La sinistra e la guerra a tutti i costi

La sinistra non riesce a liberarsi dal giogo della strategia e dell’economia di guerra che stanno sconquassando anche le più solide democrazie europee. Mentre le destre radicali avanzano ovunque sventolando la bandiera del negoziato. Cosa aspettano i guerrieri democratici a deporre l’elmetto, che hanno cocciutamente depositato in testa, per far funzionare il cervello della politica?

I giudici, il potere, la nostalgia del fascismo

L’insofferenza della destra per le regole si traduce in sistematica aggressione dei giudici: che siano autori di di decisioni sgradite o che abbiano espresso critiche al Governo. L’obiettivo è intimidirli e, in prospettiva, rimuoverli, come prevedeva una legge fascista del 1925. Intanto si tenta di modificare le regole della competenza: volte mai si trovino giudici più ossequienti ai desiderata del potere…

La violenza è del Governo

Esponenti del governo evocano il clima di odio e di violenza, scenari di altri tempi, per criminalizzare le manifestazioni degli studenti. Ma, a ben guardare, la violenza – che certo non è mai accettabile in democrazia – la esercita soprattutto il Governo: contro la magistratura, contro i migranti, contro chi dissente. Il tutto condito dal vittimismo di un potere che travalica i suoi limiti e pretende di incarnare anche l’oppresso dal potere.

Manganelli e impunità

Due docenti universitarie, qualificandosi, si interpongono, per evitare scontri, tra gli studenti che manifestano e le forze di polizia che li fronteggiano. Il risultato è che vengono anch’esse manganellate. Ma per il pubblico ministero, investito del conseguente procedimento per lesioni, non ci sono reati. Evidentemente l’opzione per l’impunità della polizia “a prescindere” è non solo di parte della politica ma anche di molti magistrati.

La pace che vogliamo non è quella dei cimiteri

Tutti dichiarano di volere la pace: anche i governi che continuano a fornire armi a Israele; anche Netanyahu mentre autorizza l’assassinio del leader di Herzbollah; anche Zelensky, che fa coincidere la pace con la “vittoria”. Là dove ciascuno invoca la “pace giusta” si continua a combattere a oltranza. E il fanatismo dei “buoni” non è meno pericoloso di quello dei “cattivi”. Perseguiamo, almeno, la pace secondo il diritto!

Il fascismo in marcia e la debolezza degli anticorpi

Quello che va in scena in questi giorni, con le intimidazioni del Governo nei confronti della magistratura, non è un conflitto tra giudici e potere politico, ma una tappa del processo di fascistizzazione dello Stato. Una tappa che presenta singolari analogie con quanto accaduto negli anni Venti, anche nella debolezza della reazione dei vertici istituzionali contro la deriva eversiva.

L’Università aspetta il colpo di grazia: nel disinteresse generale

Mentre l’Università non chiude i battenti solo grazie al lavoro dei precari, il Governo si appresta a demolirne quel che resta. Ci aspettano, infatti, un’ulteriore precarizzazione, nuove regole per il reclutamento dei docenti, la riconfigurazione dei compiti dei professori. E, quel che è peggio, ciò avviene nel disinteresse delle componenti accademiche e dell’opinione pubblica.

Decreto flussi, la riforma che non cambia (quasi) niente

L’ennesimo decreto immigrazione del Governo Meloni è un insieme di norme eterogenee e disorganiche. Per quanto riguarda gli ingressi per lavoro, esso introduce alcune modifiche potenzialmente positive ma elude la questione di fondo dell’irrazionalità dell’attuale sistema fondato sull’incontro a distanza tra domanda e offerta e della necessità di prevedere la possibilità di ingresso per “ricerca di lavoro”.

Chi “vince” ha il diritto di governare? Non sempre in un sistema parlamentare

Non sempre la maggioranza relativa dei voti basta ad attribuire “il diritto di governare”. Ciò vale oggi per l’Austria ma anche, nonostante le rivendicazioni della sinistra, per la Francia. Per la decisiva ragione che nei sistemi parlamentari le elezioni servono a misurare gli orientamenti politici del Paese, non a sancire vincitori e vinti, e ciò che conta è la capacità di costruire alleanze post-elettorali suscettibili di coinvolgere la maggioranza degli eletti.

Il ritorno di Mario Draghi, camuffato e con l’elmetto

Mario Draghi è tornato. Camuffato da Keynes e trasformato in apostolo del rafforzamento della competitività europea realizzata con una forte iniezione di soldi pubblici. Ma è solo apparenza. La realtà è il progetto di investire nell’industria bellica assecondando la deriva verso un mondo dominato da poli autosufficienti dal punto di vista energetico e tecnologico, nonché armati fino ai denti.