Marco Sansoè ha insegnato Lettere per 40 anni nelle scuole superiori. Segretario provinciale del PRC a Biella dal 1996 al 2008 è uscito dal PRC nel 2009. Dal 2008 anima il Laboratorio sociale "La città di sotto", fa parte del “Coordinamento Biella Antifascista” e collabora con la web radio "betteRadio".
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Dappertutto nel mondo occidentale la democrazia sembra assumere le forme di un sistema senza prospettive. Pare che la società contemporanea non abbia più bisogno di garanzie e rappresentanza e si affaccia sempre più una democrazia autoritaria. Solo le rivolte sembrano in grado di riscrivere i contorni della politica. Ma le rivolte non si programmano e non hanno “gruppi dirigenti” né “avanguardie” che le guidino.
Coalizioni, voto utile, contenimento delle destre… Formule vuote, nel momento in cui, in questi anni, “destra” e “sinistra” hanno spesso governato insieme e, comunque, hanno espresso linee economiche, sociali e politiche assai simili. Il 25 settembre ciascuno farà come crede. Ma per cercare di voltar pagina l’unico strumento che abbiamo a disposizione è la ribellione sociale.
Di fronte alla crisi della politica, troppi intellettuali tendono a rimuovere fallimenti e sconfitte e a rinverdire suggestioni sulle “magnifiche sorti e progressive” dell’umanità. Occorrerebbe, invece, il coraggio di fare i conti con la storia e di pensare oltre, di “disertare il presente” e di immergersi nella nostra condizione fragile e precaria.
La povertà e l’aumento delle disuguaglianze non sono frutto di un complotto soggettivo. Sono l’effetto delle regole del capitalismo che ci ha trasformati da cittadini in consumatori e, poi, in sudditi. Siamo in pieno “capitalismo della sorveglianza” da cui si può cercare di uscire solo con l’esercizio della critica e della disobbedienza.
Inutile illudersi. Il Governo Draghi non farà riforme strutturali per favorire l’uguaglianza. Darà soldi freschi alle imprese; sbloccherà i “cantieri” delle infrastrutture, cementificando il paese; darà mano libera alle banche. Come reagire? Aprendo il conflitto sui servizi fondamentali: casa, sanità, scuola, trasporti.
Il capitalismo globale della sorveglianza non è né riformabile né governabile. Allo stesso modo, la crisi della democrazia della rappresentanza è irreversibile. Una sinistra degna di questo nome non può che stare all’opposizione e agire per dilatare le contraddizioni del sistema e per costruire l’opposizione sociale.