La società curda tra prudenza e speranza

Il ritiro delle forze del Partito dei Lavoratori del Kurdistan (Pkk) dal territorio turco e il loro trasferimento in Iraq, annunciato il 26 ottobre dalle montagne del Qandil, segna la fine di 40 anni di guerra e l’inizio di una nuova fase della politica curda in Turchia. In attesa delle mosse di Ankara, nella società curda, stremata da decenni di guerra, sembra prevalere la speranza, ma il rischio di un ritorno alla violenza rimane elevato.

Pace in Palestina: una strada tutta in salita

Non è la fine della guerra. L’intesa fra Israele e Hamas sullo scambio di 48 ostaggi contro 1.950 prigionieri non è un evento storico. Nella ipotesi migliore, è il primo passo di negoziati aspri e difficili; nella peggiore, una pausa in un conflitto fuori controllo. Certo non è una vittoria per Israele, sempre più isolato e messo di fronte alla impossibilità di serbare il carattere ebraico su cui fonda la propria identità in un mare di arabi.

Turchia: la voce di Nudem Durak

Mentre il PKK ribadisce la propria decisione di mettere fine alla guerriglia e di proseguire nella difesa dei diritti del popolo kurdo con gli strumenti della politica, il regime di Erdogan continua nella sua attività di repressione di ogni forma di libertà. Le carceri sono piene di oppositori come Nudem Durak, cantante popolare, condannata a più di 10 anni di carcere per la fantasiosa accusa di sostegno al terrorismo.

Kurdistan: la mossa di Ocalan

Il 12 maggio il Pkk ha annunciato il proprio scioglimento e la continuazione della lotta con strumenti politici. Molti, tra i Kurdi, non capiscono e sono perplessi. Per il Pkk la scelta, subordinata ad alcune condizioni tra cui la liberazione di Ocalan, è necessitata e coerente con l’analisi della situazione del paese. Ma ora occorrono risposte del Governo turco e dalla comunità internazionale, che tardano ad arrivare..

Perché ancora, e urgentemente, Rojava

Il Tribunale Permanente dei Popoli ha riconosciuto la Turchia colpevole di genocidio del popolo kurdo. L’importanza della sentenza va oltre quel, pur fondamentale, accertamento. Essa, infatti, è anche un atto d’accusa contro le complicità della comunità internazionale nel massacro di minoranze sopravvissute grazie a una cultura di pace e accoglienza e capaci di prefigurare un mondo diverso.

Erdoğan: ritratto di un sultano

L’arresto del sindaco di Istanbul İmamoğlu ha riacceso i riflettori su Erdoğan, il sultano del secondo esercito Nato che domina la Turchia arrestando a migliaia gli oppositori. Erdoğan coltiva un marcato fanatismo religioso, sostiene l’Isis, ha mire espansioniste fino alla Libia, reprime il dissenso e gli avversari politici, è attinto da varie indagini per corruzione. È a un personaggio siffato che l’Occidente si affida…

Turchia. Liberare Ocalan per costruire la pace

I colloqui, iniziati nello scorso dicembre, tra Ankara e Abdullah Ocalan hanno aperto spiragli di pace per il Kurdistan. Ma le speranze sono ogni giorno spente dai bombardamenti turchi sul Rojava e dal perdurare di una durissima persecuzione politica degli oppositori filo kurdi. A questo punto per avviare davvero un percorso verso la pacificazione non c’è che una strada: la liberazione di Ocalan.

Il Tribunale permanente dei popoli e il Rojava

Il Tribunale permanente dei popoli lo ha documentato in modo inoppugnabile: la Turchia e il suo presidente hanno commesso, in Rojava, terribili crimini contro l’umanità. Non solo bombardamenti, omicidi mirati, arresti arbitrari, torture, femminicidi, stupri, ma anche il tentativo sistematico di sradicare il popolo curdo dalla propria terra accompagnato da una politica di vera e propria sostituzione etnica.