Patrimoniale: perché no?

“Con noi al governo non ci sarà mai la patrimoniale” afferma la presidente del Consiglio e anche a sinistra resta elevata la resistenza finanche a parlane. Eppure un’imposta sui patrimoni superiori a una certa entità ne incentiverebbe un uso produttivo e ridurrebbe le disuguaglianze, senza grandi controindicazioni. Sarebbe tempo almeno di rafforzare la patrimoniale nella forma dell’imposta su donazioni e successioni.

Ve la do io la progressività fiscale!

L’ultima finanziaria acuisce il modello di fiscalità regressiva in atto da tempo, perseguito dai governi di ogni colore. Il fisco “capovolto” pesa sempre meno sui ricchi e sempre più sui poveri, che perdono due volte: pagano, in proporzione, di più e hanno sempre meno diritti. Una sinistra degna di questo nome deve porre al centro del dibattito il principio costituzionale di progressività del sistema tributario, inteso come strumento per limitare le disuguaglianze.

Per un’imposta sulla ricchezza finanziaria

La ricchezza finanziaria degli italiani (conti bancari, titoli pubblici, obbligazioni, azioni ecc.) è di 4.935,917 miliardi. Un’imposta dell’1% su di essa renderebbe quindi 49 miliardi, vale a dire il 2,4% del Pil e il 5,6% delle entrate fiscali. A fronte di un piccolo sacrificio (l’1% di tale ricchezza) i vantaggi per l’economia nazionale sarebbero molto consistenti (si pensi che la manovra appena approvata si aggira sui 30 miliardi).

Un calcio al debito

Il debito pubblico del nostro Paese è un peso insostenibile, un fardello da cui liberarsi, una catena da spezzare. In un dossier l’indicazione di alcune modalità per farlo, andando a prendere la ricchezza dov’è, con un sistema fiscale progressivo, un’imposta sulle successioni, una diversa modulazione dell’Iva, una seria lotta all’evasione.

Tassazione e irrazionalità politica

C’è una proposta di togliere l’IMU sulle seconde case e di introdurre una patrimoniale sulla ricchezza superiore ai 500 mila euro. Se ne avvantaggerebbero i più poveri e una parte del ceto medio, mentre a “perderci” sarebbero solo i più ricchi. Ma la politica si straccia le vesti e grida alla “rapina di Stato”.