Clima: fermare i diesel per qualche giorno non basta

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Le indagini statistiche riguardanti più di 100 città italiane, fatte ogni anno da Legambiente e Il Sole 24 Ore sulle performance ambientali (con Trento la più virtuosa) e ora anche climatiche (con Bari al primo posto), ci dicono che la temperatura media si è alzata di 1,8°, superando così la soglia di sicurezza di 1,5° indicata dagli scienziati per non avere conseguenze disastrose e irreversibili sul clima. Per quanto riguarda invece la vivibilità ambientale, le città più verdi e meno inquinate si trovano tutte al Centro Nord, ma poche nella Pianura Padana dove i livelli di Ozono O3, Biossido di azoto NO2, polveri sottili PM10 – Pm 2,5 superano per molti giorni all’anno i limiti consentiti dalle indicazioni europee. A causa di questa situazione l’Italia ha collezionato sei nuove procedure di infrazione, di cui tre ambientali (acqua, aria, rumore, più la terra dei fuochi in attesa di interventi risolutivi). Le procedure di infrazione già in essere sono 69, di cui 24 per l’ambiente, costate 800 milioni di euro negli ultimi anni per sussidi persi. Nello specifico in Italia manca la revisione del Piano di Controllo della Qualità dell’Aria, Direttiva NEC – UE 2016/2284, fondamentale per ridurre le emissioni di sostanze inquinanti come ossidi di azoto, ammoniaca, particolato fine. Il Piano dovrebbe indicare le misure atte ad abbassare i livelli di inquinamento prodotto da industria, trasporti, agricoltura.

La Pianura Padana è tuttora la regione più inquinata d’Europa, con un forte inquinamento dell’aria non più concentrato solo nelle grandi città ma diffuso anche nelle campagne. Le cause di questo disastro ambientale sono la presenza di grandi città industriali con l’inquinamento da traffico e da edifici, le pratiche agricole fortemente legate all’industria chimica (concimi, nitrati, solfiti, anticrittogamici), la forte concentrazione di fabbriche e di estesi e diffusi allevamenti intensivi che producono liquami e metano in gran quantità e infine le centrali a biomassa troppo numerose che spesso bruciano il legno dei nostri boschi, recuperato con metodi illegali. Le centrali a biomassa inizialmente sarebbero dovute servire per smaltire i liquami e gli sfalci delle aziende agricole, fornendo così energia autoprodotta, ma rappresentano ormai un grave problema perché emettono una gran quantità di polveri sottili; troppo spesso sono alimentate da legnami di cui è difficile la tracciabilità o con cippato venduto a caro prezzo, ottenuto tagliando illegalmente e senza pagare, alberi anche in aree protette. Le truffe e gli abbattimenti a danno di boschi sono purtroppo piuttosto frequenti: è di questi giorni un caso in Piemonte che ha reso più di 350.000 euro illegali, ultimo di truffe diffuse dalla Calabria alla Toscana, ai boschi delle nostre montagne. Le città del Sud per parte loro sono poco attente ai problemi del traffico, non incrementano la mobilità dolce e il trasporto pubblico, con il centro città molto inquinato (Palermo, limiti sforati 89 giorni), hanno poco verde urbano, una forte dispersione delle acque (45%), producono troppi rifiuti, a eccezione di Cosenza ben piazzata nella classifica delle città virtuose; mentre al Nord anche quest’anno la maglia nera tocca ad Alessandria con parametri ambientali simili a quelli del Sud Italia.

Per avere nel 2050 un’Europa climaticamente neutra e combattere seriamente i disastri del riscaldamento globale, occorre centrare gli Obiettivi di Sostenibilità di Medio Termine fissati dalla Commissione europea per il 2030. Per allora dovremmo aver dimezzato la quantità di anidride carbonica CO2 emessa nell’aria, migliorando decisamente la vivibilità nelle città, abbattendo l’inquinamento e le polveri sottili, dal cui effetto dannoso possono salvarci soltanto le piante, utilizzando prevalentemente energie rinnovabili e incrementando verde urbano, aree naturali protette e un’agricoltura rigenerativa libera da prodotti chimici. Purtroppo, le politiche ambientali e sociali messe in atto finora sono frutto di una visione miope e non lungimirante, con una strategia climatica inadeguata a superare la crisi, che colpisce con particolare virulenza l’Italia posta al centro del Mediterraneo, un mare chiuso che si riscalda più velocemente delle altre aree del pianeta. Di questo passo solo il 18% dei target dell’Agenda 2030 sarà raggiunto, a meno di invertire decisamente la rotta degli interventi. Nella classifica delle performance ambientali l’Italia è retrocessa al 43° posto (nel 2022 eravamo in 29ª posizione), oberata da multe e procedure di infrazione: 1,2 miliardi di euro dal 2012 con una media di 90 milioni all’anno. Di questi, 854 milioni sono multe causate da infrazioni ambientali. Eppure il nostro paese ha un territorio fragilissimo ed è il più colpito in Europa da eventi estremi, 5º al mondo, con danni da miliardi di euro.

