Quando la destra accusa la sinistra di voler mettere le mani nelle tasche delle persone commette un falso ideologico. Ogni volta che si parla di patrimoniale, il ritornello adottato dalle forze di governo e dalla stampa allineata è sempre lo stesso. Si vogliono tassare gli italiani! Vediamo perché tale asserzione è falsa.
Innanzitutto, occorre considerare che le tasse non sono solamente un mezzo per far funzionare la macchina statale e per finanziare servizi fondamentali come la sanità, l’istruzione, la gestione del patrimonio artistico-culturale, la manutenzione delle infrastrutture e delle strade, oltre che la struttura militare e la difesa tanto care alle destre. Quindi, la tassazione si fonda su logiche solidali e agisce come strumento di ridistribuzione delle ricchezze attraverso il finanziamento di uno stato sociale che allievi la situazione delle famiglie più fragili. Ma vi è un altro motivo per il quale conviene mantenere una tassazione fortemente progressiva con aliquote alte per i redditi maggiori. Come rilevano Emmanuel Saez e Gabriel Zucman (Il trionfo dell’ingiustizia. Come i ricchi evadono le tasse e come fargliele pagare, Einaudi, 2020), una tassazione progressiva alimenta la dinamica democratica in quanto dovrebbe sfavorire la concentrazione di ricchezza. E poiché la concentrazione di ricchezza si traduce in una concentrazione di potere, mantenere la prima entro certi limiti favorisce una maggiore uguaglianza politica oltre che economica. Paradossalmente, insistono gli autori, la tassazione fortemente progressiva, in quanto strumento che rende possibile una società democratica, dovrebbe essere adottata anche in presenza di uno scarso vantaggio economico per le casse statali. Il rapporto Oxfam 2026, ha registrato un aumento dei miliardari a livello mondiale. Evidenzia, inoltre, come i miliardari hanno 4000 volte più probabilità di ricoprire una carica politica rispetto alle persone comuni e come usino la loro ricchezza per definire le regole del gioco e manipolare il sistema, alimentando processi di autocratizzazione e dinamiche autoritarie. Si pensi agli Stati Uniti, dove un oligarca si fa eleggere presidente e usa questa carica per accrescere la propria ricchezza. Mai come oggi, dopo la fine della Seconda guerra mondiale, le masse sono state così fortemente escluse dalla gestione del potere. Quindi, quando parliamo di tassazione dobbiamo avere presente i due aspetti della faccenda, quello economico-sociale e quello politico.
Non è un caso che oggi si rimpiangano i trent’anni successivi al secondo conflitto mondiale, fondati su un compromesso tra capitale e lavoro, rotto unilateralmente dal primo negli anni Ottanta. Non solo perché in quegli anni c’era una crescita sostenuta, ma anche perché questa si accompagnava a una distribuzione delle ricchezze come non si era mai registrato prima e mai si sarebbe verificato in seguito; e perché si era in presenza di società in cui funzionava la dialettica democratica. La media delle aliquote sui redditi più alti in quel periodo, negli Usa e in Gran Bretagna, era oltre l’80%, con picchi di oltre il 90% in entrambi i paesi (in Italia, come ricorda Alfonso Gianni, l’aliquota superiore arrivava al 70%). E non è nemmeno un caso che uno degli effetti della drastica riduzione della tassazione sui redditi più alti, dagli anni Ottanta in poi, sia stato quello di produrre disuguaglianze intollerabili proiettando le società occidentali in quelle che vengono definite democrature. Un neologismo per indicare il passaggio dalle democrazie alle oligarchie. Quella scelta fu eminentemente politica e si inquadra in una rivolta delle élite scatenata in quegli anni.
Vediamo ora perché l’asserzione delle destre è falsa. La proposta di legge popolare oggi in campo prevede un’imposta progressiva dall’1% al 3,5% sui patrimoni oltre i due milioni di euro esclusa l’abitazione principale. La tassazione viene applicata sull’eccedenza, ossia su tutto quello che eccede i due milioni. Il gettito previsto è tra i 24 e i 65 miliardi di euro. In Italia, i possessori di patrimoni oltre i due milioni di euro, coinvolti dalla patrimoniale, si stima si attestino tra i 100 e i 500 mila contribuenti. Stiamo parlando dell’1% della popolazione. Solo con fantasiosi artifici retorici è possibile identificare quest’un per cento con tutti gli italiani. Nel nostro paese, il 10% più ricco possiede quasi il 60% della ricchezza nazionale. La metà più povera della popolazione, solo il 7,4% (rapporto Oxfam 2025). La patrimoniale coinvolge un decimo del decile apicale. Ma dobbiamo constatare che, all’interno di questo 10% più ricco, si riproduce una dinamica di disuguaglianza simile a quella che si registra all’interno di tutta la popolazione. Così, l’1% apicale, ossia quello coinvolto dalla patrimoniale, possiede quasi un quarto della ricchezza nazionale. Per Forbes, il 63% della ricchezza dei miliardari italiani è frutto di eredità. È evidente che non parliamo di una tassa che impoverisce, né che penalizza il merito, ammesso che ci sia un merito che giustifichi tali ricchezze spropositate.
Opporsi alla patrimoniale che si sta proponendo significa quindi fare una precisa scelta di campo a favore dei ceti più ricchi, ossia di una sparuta percentuale della popolazione. Significa rompere il patto sociale che lega i cittadini di una nazione perché viene meno la solidarietà tra gli stessi, soprattutto all’insegna delle varie crisi che periodicamente si succedono e che impoveriscono i più: finanziaria, sanitaria, energetica. Ma soprattutto, si nega anche il principio di rappresentanza. Perché nonostante le destre pretendano di rappresentare una fetta consistente del paese, due sono le possibilità. O questa fetta del paese non è in grado di percepire i propri interessi, dando il voto a chi rappresenta effettivamente solo l’1% del paese. Oppure, come è più realistico pensare, la rappresentanza non esiste e la classe di governo viene espressa in virtù dell’enorme potere mediatico e di persuasione che l’1% esercita nell’arena politica per convincere che gli interessi di un’infima minoranza coincidono con quelli di tutto il paese. Ed è esattamente ciò che sta succedendo ora nel dibattito sulla patrimoniale. Dove gran parte della stampa, non solo di destra o filogovernativa, tenta di convincere il 99% della popolazione che una misura a favore di quest’ultima sia in realtà controproducente per i destini della nazione. In ciò mostrando nient’altro che il suo ruolo di puntello alla classe dominante.
