15 marzo

15 marzo: “Preferirei di no”

Alla Piazza del 15 marzo rispondo sommessamente “Preferirei di no”. Perché nella migliore delle ipotesi il fervorino che la convoca è talmente generico da non dire praticamente nulla, e nella peggiore perché aderirvi significherebbe una implicita accettazione dell’Europa così com’è, con la sua pessima classe dirigente ossessionata dal mito del riarmo. Il ritorno di Trump, emblematica “figura del male”, dovrebbe richiamarci invece a un serio confronto con la realtà.

Sedotta e abbandonata

La “pax americana” dettata da Trump non lascia dubbi. L’Ucraina è stata, ed è, una semplice e sacrificabile pedina nello scontro tra Russia e USA. A conferma del fatto che la “tutela delle minoranze” e l’“integrità territoriale” degli Stati sono solo uno schermo e che le guerre si fanno per il controllo geopolitico di territori strategici. Ora il cerino resta in mano a un’Europa che si è condannata con le proprie stesse mani alla subalternità.

Toghe rosse e camicie nere

Il Governo e la sua maggioranza accusano i magistrati di politicizzazione e proclamano la necessità di separare le carriere di giudici e pubblici ministeri. In realtà la separazione è già in atto e, con il termine politicizzazione, si indica, a ben guardare, l’indipendenza dei magistrati, mal tollerata dal potere. Il fatto più inquietante è che i discorsi sono molto simili a quelli di cent’anni fa. Mancano solo le camicie nere.

Fonderie nucleari?

“Noi tireremo diritto” è il motto del Governo riguardo al nucleare. Il ministro “competente” (si fa per dire) e la presidente del Consiglio, incuranti del fatto che l’economicità del nucleare sta sempre più declinando e che i tempi di realizzazione di nuove centrali sono incompatibili con quelli di un’emergenza climatica più che incombente, decantano le virtù di una “fusione nucleare” di là da venire e, comunque, piena di controindicazioni.

L’autonomia differenziata e il referendum negato

Il referendum abrogativo della legge sull’autonomia differenziata non si farà. La Corte costituzionale lo ha dichiarato inammissibile ritenendo il quesito non chiaro e rivolto alla norma costituzionale di riferimento più che alla legge. Motivazioni infondate per una sentenza incomprensibile, che lascia, peraltro, impregiudicata la questione dell’autonomia, rimessa al Parlamento anziché al voto popolare.

Dopo Ramy: violenza, ordine pubblico, ipocrisia

In alcune manifestazioni di protesta per la morte di Ramy Elgaml ci sono stati scontri tra dimostranti e forze di polizia. Come, in casi analoghi, a Los Angeles, a Lione o a Londra. Ma la maggior parte della politica ha preferito ignorare le ragioni della protesta e invocare repressione per i manifestanti e impunità per la polizia. Ancora una volta, meglio raccattare qualche voto in più che affrontare i problemi…

C’è chi vuole un carcere incostituzionale. E gli altri?

Bisogna entrare in un carcere “normale” per capire il degrado in cui si vive 365 giorni l’anno. La politica lo sa ed è consapevole di quanto sia violata l’idea di pena scritta in Costituzione. Eppure è totalmente indifferente, come si vede dal rifiuto aprioristico di ogni provvedimento di amnistia o indulto. Per alcuni questo è un vanto (del resto la Costituzione non è la loro). Ma per gli altri?

Europa

Il suicidio dell’Europa

Il progressivo suicidio dell’Europa per mano di una classe politica terribilmente mediocre e pronta a liquidare il nostro patrimonio di cultura della mediazione e della convivenza in nome di un’ aggressiva economia di guerra trova forse una spiegazione nella disperazione di chi sa di non poter più controllare né risolvere le contraddizioni mortali che è andato accumulando. E considera il “Tempo della guerra” come una possibile soluzione.

Quali linee guida per insegnare l’educazione civica?

Egregio Ministro Valditara. Le scrivo per ringraziarla delle Linee guida sull’insegnamento dell’educazione civica che ci ha inviato all’inizio dell’anno scolastico. Da oggi abbiamo un punto fermo nel nostro lavoro di docenti ed educatori: ci dirigeremo nella direzione esattamente opposta a quanto ci indica. Lo faremo quando parleremo di Costituzione, di proprietà, di uguaglianza, di diritti, di patria, di fascismo.

L’avvenire ormai è quasi passato

Noi che eravamo giovani nell’89 vedevamo dinanzi a noi un orizzonte sereno e sognavamo un futuro colmo di speranza. In quell’epoca, il treno della Storia era stato messo su un binario che correva verso un avvenire luminoso. Purtroppo quell’avvenire che ci avevano promesso con la caduta del muro di Berlino è tramontato nell’arco di una generazione, e alla fine la parola è tornata alle armi.