Se i movimenti tacciono. I casi di Iran e Rojava

Ogni mobilitazione è il risultato di una selezione, spesso inconsapevole, tra ciò che è ritenuto importante e cosa può restare ai margini, magari perché richiede uno sforzo di comprensione e il superamento di schemi consolidati. Da qui la scarsa attenzione dei movimenti a quanto accade in Iran e in Rojava. Ma dove la mobilitazione è debole si aprono vuoti, presto occupati da altri attori, spesso con retoriche e progetti aggressivi.

Joan Baez: “Continuerò a cantare e a ballare marciando verso la terra della libertà”

Joan Baez, la leggendaria cantante e attivista, si racconta: “La gente mi chiede se penso che la musica sia importante in un movimento, e la mia risposta è: Non mi impegnerei in un movimento che non avesse la musica, perché è il suo supporto vitale. La musica è ciò che ci unisce e ci aiuta a superare i confini e le frontiere. È essenziale. Come il cibo”.

Proteste deboli in movimento

Il Novecento è stato fecondo di soggetti molteplici che si sono posti il tema della trasformazione con una carica e una speranza utopica elevata. Sconfitti, hanno lasciato un’eredità pesante di interrogativi e un bisogno di trovare nuovi soggetti per soddisfare desideri politici e/o utopici. Questo complesso e articolato percorso è l’oggetto di un libro di Alessandro Barile dal significativo titolo “La protesta debole”.

Verso uno Stato di polizia

Il decreto legge “sicurezza” varato nei giorni scorsi dal Governo incide pesantemente sulle libertà, sui diritti, sulla convivenza producendo una sterzata del sistema verso uno Stato di polizia. Ciò avviene, in particolare, con la generalizzazione del governo repressivo della povertà, il consolidamento della repressione sistematica del conflitto sociale e del dissenso, l’ampliamento dei poteri e delle tutele attribuiti alle polizie.

Torino. Emergenza abitativa, movimenti e istituzioni

Erano decenni che non succedeva. A Torino, nell’ultimo anno e mezzo, decine di associazioni, con pratiche e sensibilità differenti, si sono coalizzate e hanno collaborato attivamente per modificare la situazione di una città in cui il “problema casa” ha assunto dimensioni drammatiche. E le istituzioni hanno dovuto, bene o male, battere un colpo. È solo l’inizio, ma la strada è quella giusta.

Israele ha distrutto Gaza ma sta perdendo la guerra

Può sembrare paradossale affermarlo, ma Israele, nonostante i successi militari e l’uccisione di circa 45 mila palestinesi, politicamente sta perdendo la guerra. Emergono, infatti, agli occhi del mondo il suo progetto di polizia etnica e la politica coloniale del suo alleato americano. Quel che occorre ora è la capacità dei movimenti e del mondo del pacifismo di costituire un’alleanza a sostegno della resistenza palestinese.

La sinistra necessaria: nuovi soggetti e nuove forme organizzative

La vera novità politica dell’anno in corso, in Europa, è stata la vittoria della gauche in Francia, sulla base di un programma effettivamente di sinistra. Da quella lezione occorre partire, in un processo costituente aperto, rivolto ai movimenti e alle forze politiche organizzate, capace di stabilire percorsi comuni di ricerca e di lotta e di inventare nuove forme di organizzazione e di comunicazione senza ansie governiste.

Ilaria Salis e gli improbabili difensori della legalità

Vecchi arnesi del fascismo, giovani virgulti neonazisti e compagni di merende di corrotti ed evasori fiscali inneggiano alla legalità e si stracciano le vesti per l’elezione al Parlamento europeo di Ilaria Salis, attivista del movimento per la casa. Una destra paladina della legalità è una contraddizione in termini ma c’è, in questa operazione, un tentativo di modificare il senso comune che merita di essere analizzato.