Margherita (Rita) Corona, laureata in Scienze naturali si occupa da sempre di tematiche ambientali
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La saggezza dei popoli ha ben chiaro da sempre che tentare di regolare artificialmente le forze della natura causa disastri incontenibili. Ma attualmente chi prende le decisioni rispetto agli interventi da fare sui territori è scollegato dalle comunità che su questi territori vivono e non segue le regole del bene comune ma gli imperativi categorici di far denaro a tutti i costi, nel modo più veloce e massimizzato possibile.
La biodiversità, che assicura la presenza di piante con caratteristiche differenti e il riparo a milioni di specie animali, è la base della sicurezza alimentare e di tutti i tipi di ecosistemi presenti sulla terra. Per assicurarla e per rimediare ai danni prodotti negli ultimi decenni, sono peraltro necessari capitali ingenti. La COP 16 di Roma dello scorso febbraio ha posto alcune premesse per andare in quella direzione.
La California è un enorme rogo inarrestabile, in Florida cade la neve, a New York si mettono in cantiere sbarramenti lungo le coste per evitare che Manhattan venga inghiottita dalle onde. Ma Trump nega le evidenze del riscaldamento globale. La ragione è una sola: la tutela degli interessi dei petrolieri, suoi grandi elettori.
Una delle operazioni necessarie per contenere il riscaldamento globale è il trasferimento di risorse finanziarie dai paesi industrializzati, che ne sono in gran parte responsabili, ai paesi poveri, privi di mezzi per fare la loro parte nella transizione energetica. La Cop 29 di Baku avrebbe dovuto definirne entità e modalità ma si è conclusa con un fallimento, anche per il peso che hanno avuto i lobbisti del fossile.
La COP 29 è stata una tappa deludente nel percorso verso l’abbandono dei combustibili fossili. Già la scelta della sede (l’Azerbaijan, grande estrattore ed esportatore di gas e petrolio) non lasciava presagire nulla di buono. Il resto lo hanno fatto i lobbisti e gli interessi dei paesi del Nord del mondo. Il risultato è stato la mortificazione delle esigenze dei paesi “fragili”.
Organizzata a Torino da Slow Food, “Terra Madre” è un’originale manifestazione che ha l’obiettivo di diffondere il concetto di ”cibo buono, pulito e giusto” e di dare spazio e visibilità, sul tema, ai popoli nativi. I suoi protagonisti sono contadini, pastori, pescatori, spesso vessati dai governi e dai disastri del riscaldamento globale, che, con la loro attività, ignorata dai più, sfamano il 75% della popolazione del mondo.
La legge per il Ripristino della Natura pone all’Europa l’ambizioso obiettivo di riportare in salute, entro il 2050, ecosistemi e biodiversità, di azzerare le emissioni di CO2 e di proteggere la sicurezza alimentare. La novità più rilevante è – come risulta dal titolo stesso della legge – il superamento del concetto di tutela con quello di ripristino. Superfluo dirlo, il Governo italiano ha votato contro…
Anche quest’anno il Festival di Cinemambiente di Torino ha regalato sei giorni di grandi emozioni e di inaspettate conoscenze, alternando denunce socio ambientali a racconti di riscatto e speranza. Con una buona notizia finale: informazioni e programma dei filmati si trovano sul sito di Cinemambiente 2024; gran parte di essi può essere vista in streaming sulla piattaforma di cinema indipendente OpenDDB.
Quello di oggi non è il migliore dei mondi possibili, ma solo pensando che sia migliorabile si può partecipare alla vita sociale e politica del paese. La speranza, l’entusiasmo, l’utopia sono le precondizioni di ogni cambiamento e aiutano a parlare, oltre che alla ragione, ai sentimenti delle persone. È tempo che la sinistra ne prenda atto, esca dal ripiegamento su se stessa e riprenda l’utopia di un mondo più giusto.
Che l’acqua sia un bene prezioso ma non infinito è cosa nota. Eppure, nel nostro Paese, lo spreco sembra essere la regola e, complice la mancanza di piogge determinata dai cambiamenti climatici, gli effetti cominciano a farsi sentire drammaticamente, nonostante la ricchezza delle fonti idriche. Le aziende e gli enti virtuosi non mancano, ma è l’intervento dello Stato ad essere gravemente carente.