Davide Grasso è dottore di ricerca in Filosofia teoretica e assegnista di ricerca in Sociologia generale presso il Dipartimento di Culture, politica e società dell’Università di Torino. Insegna Sociologia e teoria politica della guerra e dell’insurrezione presso l’International University College di Torino ed Ecologia e democrazia tra Kurdistan e Europa presso la Scuola di perfezionamento in Teoria critica della società dell’Università di Milano Bicocca. Fa parte del Centro di ricerca interuniversitario di studi sulla sostenibilità socio-ecologica (CRISIS) e dell’International Research network LAFITA ("La vie sociale et politique des mots en contextes de révolte et de guerre"). Tra le sue pubblicazioni "Il fiore del deserto. La rivoluzione delle donne e delle comuni tra l’Iraq e la Siria del nord" (2018, tradotto in arabo e in curdo) e "La città e il fantasma. Dal muro di Berlino ai nuovi muri" (2019).
Contenuti:
La guerra in Siria non è mai finita e ha come epicentro il Nord Est dove la popolazione curda è oggetto di continui attacchi delle forze islamiste e dell’aviazione turca. L’improvviso accordo tra il Governo centrale e l’Amministrazione del Nord Est propone una prospettiva difficile ma è la sola via di pace.
In Siria si confrontano due prospettive: quella del confederalismo democratico, sperimentata in Rojava, e quella islamista, classista, misogina, propugnata dal “governo di transizione”. La prima ha dato forma a un modello teorico e istituzionale originale, ispirato alla tradizione del cooperativismo socialista, che vale la pena approfondire.
L’impegno assunto da Svezia e Finlandia, per entrare nella Nato, di non fornire supporto ai curdi in lotta contro il regime di Erdogan, definiti terroristi, mostra la strumentalità della nozione di terrorismo a livello internazionale (diversa tra Stato e Stato). Sempre più con tale definizione si indicano semplicemente i propri nemici (interni o esterni).