La scelta suicida del soldato Letta

Pur se apparentemente marginale nei programmi elettorali, la guerra ne è, in realtà, il centro. Chiunque vinca le elezioni avremo un governo di stretta fedeltà atlantica, appiattito sulla prospettiva del prolungamento senza limiti della guerra in Ucraina. Solo in vista di un simile esito si spiega, del resto, la scelta di Letta, elettoralmente suicida, di rompere l’alleanza in atto con il Movimento 5Stelle.

La ribellione sociale per fare politica

Coalizioni, voto utile, contenimento delle destre… Formule vuote, nel momento in cui, in questi anni, “destra” e “sinistra” hanno spesso governato insieme e, comunque, hanno espresso linee economiche, sociali e politiche assai simili. Il 25 settembre ciascuno farà come crede. Ma per cercare di voltar pagina l’unico strumento che abbiamo a disposizione è la ribellione sociale.

Destra e sinistra: appropriazioni indebite

Mentre la destra si appropria (deformandole) di parole d’ordine della sinistra e quest’ultima insegue principi e progetti della prima, va in scena lo spettacolo imbarazzante di una sinistra “responsabile” impegnata in un farsesco e suicida “t’amo, non t’amo” che coinvolge Letta, Calenda, Fratoianni, Bonelli, Di Maio e gli ultimi transfughi di Forza Italia. Occorre ben altro per combattere l’egemonia della destra.

Agli italiani non far sapere…

Si preannuncia una campagna elettorale in cui i due poli contrapposti si affronteranno, sul piano della collocazione internazionale del Paese, lanciandosi accuse reciproche di putinismo e rivendicando ciascuno per sé i galloni della maggior fedeltà atlantica. Senza alcun barlume di indipendenza e senza alcuna capacità critica (pur nel quadro delle alleanze date). E, soprattutto, espellendo chi manifesta qualche dubbio.

Fantasie di una sinistra possibile

Non esiste oggi, alla vigilia delle elezioni, un fronte schierato in difesa della Costituzione, contro la guerra e per la giustizia ecologica e sociale. E gli apparentamenti abborracciati non servono. Occorre un po’ di speranza e di fantasia. La sinistra si costruisce con un progetto chiaro e alternativo all’esistente. Un governo di destra fa paura, ma ancor di più è da temere la fine della speranza di cambiamento.

Un fronte unico contro la destra?

C’è chi parla di un fronte elettorale contro le destre. Forse è possibile, anche se l’accordo Letta-Calenda sembra escluderlo, ma ad alcune condizioni. Che non sia un’innaturale alleanza ma un patto tecnico di desistenza nei collegi uninominali che lasci ferma la concorrenza (e anche lo scontro) nel proporzionale. Con un corollario: che i candidati nei collegi uninominali siano personalità riconosciute, o almeno non divisive.

Per la Costituzione ma anche contro la guerra

Le elezioni si avvicinano. Si possono cercare, per i collegi uninominali, soluzioni tecniche o escamotages finalizzati a contrastare la vittoria della destra. Ma occorre, insieme, individuare, per il proporzionale, una proposta politica chiara e ben definita che si collochi a sinistra del Pd. Una proposta che affianchi alla difesa intransigente della Costituzione l’esplicito rifiuto della guerra in corso.

Il fallimento del M5S e le incognite del futuro

Nel 2018 il M5S sparigliò i giochi, vinse le elezioni e si propose come motore di un radicale cambiamento del sistema politico. Non è andata così: per le sue contraddizioni e incapacità e per la lotta senza esclusione di colpi riservatagli dall’establishment. Oggi che quella meteora è passata il primo obiettivo è impedire che il Paese cada in mano a un partito neofascista.

Il “fronte costituzionale”: una via stretta e impegnativa

Molti avanzano appelli affinché le forze non di destra si organizzino in un fronte costituzionale che, contendendo alla destra una parte dei collegi uninominali, scongiuri il rischio di una vittoria straripante dei nemici della Costituzione. Ma la via è stretta e, soprattutto, non ha senso senza l’impegno vincolante di tutti a non modificare la forma di governo parlamentare.