Lavoratori pubblici, immigrati sans papiers, universitari pro-Palestina, donne che scelgono di abortire, giudici imparziali, persone assistite dal risibile Stato sociale ecc. sono gli obiettivi delle politiche dei primi mesi del secondo Trump. Tutto era già scritto nel famigerato “Project 2025 Presidential Transition”, la sceneggiatura del revanscismo che oggi lui sta recitando, redatta dalla Heritage Foundation col contributo di più di 1.000 organizzazioni della destra reazionaria. Un apposito sito di questa fondazione (https://www.project2025.observer/) elenca via via, divisi per agenzia federale e argomento, gli obiettivi raggiunti o in arrivo, che ad oggi sarebbero già più del 40% dei provvedimenti previsti.
Gli estensori del progetto sono in brodo di giuggiole: è in corso una vera e propria estinzione dello Stato. Non quella che Marx aveva previsto, nella seconda fase della transizione al comunismo, soprattutto nel suo scritto La guerra civile in Francia, dopo la sconfitta della Comune di Parigi. Ma la cancellazione, sia dello Stato sociale, retaggio delle lotte del Lavoro, con ulteriori trasferimenti di risorse dai poveri ai ricchi, sia dell’equilibrio dei poteri del liberalismo, con la trasformazione della struttura istituzionale in una dittatura presidenziale al cui servizio sarà inevitabilmente incrementata, per reprimere il dissenso, la funzione militare, anche con compiti d’intervento nel Paese I trumpisti estinguono cioè lo Stato nella direzione opposta a quella prefigurata da Marx: non a favore ma contro i lavoratori, non per il “Quarto Stato” ma per i miliardari. Che sono poi quelli che scrivono per il presidente gli ordini esecutivi e le leggi che sono utili a loro per aprire mercati con ulteriori privatizzazioni.
In questo riavvolgere pubblicamente la storia dei diritti del popolo statunitense, a suon di ordini esecutivi presidenziali, l’ambiente e l’energia sarebbero già oltre il 60% delle prescrizioni del Project 2025 dedicate a questi temi. Ben 145 sono le azioni già varate per annullare regole che, seppur insufficienti, proteggevano l’aria, l’acqua, il paesaggio, le foreste, la fauna selvatica in via di estinzione. Ciò nel quadro di un’intensificazione dell’uso dei combustibili fossili, utilizzando per la ricerca impattante di energia anche le terre protette con un attacco al ruolo del Bureau of Land Management (BLM), l’ente che tutela il ruolo dei parchi nazionali, sottratti nei decenni alla speculazione privata. Tali azioni anti-ambientali sono, in quattro mesi, in numero superiore a quelle che Trump stesso aveva deciso in tutto il suo primo mandato.
L’incipit di molte nuove norme ricalca quello dell’ordine esecutivo di Trump dell’8 aprile scorso in cui si afferma il suo impegno «a liberare l’energia americana attraverso la rimozione di tutti gli ostacoli illegittimi all’identificazione, allo sviluppo, all’ubicazione, alla produzione, agli investimenti o all’uso di risorse energetiche nazionali» che sono «essenziali per la sicurezza degli Stati Uniti, così come per la nostra politica estera. In poche parole, gli americani stanno meglio quando gli Stati Uniti sono dominanti energeticamente». Spesso queste norme antiecologiche, già attive o che stanno per essere varate, ma non solo quelle su questo argomento, sono in evidente contrasto con le leggi esistenti, e magari anche con la Costituzione, ma la loro massiccia successione e le minacce, non certo velate, ai magistrati e agli ambientalisti che cercano di combatterle hanno impedito finora una risposta complessiva.
Si assiste, non solo alla nuova fuoriuscita degli USA dai già insufficienti accordi di Parigi contro l’emergenza climatica, che Trump definisce il «presunto, ideologico, cambiamento climatico», ma alla soppressione dei vincoli sull’inquinamento dei veicoli e delle centrali elettriche a carbone, e alla diffusione ulteriore della pericolosa frantumazione idraulica (fracking) in terra e in mare alla ricerca di energia, anche attraverso l’attacco al personale (con alcune migliaia di licenziamenti) e alle tutele dei parchi nazionali. Ciò in nome di una nuova definizione di “emergenza climatica” che non prevede l’eolico e il solare ma ritorna al secolo scorso, ridicolizzando gli allarmi lanciati dagli scienziati e ripagando i grandi contributi alla campagna presidenziale di Trump donatigli dall’industria petrolifera. «L’America è seduta su un tesoro di energia, e sotto la guida del presidente Trump, lo stiamo sbloccando», afferma Doug Burgum, segretario degli Interni. Energia che sarà persino superiore alle esigenze interne, malgrado il previsto grande aumento di necessità a causa dello sviluppo dei data center dell’Intelligenza Artificiale generativa, e che potrebbe portare gli Stati Uniti tra gli esportatori maggiori del mondo, oltre che il maggiore inquinatore del Pianeta.
Accanto a Trump, che firma la soppressione delle regole stabilite lentamente dalle precedenti amministrazioni per risollevare il clima del pianeta, sono comparse lo scorso 8 aprile pallide controfigure del lavoro dipendente in casco da minatore, ben lontane dai tanti loro eroici predecessori che hanno lottato nelle miniere per il salario ma anche per difendere la loro salute e quella delle comunità. Lavoratori che oggi perorano la falsa ideologia trumpiana del “bel carbone pulito”, promossa dall’attacco ai regolamenti sulle emissioni nocive delle centrali a carbone. Emissioni tra cui quell’anidride solforosa che uno studio pubblicato del 2023 sulla rivista Science ha stimato che, solo negli anni tra il 1999 e il 2020, sarebbe stata causa di 460.000 morti negli Stati Uniti.
