Diego Giachetti vive e lavora a Torino. Si è occupato di movimenti giovanili e di protesta negli anni Sessanta e Settanta. Collabora con varie riviste e con la Biblioteca Franco Serantini di Pisa. Fa parte dell’associazione Storie in movimento. Tra le sue pubblicazioni "Anni sessanta comincia la danza. Giovani, capelloni, studenti ed estremisti negli anni della contestazione" (2002), "Vasco Rossi. Un mito per le generazioni di sconvolti" (1999) e, con Marco Peroni, "Ognuno col suo viaggio" (2005).
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Che Guevara rivive in un recente libro di Sergio Dalmasso che ha il pregio di districarsi dall’agiografia e dall’iconografia consumistica e di raccontarne il travaglio, confrontandosi con la sua azione politica, militare e militante. Non rinnegando il mito ma evitando di cadere nella “trappola” per cui pensiero, elaborazione politica e teorica cedono il passo alla lettura romantica della sua vita.
Il Novecento è stato fecondo di soggetti molteplici che si sono posti il tema della trasformazione con una carica e una speranza utopica elevata. Sconfitti, hanno lasciato un’eredità pesante di interrogativi e un bisogno di trovare nuovi soggetti per soddisfare desideri politici e/o utopici. Questo complesso e articolato percorso è l’oggetto di un libro di Alessandro Barile dal significativo titolo “La protesta debole”.
Vasco Rossi compie 70 anni. È l’occasione per ripercorrere una storia unica nel nostro panorama musicale: quella di un cantautore partecipe della vita e del mondo che ha, peraltro, rifiutato di essere un portavoce di denuncia sociale e di protesta politica, di indicare la via e di creare coscienza, per descrivere e raccontare le storie delle persone, orfane delle ideologie e delle grandi narrazioni.
Fred Buscaglione interpretò la rottura con la canzone melodica e sentimentale italiana che dominava a Sanremo e proponeva figure sdolcinate di amori delusi, mamme piangenti, vecchi scarponi, casette in Canadà, papaveri e papere, donne avvinte come l’edera ai loro uomini.
Con gli anni ’70 fu messa in discussione l’idea di Adorno secondo cui la popular music non potesse esprimere la critica del potere che solo la musica alta possedeva. Jazz, pop ma soprattutto il rock espressero una rivolta generazionale ampiamente riconosciuta ma raramente studiata in chiave pedagogica. Ora un libro propone il tema.
Di nuovo un’inchiesta operaia. Questa volta sulle condizioni di lavoro in 54 stabilimenti del gruppo FCA: quasi 10 mila i questionari raccolti che consegnano una articolata fotografia su organizzazione del lavoro, carichi, orari, rischi di infortunio, rapporti con i capi, intervento sindacale e molto altro ancora.
La crisi indotta dalla pandemia incrina il collante che teneva assieme la società capitalistica e, con essa, la costruzione europea. Soprattutto lacera il velo della religione laica che la ricopriva e ricopre. Alla prova dei fatti emerge la maschera nuda delle motivazioni economiche delle borghesie europee.
Al tempo del Coronavirus la crisi economica e sociale (oltre che sanitaria) non colpisce un solo paese, che può essere abbandonato al destino speculativo dei mercati-cravattari, ma tutti i paesi europei. È il modello che vacilla. Oggi si adottano misure temporanee e urgenti ma presto bisognerà scegliere tra rottura e continuità.
Oggetto di questa ricerca etnografica di Mariateresa Muraca – saggio di una pedagogia indisciplinata, ribelle e collaborativa ‒ è il Movimento di donne contadine dello Stato brasiliano di Santa Caterina, impegnato nella costruzione di una società fondata sull’eguaglianza attraverso un progetto di agricoltura ecologica.