Sedotta e abbandonata. Difficile trovare altri due aggettivi che possano riassumere meglio la tragica situazione in cui si trova oggi l’Ucraina. Tratta in inganno dal “canto delle sirene” made in USA e Gran Bretagna – che promettevano la piena copertura militare e l’appoggio per l’ingresso nell’Unione Europea e soprattutto nella NATO –, si è lasciata trascinare in uno scontro impari e mortale con la Russia, e ha finito per giocare solo il ruolo di una pedina sacrificabile nello scacchiere dello scontro imperialista tra Russia e USA, che ora ha la necessità di una stabilizzazione perché il controllo geopolitico del pianeta non si gioca più come ai tempi della guerra fredda solo su due fronti. In campo, infatti, c’è anche la Cina. Difesa dell’indipendenza e autonomia di ogni Stato come della sua integrità territoriale sono nobili ideali ma la storia da tempo ha fatto capire che i motivi reali delle guerre sono altri e rispondono più realisticamente al controllo geopolitico dei territori strategici e alla rapina, anche a mano armata, delle risorse energetiche e minerarie del pianeta.
La radicale accelerazione della svolta dell’America trumpiana nello scaricare Kiev non deve far dimenticare che l’inganno ai danni dell’Ucraina e dell’Europa inizia ben prima, perché l’utilizzo strumentale del conflitto tra Russia e Ucraina rispetto agli interessi made in USA, porta la firma di presidenti democratici come Obama e Biden, perché il golpe di Kiev del febbraio 2014 che portò alla caduta del presidente filorusso Viktor Janukovyč fu favorito da ingerenze USA e di alcuni suoi valvassori e valvassini della NATO, che nel corso degli anni hanno formato e finanziato l’esercito ucraino in funzione antirussa. Effetto collaterale di questa guerra, non casuale ma cercato, l’indebolimento dell’economia europea che ha dovuto sostenere alti costi per le “sanzioni boomerang” alla Russia imposte dagli USA.
All’ipocrita “guanto di velluto” dei democratici si è sostituito il “pugno di ferro” dei repubblicani e oggi l’Ucraina, dopo essere stata mandata allo sbaraglio, viene brutalmente scaricata e anche estromessa dalla più che legittima partecipazione alle trattative per un eventuale accordo. Spregevoli il ricatto di Trump, che pretende un valore di 500 miliardi di dollari per lo sfruttamento delle “terre rare” ucraine come risarcimento dell’ingannevole sostegno sino ad oggi accordato, e la minaccia, in caso contrario, di staccare l’Ucraina dal sistema Starlink (la rete satellitare per internet del socio in affari Elon Musk). Lezione – quest’ultima – da tenere bene a mente anche da parte dell’Europa, perché affidarsi a questa rete satellitare vuol dire esporsi a possibili futuri ricatti di un’America che, con Trump e Musk, si rivela senza scrupoli inseguendo, a danno degli altri Paesi, l’obiettivo MAGA (acronimo di Make America Great Again, cioè “Rendiamo l’America di nuovo grande”).
Il “cerino in mano” di questa difficile crisi resta nelle mani dell’Europa, debole vaso di coccio tra vasi di ferro, che, dopo aver acriticamente condiviso la linea della NATO a trazione USA e averne pagato un prezzo pesante economico e politico, viene estromessa dalle trattative in corso, e al massimo sarà chiamata a sostenere i costi della ricostruzione di un Paese andato in pezzi. Non c’è da stupirsi perché gli USA hanno sempre considerato gli Europei “figli di un Dio minore” da tenere sotto tutela, visto che di fatto hanno condizionato e sabotato qualunque tentativo di svolta a sinistra dei governi europei, con un occhio di riguardo per l’Italia, siccome geograficamente posta sul confine stabilito dalla guerra fredda. Interessante in proposito resta un risalente articolo di Rodolfo Brancoli (La lunga pioggia di bustarelle sul palazzo romano e dintorni, la Repubblica, 27 settembre 1987), che ricostruisce la storia dei fondi made in USA erogati alle forze moderate o di centro destra per condizionare le scelte politiche nel nostro Paese, come il finanziamento per “aiutare” la divisione del Partito Socialista, sostenendo la minoranza di Giuseppe Saragat che provocò la scissione, indebolendo il PSIUP di Pietro Nenni favorevole a un’alleanza con il PCI.
La guerra contro l’Ucraina è un crimine che poteva/doveva essere evitato se la situazione geopolitica di quell’area già instabile, non fosse stata oggetto di una continua e ricercata destabilizzazione. Era impensabile che, dopo il continuo ampliamento della NATO (che ha inglobato 14 paesi dell’ex Unione Sovietica), la Russia accettasse senza reagire anche l’ingresso dell’Ucraina, perché la dottrina americana che considerava il Sud America come il “cortile di casa” non è diversa da quella della Russia che considerava i Paesi dell’Est come il proprio “cortile di casa” (da cui alcuni Stati sono riusciti ad uscire solo nel periodo della grave crisi iniziata con la caduta del Muro di Berlino e proseguita nei primi anni 2000 con l’espansione NATO e l’allargamento dell’Unione Europea ad Est). Ed era impensabile che la caduta del presidente filorusso Viktor Janukovyč del 2014, incoraggiata dagli USA e Gran Bretagna, non avesse drammatiche conseguenze per l’Ucraina stessa: occupazione della Crimea ed esplosione della polveriera del Donbass, in cui Kiev, sbagliando, non ha mai riconosciuto forme di autonomia alle aree a maggioranza filorussa. Anche se – superfluo dirlo – queste colpevoli destabilizzazioni spiegano ma non giustificano l’aggressione della Russia all’indipendenza dell’Ucraina, perché in ogni caso questa è una aggressione imperialista che viola il principio fondamentale del predominio del diritto sulla guerra.
Ora l’evoluzione del conflitto mette in forte difficoltà gli “utili idioti occidentali” – così ieri erano definiti i simpatizzanti per l’impero sovietico e oggi possono essere definiti i simpatizzanti per l’impero americano – che non riescono a darsi ragione di come l’America sia pronta a sbranare, al pari della Russia, l’Ucraina di cui ieri era alleata, dopo averla strumentalizzata e usata per erodere, senza riuscirci, l’economia e il potenziale bellico della Russia: “utili idioti” che fino a ieri bollavano con l’appellativo di “putiniani” gli autori di qualunque analisi critica sullo scoppio della guerra difforme dal pensiero unico imposto dalla NATO a trazione USA.
La guerra in Ucraina probabilmente è giunta al suo peggior epilogo e contemporaneamente apre a scenari inquietanti rispetto a nuovi e imprevedibili equilibri geopolitici di controllo del pianeta da parte dei due maggiori imperialismi – quello americano e quello russo – che, non possono esserci dubbi in proposito, sono due facce della stessa medaglia. E la Cina non starà alla finestra.

Grazie Giovanni…. analisi limpida e reale. Senza ipocrisia hai svelato quello che, dall’ inizio dell’invasione russa, molti non ammettevano per pura opportunità ma ben sapevano già la conclusione “finale”!!!!