Trump ha lanciato un appello alle imprese energetiche internazionali ad approfittare della deregolamentazione ambientale statunitense con lo slogan “No Environmental Delays. Don’t Wait, Do It Now!”, come a dire “Fatevi avanti, non ci sono sono più fastidiosi intoppi ambientali!”, si potrà anche richiedere concessioni di trivellazione nelle terre federali e realizzare infrastrutture lungamente contestate dalle comunità locali. Nel convulso accanimento contro le tutele ambientali, Trump se l’è presa pure con le cannucce non di plastica ma di carta (che non potranno più essere usate negli uffici federali) e coi soffioni delle docce che non gli permettono una doccia di quelle che consumano litri d’acqua potabile (nella logica “make America’s showers great again”).
Più in generale, fin dal suo primo giorno di insediamento, Trump si è mosso sulla via di sopprimere alcune delle leggi ambientali dell’amministrazione Biden e la riduzione del ruolo dell’agenzia federale per la protezione dell’ambiente (U.S. Environmental Protection Agency- EPA) attraverso licenziamenti e spinta all’esodo dei dipendenti, interruzione delle sovvenzioni e dei programmi e soppressione dell’ufficio della giustizia ambientale. Michelle Roos, direttore esecutivo di Environmental Protection Network, un esteso gruppo di ex dipendenti dell’EPA dichiara: «Non si tratta di efficienza del governo. Si tratta di mettere gli interessi dei grandi inquinatori al di sopra dei diritti delle persone di respirare aria pulita e bere acqua sicura». La cancellazione dei compiti sociali o ambientali delle numerose agenzie federali, se non la soppressione totale di alcune di esse, è uno degli obiettivi del DOGE diretto da Musk.
Una delle prossime mosse, sempre secondo quando prevede il Project 2025, è quella di taroccare le attività federali in materia di scienza del clima e di previsioni meteorologiche. A ciò si giungerà coi licenziamenti di quasi 400 scienziati che hanno lavorato finora, a seguito di una legge del 1990, al rapporto di valutazione nazionale del clima. Così pure è prevista la soppressione della National Oceanic and Atmospheric Administration, il settore che si occupa di scienza del clima che Trump vede come un nemico, definendolo «uno dei principali motori dell’industria dell’allarme sui cambiamenti climatici», perché ostacola il negazionismo della sua amministrazione. La quale non vuole che le catastrofi ambientali che si stanno sempre più verificando siano addebitate al cambiamento del clima, a cui invece si dovrebbe correre ai ripari con politiche coerenti, anche di sostituzioni dei combustibili fossili. Invece, Trump intende vietare le leggi, radicalmente contrarie al loro utilizzo, varate da alcuni Stati della Federazione. E, non a caso, intenderebbe anche annettersi il Canada, un fornitore di acqua potabile agli USA, ben sapendo che la valanga di azioni contrarie alla vita del Pianeta produrrà, non solo una diminuzione ulteriore della salute dei cittadini, ma un maggiore inquinamento dell’aria e delle acque degli Stati Uniti
La storia delle tante diffuse e separate lotte pro-ambiente del popolo statunitense, delle associazioni e dei nativi, è lunga e lastricata di repressioni e di intimidazioni. Basti vedere la recente condanna a Greenpeace a pagare 667 milioni di dollari di danni per diffamazione all’azienda petrolifera Energy Transfer, che ha costruito l’oleodotto Dakota Access Pipeline. E questo a causa dell’appoggio dell’associazione alla mobilitazione dei nativi della Riserva Sioux di Standing Rock, nel 2016-2017, per difendere le loro terre (https://vll.staging.19.coop/in-primo-piano/2025/03/25/il-potere-delle-multinazionali-la-forza-di-greenpeace/). Ma ora è tempo di unificare le mobilitazioni in un fronte unito di fronte agli attacchi a 360 gradi che Trump sta sferrando a tutte le conquiste, seppur imperfette, ottenute dal popolo statunitense in questi anni. In questo senso le iniziative comuni, dei sindacati e delle comunità, possono costituire una piccola ma concreta controtendenza alle politiche trumpiane. Come il recente rinnovo del contratto di lavoro degli insegnanti di Chicago, in cui, a seguito di un lavoro comune (lo stesso che aveva portato la terza città degli Stati Uniti all’elezione nel 2023 di un sindaco, ex insegnante, candidato di un’ampia colazione progressista) sono state inserite nelle scuole numerose tutele pro-ambiente. Il contratto, firmato dal sindacato Chicago Teachers Union, prevede infatti, oltre alla parte normativa ed economica del lavoro, anche provvedimenti di giustizia climatica e ambientale per rendere le scuole verdi e sane una priorità della città. Ciò con l’acquisto di autobus scolastici elettrici e col finanziamento comunale e statale, sia della trasformazione verde delle scuole, a partire da quelle pericolose e/o fatiscenti, con pannelli solari, sia di corsi di insegnamento delle questioni climatiche e, per gli studenti delle scuole superiori, di nozioni utili ad accedere a lavori in campo ambientale.
Fonti principali:
N. Limbeck – L.Bianchi, Chicago Teachers Win Greener Schools, Labor Notes, 16 aprile
O. Milman, Trump has launched more attacks on the environment in 100 days than his entire first term, The Guardian, 1 maggio
D. Drugmand, Project 2025 Is at the Center of Trump 2.0, Sierra, 14 maggiore