Attualmente, grazie alla decarbonizzazione, un kW ore prodotto emette solo 200 g di CO2, il 65% in meno rispetto agli anni ‘90: infatti, con la transizione ecologica, le emissioni in Europa sono diminuite del 37% in media contro il misero 26,4% in Italia. Tuttavia, a causa della forte industrializzazione, la concentrazione globale di CO2 in atmosfera è più che raddoppiata dall’era preindustriale (da 230 a 430 ppm parti per milione), arrivando sempre più vicina alla soglia di 450 ppm, indicata dagli scienziati come punto di non ritorno per il cambiamento climatico (dati Aeronautica Militare). Per il 2030 secondo la Direttiva per la Qualità dell’Aria dell’Unione Europea i livelli stabiliti per gli inquinanti, individuati per proteggere la salute dei suoi cittadini, pur meno stringenti di quelli dell’OMS saranno più severi degli attuali, anche per scongiurare i numerosi decessi prematuri dovuti all’inquinamento atmosferico (48mila), dato che le polveri sottili entrano nel sangue, arrivano a polmoni, cuore e altri organi e ne minano irrimediabilmente la salute. Secondo i nuovi target sarebbero fuorilegge ben il 71% delle città italiane per il PM 10 (max 45 microgr/m3 fino a 18 giorni) e il 45% per il biossido di azoto NO2 (max 20 µg/m3 media annuale).

Urgono dunque strategie per salvaguardare la salute dei cittadini e intervenire su vari aspetti tra cui l’inquinamento da traffico e da riscaldamento/raffreddamento degli edifici (risolvibile con incentivi alle famiglie), gli allevamenti intensivi (che dovranno essere meno estesi), le centrali a biomassa (che dovrebbero servire esclusivamente alle aziende agricole per il trattamento di liquami e scarti), le polveri sottili e le ondate di calore (cui porre rimedio con l’inserimento di foreste urbane nei centri abitati). È ormai universalmente assodato che una buona parte delle emissioni climalteranti potrebbe essere compensata con un deciso incremento delle aree verdi grazie ai loro numerosi benefici ecosistemici.

Infine due buone notizie derivate dagli ultimi aggiornamenti europei per il riconoscimento dei diritti dei cittadini a essere risarciti per i danni alla salute provocati dal riscaldamento climatico e contro i reati ambientali, a seguito del superamento dei parametri indicati dall’Unione Europea. La prima riguarda il diritto al Risarcimento Salute sancito dalla Direttiva 2024/2881/UE che aggiorna le norme sulla qualità dell’aria e obbliga gli Stati membri a recepirlo entro l’11 dicembre 2026: tale diritto riconosce ai cittadini la possibilità di ottenere dal proprio Stato un risarcimento per i danni alla salute causati dalla violazione delle norme europee sulla qualità dell’aria e dal riscaldamento climatico. La seconda concerne il diritto alla responsabilità ambientale ELD-2004/35/CE, che si basa sul principio “chi inquina paga” e fornisce una base giuridica certa contro gli ecoreati.

Per concludere fermare i diesel per qualche giorno non basta, urge una strategia politica globale e di lungo respiro affinché «gli effetti negativi dei cambiamenti climatici non compromettano alcuni diritti umani come il diritto alla salute e ad un tenore di vita adeguato» (Raccomandazione ONU 2025).

Gli autori

Margherita (Rita) Corona

Margherita (Rita) Corona, laureata in Scienze naturali si occupa da sempre di tematiche ambientali

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