Se la mattina di un sabato di febbraio, a Firenze, un tranquillo turista fosse passato da Via San Gallo, magari per andare verso il Duomo, si sarebbe imbattuto in alcuni strani cartelli. Su alcune porte la frase OPEN DAY (“giornata di apertura”) e un bel gruppetto di persone lì fuori ad aspettare. Case in vendita o in affitto, fila per poterle visitare con qualche agente immobiliare; tutti pronti a svenire negli appartamenti, dopo essersi affacciati alle finestre con la magnifica vista sul centro storico di Firenze? Macché. I cartelli scritti a mano con pennarelli colorati segnalano che non siamo dentro uno spot pubblicitario. Però le visite ci sono. E le persone aspettano di entrare, e salire le ripide scale quando il gruppetto precedente scende. È la vista che non c’è. Non c’è più. Nemmeno il sole c’è più. Si visita appunto l’assenza. Quello che non c’è. Ed è una specie di lutto quello che si trova negli appartamenti.
Le case hanno davanti un cantiere che diventerà – alto come un totem, un monumento alla città del lusso – una nuova cittadella della ricchezza. L’ennesima operazione immobiliare che mira a trasformare Firenze in una finta città, outlet village vivente, di un Rinascimento imbalsamato, perlopiù in forma di gadget sulle bancarelle. Come esistesse solo il turismo che si specchia dovunque nel proprio mondo fasullo, che cerca se stesso dappertutto: i soliti brand negozi vetrine souvenir, di tutte le città già omologate al commercio globale.
Gli appartamenti sorprendentemente aperti a centinaia di assoluti estranei, fanno affacciare a un ex cielo. I proprietari si spostano, scusandosi per il disordine – che non esiste, si sono preparati all’invasione – ma si sentono abbracciati. Ci dicono: “Grazie di essere venuti, adesso ci sentiamo meno soli”. Perché chi entra condivide il dolore, quel lutto, che è l’altra faccia dell’amore smisurato che fiorentine e fiorentini sentono per Firenze. Per un città che tuttavia si riconosce sempre meno. Che perde sempre di più il suo senso, la sua verità. Si trasforma a misura di visitatore frettoloso o di matrimonio indiano o di speculazione immobiliare.
E tutto accade nella zona di Firenze che era stata il luogo dell’accoglienza dei più fragili. Gli ultimi della terra. Nel 1218 era nato in questo quartiere il primo ospedale che accoglieva i bisognosi. In questa zona l’Ospedale delle Mantellate, quello di San Bonifazio, quello di San Gallo. Qui i “gettatini”, bambini abbandonati che venivano allattati dalle balie nel convento che lì si trovava, prima che nascesse l’Ospedale degli Innocenti. E quelli che non si riusciva ad allattare venivano “gettati” in una fossa comune. Proprio qui sorgeranno appartamenti vista-duomo anche a ventimila euro a metro quadro. Devono essere alti per questo: per poter dominare la città. Un nuovo spazio per super ricchi che ci dicono sarà aperto e visitabile, certo. Un po’ come la “piazza” nata nella zona del vecchio teatro comunale, quella ora sovrastata dal famoso cubo nero, che evoca stupendamente l’ora d’aria di detenuti senza speranza. Un po’ come la “Riviera di Gaza” di Trump e Netanyahu per i palestinesi che un tempo la abitavano. Quando i luoghi avevano una storia e raccontavano una vita. Non erano solo la miserabile materializzazione di un seducente rendering. Esclusivo.
