L’autonomia differenziata fa male anche al Nord

L’autonomia differenziata è, all’apparenza, un tema tecnico e complesso ma, in realtà, è un potente volano di diseguaglianze e incide profondamente sulla qualità della democrazia e sul sistema dei diritti. Affrontarlo non è, dunque, un discorso astratto da giuristi attenti ai cavilli, ma un contributo al necessario ragionamento sulla materialità dell’esistenza di ciascuno, e di tutti. Anche dei cittadini delle ricche regioni del Nord.

Il terzo mandato tra nostalgie feudali e questione democratica

Lo scontro sul terzo mandato ha un che di surreale. I governatori coinvolti non contestano l’inopportunità di trasformare la democrazia in una somma di feudi, ma vogliono applicare questo principio a tutti, men che a loro. E la sinistra? Sarebbe ora che prendesse atto che la democrazia richiede la costruzione di un progetto politico capace di diventare maggioritario e non la legittimazione di un capo.

In morte di un oppositore politico

La morte in carcere di Aleksej Navalny è un marchio di infamia indelebile per Putin e per il regime russo. E impone a tutti una riflessione. Anche sul fatto che, sino a due anni fa, Putin era riverito e faceva affari con l’intero Occidente. Come, oggi, Al-Sisi ed Erdogan. È ipocrita e riduttivo accantonarlo senza chiedersene il perché e ignorando che, contro l’empietà delle dittature, non bastano le pallide post-democrazie.

Una diversa idea di ordine pubblico

Nell’immaginario collettivo l’idea di ordine pubblico è associata a un territorio militarizzato, a polizia in assetto antisommossa, a manganelli e gas lacrimogeni, ad arresti e processi con rito direttissimo. È, del resto, quel che accade intorno a noi. Ma non è necessariamente così. Conflitto e ordine pubblico sono concetti polivalenti che si prestano a declinazioni e pratiche diverse. Il punto è l’obiettivo che si persegue…

La lezione di Bobbio sulla democrazia e sulla pace

Due insegnamenti di Bobbio, scomparso 20 anni fa, sono di particolare attualità. Uno riguarda la democrazia e i suoi requisiti minimi (tra cui l’egual peso del voto, l’esistenza di alternative e il rispetto della minoranza) senza i quali non può ritenersi tale; l’altro, pur sofferto, riguarda la guerra che, di fronte alla smisurata potenza distruttiva delle armi atomiche, ben difficilmente può essere definita giusta.

Israele, la democrazia, la giustizia internazionale

Il deferimento di Israele alla Corte internazionale di giustizia con l’accusa di genocidio è un fatto dirompente anche per il tentativo, in esso insito, di rimettere al centro della questione palestinese il diritto. Vengono così al pettine numerosi problemi che riguardano, insieme alla guerra, lo stesso assetto democratico dello Stato di Israele, l’effettività del principio di uguaglianza, il concetto di limite.

Il razzismo di oggi è lo stesso del secolo scorso. L’Italia ammetta le sue colpe

Rinasce in Italia la peste dell’antisemitismo. Non un antisemitismo “nuovo” ma quello di sempre. Il punto è che l’Italia non ha mai fatto un serio esame di coscienza. Per vincere l’antisemitismo c’è una sola strada: l’ammissione delle proprie colpe da parte di chi ha professato una fede fascista e razzista e oggi si fa bugiardo paladino di democrazia.

Dietro l’angolo, un premierato torbido

È un premierato torbido quello previsto nel disegno di legge costituzionale varato dal Governo. Torbido perché, con il mito della stabilità, veicola il dis-equilibrio dei poteri, l’abbattimento della partecipazione e una democrazia subordinata a un capo o, più propriamente, un’autocrazia. Occorre reagire. Subito. Prepararsi a un referendum oppositivo costruendo una contro-egemonia nel segno del conflitto sociale dal basso.