Ma le cose non stanno così.

Il mondo è cambiato ma Draghi e l’élite europea non se ne sono accorti

La struttura delle relazioni internazionali è cambiata in maniera irreversibile. Invece di annunciare un gigantesco piano di riarmo, per essere, tra alcuni lustri, un partner temuto grazie ai fucili, l’Europa dovrebbe giocare carte politico-culturali in vista di un nuovo ordine multipolare. Ma Draghi e l’élite di Parigi e Berlino non se ne sono accorti.

Armi e tecnologie, a chi conviene il genocidio

Israele non fermerà la guerra e noi occidentali non faremo nulla per frenare Netanyahu a causa degli interessi economici rilevantissimi del complesso militare industriale che fornisce armi a Israele e perché Gaza e i territori occupati sono il banco di prova per tecnologie di sorveglianza sofisticatissime che Tel Aviv esporta in tutto il mondo. Intanto sappiamo bene come e perché muoiono nella striscia e in Medio Oriente.

Quel che vorrei dall’Europa: 800 miliardi per Gaza

Riarmo, persecuzione dei migranti, silenzio complice sulla strage degli innocenti che si consuma ogni giorno a Gaza: è questa l’Europa che dovremmo difendere? Tenetevela pure, quest’Europa. Tenetevi pure l’orgoglio europeo. Io parteggio per la dignità degli oppressi. Anche questa l’ho appresa in Europa, da europeo. E da europeo ho imparato che vale per tutti, non solo per noi.

Il nuovo ordine del mondo e l’Europa che non c’è

Gli Stati Uniti stanno ridefinendo il modello politico che ha guidato il mondo negli ultimi 80 anni. Sul piano internazionale l’idea guida è la fine dell’Occidente come entità unitaria e l’isolamento degli Stati Uniti per disporre del mondo senza mediazioni. Di fronte a ciò l’Europa è priva di un progetto e segue un canovaccio vecchio e inattuale che la sta portando alla disgregazione.

Contro il riarmo

Il Consiglio europeo ha annunciato un pacchetto di riarmo per l’Europa del valore di 800 miliardi di euro. Come studiose e studiosi ci appelliamo al mondo della cultura, della ricerca e dell’insegnamento perché si schieri contro questa barbarie montante, rifiutandosi a tutti i costi di rifornire di braccia, parole, denaro, speranze, idee e progetti questa delirante corsa verso l’abisso.

È da anni che gli Stati Uniti non amano l’Europa

L’ostilità verso un’Europa politicamente ed economicamente integrata è una risalente caratteristica della politica di Washington, che Trump si è limitato a esplicitare in modo brutale. La trasformazione dell’Ue in un grande Stato federale sconvolgerebbe, infatti, ogni residua ambizione bipolare degli Usa. Ma l’Europa subisce, incapace di un’iniziativa politica diversa da un assurdo riarmo.

La forza nuda del potere

Il potere è senza remore. Non ha vergogna della sua protervia, ma la rivendica. Chi osa evocare il diritto è dileggiato, la politica è privatizzata, i diritti sono ignorati, neanche più distorti a coprire politiche di potenza. Nell’assenza di ogni limite, l’unica logica è quella della forza, l’unico futuro è la guerra. È contro questo stato di cose, non per un’Europa indefinita, che occorre scendere in piazza.

È per l’Europa che dobbiamo mobilitarci o per la pace?

Michele Serra ci esorta a mobilitarci per l’Europa. Ma di quale Europa parliamo? Di quella che, per oltre quattro secoli, ha saccheggiato i paesi di gran parte del globo, che nel secolo scorso ha scatenato due guerre mondiali e che, negli scorsi decenni, ha demolito i pilastri delle democrazie costituzionali postbelliche? Forse, guardando anche al presente, non è per l’Europa ma per la pace che dobbiamo mobilitarci.