Si apre una stagione referendaria: non c’è posto per “pontieri”

I referendum non piacciono alla destra (e non ad essa soltanto). Mentre c’è chi si affanna a sostenere l’inammissibilità di una consultazione popolare sull’autonomia differenziata, altri mettono le mani avanti per aggiungere voti a quelli già pacifici per il premierato, in modo da evitare il referendum “confermativo”. Ma i “pontieri” intorbidano solo le acque. Sul premierato non c’è mediazione possibile.

Gli aspiranti riformatori della Costituzione e la resurrezione dei morti

La disinvoltura degli aspiranti costituenti è, a dir poco, imbarazzante. Non si lasciano scoraggiare neppure dalla morte. Si prevede, infatti, che «nei casi di morte, impedimento permanente, decadenza, il Presidente della Repubblica può conferire l’incarico di formare il Governo al Presidente del Consiglio dimissionario». Semplice, basta assicurarne la resurrezione!

Messina: l’inganno del ponte

Su impulso del ministro delle infrastrutture Salvini è tornato all’ordine del giorno il ponte sullo Stretto. Al di là della propaganda e delle chiacchiere ministeriali, il progetto del ponte rappresenta un grande inganno a danno dell’intera comunità nazionale, particolarmente grave perché la sua realizzazione sarebbe sotto molti punti di vista devastante, soprattutto per Calabria e Sicilia.

Il crimine di Ilaria Salis: essere antifascista

C’è una donna incatenata e tenuta al guinzaglio. Tanto dovrebbe bastare a produrre una reazione durissima e immediata. Perché la violenza legittima degli Stati incontra il limite invalicabile della dignità. Ma ciò non vale per il nostro governo e la sua maggioranza. Ilaria Salis non merita difesa perché è antifascista. E ciò fa venir meno, per i nostri nazionalisti postfascisti, persino il fatto di essere italiana.

Tutto il potere a un solo partito

Quello di Meloni non è il primo governo della destra, con all’interno esponenti postfascisti o fascisti tout court. È già accaduto 30 anni fa con il primo Governo Berlusconi. Ma c’è, oggi, del nuovo: l’ostentazione delle radici, la bulimica pretesa di occupare tutti i posti e, soprattutto, il tentativo di sostituire una destra di coalizione con una destra egemonizzata da un solo partito, anzi da un clan politico-familiare.

Meloni

Meloni ’24 – A che punto è la notte

La conferenza stampa d’inizio anno di Giorgia Meloni ha dato la misura di quanto in basso sia caduto il nostro Paese. Una classe di governo da suburra. Un mondo giornalistico da paese di sonnambuli. Nonostante l’opinione prevalente, Meloni non è migliore dei suoi camerati. Sono il prodotto della stessa storia. Acca Larentia lo dimostra. Perciò tra questione antifascista e livello infimo del governo il nesso è inscindibile.

2023-2024: tra guerre e fascismo incombente, non essere ciechi al futuro

Sull’orlo di questo anno terribile che si chiude, mentre se ne apre un altro che si annuncia non meno tremendo, penso che almeno una cosa dobbiamo fare: non distogliere lo sguardo dalla realtà. Provare ad ascoltare quel che accade, a non ignorare sintomi e segnali di pericolo è l’unico modo di onorare insieme il sacrificio dei nostri padri e di amare davvero i nostri figli. Potremmo non avere molto tempo, per farlo.

Il fascismo non è un’opinione, è un delitto

Nel nostro sistema costituzionale il fascismo non è un’opinione ma un delitto. La libertà di espressione si dispiega senza limiti, salvo uno: l’ideologia fascista. Eppure le manifestazioni del fascismo riemergente sono per lo più sottovalutate e tollerate dalle istituzioni mentre le reazioni e le azioni di contrasto, nelle piazze come nelle Università, sono represse in maniera indiscriminata.

Emiri, nucleare e Istituto Luce

La COP28 sui cambiamenti climatici è ormai diventata una tragedia buffa in cui si alternano emiri che proclamano la necessità del petrolio pena, altrimenti, il ritorno all’epoca delle caverne e governi che decantano le magnifiche sorti progressive del nucleare, in un contesto propagandistico da Istituto Luce. Si tratta in realtà di un gioco delle parti: l’importante è non mettere in discussione il potere e la ricchezza dei paesi ricchi.

Giorgia Meloni, Lilli Gruber e la cultura patriarcale

A Lilli Gruber che le contesta una cultura patriarcale, Giorgia Meloni risponde con una foto di famiglia tutta al femminile. Ma la foto che si richiede a un presidente del Consiglio (come Meloni ama definirsi) è quella della famiglia politica, non di quella biologica. E quella foto rivela in modo univoco un doppio disprezzo: per l’emancipazione e la libertà delle donne e per la pace (e i pacifisti), due facce della stessa medaglia.