L’appello “Firenze città operatrice di pace” riprende un percorso risalente: ne sono un testimone “storico” perché 40 anni fa, da consigliere comunale, fui fra coloro che proposero la delibera che la dichiarò tale. Avevamo avuto, nello stilarla, la consulenza di Padre Ernesto Balducci, che negli anni precedenti – nel 1981 e nel 1982 –, con “Testimonianze”, la rivista da lui fondata e diretta, aveva promosso i convegni “Se vuoi la pace prepara la pace” (fra l’altro, un suo stretto collaboratore, Lodovico Grassi, era, nel 1985, consigliere comunale, eletto come indipendente nelle fila del PCI, partito a cui appartenevano tutti i proponenti della delibera). Sottolineo che Firenze fu dichiarata “città operatrice di pace” con un voto unanime del Consiglio comunale.
Tale atto sanzionava istituzionalmente un ruolo che Firenze svolgeva da tempo, a partire dai Partigiani della Pace degli anni ‘50 e, ancor più, dall’azione del sindaco Giorgio La Pira nello stesso periodo e in quello immediatamente successivo. Vorrei ricordare, accanto a La Pira – e a Mario Primicerio, che nel 1965 si recò ad Hanoi insieme a La Pira per incontrare il Presidente del Vietnam del Nord Ho Chi Minh (alla ricerca di una soluzione che ponesse fine al conflitto con gli Stati Uniti) e che nel 1995 divenne, a sua volta, sindaco di Firenze –, due esponenti nonviolenti attivi nella nostra città, e cioè Alberto L’Abate e Gigi Ontanetti. Il primo aveva partecipato alle iniziative nonviolente di Danilo Dolci in Sicilia contro la mafia ed è stato uno dei principali esponenti, insieme a Aldo Capitini (“inventore” della Marcia Perugia/Assisi, che continua ogni anno ancora oggi) e allo stesso Dolci, del Movimento di Azione Nonviolenta italiano; il secondo era stato attivamente presente, sempre con modalità nonviolente, nel Sudafrica dell’apartheid e nelle guerre balcaniche (durante l’assedio di Sarajevo, a contatto con materiale radioattivo, ha contratto la malattia che nel 2017 lo ha poi portato alla morte): a lui è intitolata la “Piccola Scuola di Pace dell’Isolotto” diretta da Giovanni Scotto. Le persone citate le troviamo, quasi tutte, partecipi dell’esperienza della Tenda della Pace, che negli anni ‘80 veniva montata, come punto di riferimento delle realtà pacifiste fiorentine, quando scoppiava una guerra (e ciò avveniva molto spesso).
Il movimento pacifista, come del resto tutti i movimenti, ha un andamento carsico. Appare, scompare, poi riappare di nuovo. Sul finire del secolo scorso e nei primi anni 2000, con i Social Forum che avevano avuto inizio a Porto Alegre in Brasile, trova un nuovo slancio. Il Social Forum Europeo che si svolge a Firenze nel 2002 si conclude con un’imponente manifestazione per la pace: un milione di partecipanti. Iniziative del genere si hanno in altre parti del mondo, tanto che il New York Times definisce il movimento pacifista la “seconda potenza mondiale”. Ma le guerre vanno avanti lo stesso, i governanti non tengono minimamente conto delle volontà popolari così ampiamente espresse. E il movimento rifluisce.
Oggi siamo in una situazione ancora peggiore, con il Governo israeliano che ha messo in atto a Gaza un vero e proprio genocidio della popolazione palestinese e con gli Stati Uniti di Trump che lo appoggiano presentando, dopo i tremendi massacri avvenuti, un finto piano di pace (mentre attaccano altri Paesi – attualmente il Venezuela –, trasgredendo le norme del diritto internazionale e non cercando nemmeno pretesti per le loro azioni banditesche, ma facendo solo valere la legge del più forte).
Con l’appello “Per Firenze città operatrice di pace”, sottoscritto da decine di realtà associative e da centinaia di persone, si vuole sollecitare un ruolo più incisivo, sia a livello istituzionale che della società civile, della nostra città, un ruolo che porti avanti e sviluppi le esperienze positive del passato in un momento in cui se ne avverte sempre di più il bisogno (di fronte alle tragedie che avvengono intorno a noi). Si chiede, dunque, che: in Palazzo Vecchio si insedi una Consulta (o Forum permanente) per la Pace formata dalle realtà pacifiste cittadine; la Consulta o Forum intervenga, con occasioni di riflessione, di studio, di confronto sulle situazioni da cui potrebbero derivare conflitti armati (dovuti alla crisi ambientale, alle pretese di dominio di alcuni Paesi, alla decolonizzazione non portata a termine, alle diverse forme di oppressione e di ingiustizia esistenti); la Consulta o Forum promuova iniziative contro ogni prospettiva di riarmo, a livello italiano ed europeo, contro la produzione e il commercio di armi, per la riconversione dell’industria bellica, contro la reintroduzione della leva obbligatoria, per il rilancio della campagna per i territori denuclearizzati (Firenze lo è, ma ciò comporta che non ospiti istanze come il Comando NATO previsto a Rovezzano, che all’uso di missili atomici sono collegate); la Consulta o Forum promuova iniziative, in particolare rivolte alle scuole, per lo sviluppo di una cultura pacifista e nonviolenta; la Consulta o Forum mandi ambasciatori di pace nei Consessi internazionali (ONU, Unione Europea…), promuova lo sviluppo di corpi civili di Pace, organizzi incontri internazionali per riproporre con forza il “cessate il fuoco” laddove sono in atto conflitti armati.
Solo con gli atti concreti, qui sommariamente delineati, la definizione di “Firenze città operatrice di pace” sarà una realtà concretamente operante. Per portare avanti questi impegni si ha in programma un’assemblea di tutti i firmatari del documento per decidere insieme quali altre iniziative intraprendere. “Firenze città operatrice di pace” è un progetto, che si basa sull’incontro fra più soggetti al fine di accrescere la loro efficacia e la loro capacità di incidere, un progetto a cui intendiamo dare continuità nel tempo. Perché ne avvertiamo – insistiamo su questo concetto – l’urgente necessità.
