L’aria della città non rende (più) liberi

L’attitudine delle città ad essere luoghi di autentica convivenza civile, e non meri spazi attraversati da flussi di merci, è logorata dall’omologazione prodotta da globalizzazione e ideologia neoliberista. La politica, soprattutto di destra, si occupa delle città come teatri delle paure o vetrine per un turismo di lusso. Ai cittadini rimane un senso di solitudine, cavalcato da retoriche della sicurezza che non risolvono i problemi.

La città, la democrazia, la rendita

Le nostre città propongono sempre più il ruolo centrale della rendita a beneficio della finanza, dei grandi fondi, delle piattaforme digitali. Le case si trasformano, da luoghi di abitazione, in merci su cui speculare e i poveri diventano scarti di produzione, rifiuti da espellere nelle periferie, nei centri suburbani, nell’hinterland. La rendita e la connessa repressione diventano così i nemici più insidiosi della città e della democrazia.

Hélène Druvert, La casa di vetro (L’Ippocampo, 2025)

Una bambina che scopre una serra abbandonata, una selva in rovina di cui prendersi cura, e, in compagnia di altri bambini e tanti nuovi amici, riesce a far sorgere un vero arcobaleno nel grigiore della città. Un inno all’amicizia e alla natura, una storia universale dove l’avventura incontra la poesia, l’ambiente urbano s’intreccia a quello naturale, e l’infanzia si proietta nel mondo a venire.

Le zone rosse, ovvero come ridisegnare le città

Dalla fine del secolo scorso è in atto nelle società occidentali un processo di ridefinizione degli spazi urbani. Le zone centrali diventano luoghi di consumo, di turismo, di facciata e non tollerano la presenza di gruppi sociali e individui considerati antiestetici, disfunzionali, pericolosi e, per questo, da espellere. Nel nostro Paese le zone rosse sono l’ultima tappa di questa politica.

La metamorfosi della città: dall’accoglienza alle zone rosse

Una della caratteristiche storiche delle nostre città era l’accoglienza dei pellegrini, dei migranti, dei poveri, dei malati e la costruzione degli edifici loro destinati era affidata a grandi architetti. In epoca moderna la situazione è ribaltata: cacciati o respinti i migranti, murate e riempite di zone rosse le città, la fortezza Europa mostra il suo volto più spietato e feroce, dimenticando anche la memoria dell’ospitalità.

La legge “Salva-Milano”: il funerale dell’urbanistica

La legge “Salva Milano” è un attacco all’idea stessa di urbanistica e, insieme, a una concezione di città a misura d’uomo. Con essa la realizzazione di un grattacielo al posto di una vecchia costruzione a due piani passa per rigenerazione urbana senza rischi per le amministrazioni. E spiace (benché sia diventata un’abitudine) vedere che a questo scempio concorra la sinistra di governo (a Milano e non solo).

Lezioni dall’Abruzzo

La sconfitta del centro sinistra nelle elezioni regionali d’Abruzzo è maturata soprattutto nelle aree interne e nei centri meno popolosi, dove c’è stata una vera voragine di consensi. Ciò contiene un’indicazione di carattere nazionale: il voto d’opinione si ferma nelle città e nelle zone culturalmente più attive e non basta per vincere in un Paese in cui il 51% della popolazione vive in comuni con meno di 20.000 abitanti.