Alaa Faraj, Perché ero ragazzo (Sellerio, 2025)

È la storia, ricostruita attraverso lettere dal carcere piene di dignità e di umanità, di Alaa Faraj, ventenne promessa del calcio libico, fuggito dalla guerra civile e coinvolto in un viaggio della speranza conclusosi in tragedia. Considerato uno “scafista”, Alaa viene condannato a 30 anni di reclusione. Li sta scontando nel carcere Ucciardone di Palermo senza smettere di proclamarsi innocente.

Lasciar morire. Dal mare al deserto

La Conferenza internazionale di Roma su sviluppo e migrazione fortemente voluta dalla presidente del Consiglio Meloni ha avuto il solo risultato di rafforzare l’impresentabile presidente tunisino Kais Saied. Per il resto lo scopo indicibile del neonato “Processo di Roma” è emerso in modo chiaro: fare della Tunisia il “guardiano delle frontiere europee” e spostare il cimitero dei migranti dal Mediterraneo al Sahara.

Ribellarsi ai respingimenti in Libia è giusto

Decidendo sul caso di alcuni migranti incriminati per essersi opposti con la forza al tentativo del capitano del rimorchiatore che li aveva soccorsi di riportarli sulle coste libiche, la Cassazione li ha assolti per avere agito in situazione di legittima difesa non essendo la Libia un porto sicuro per i migranti. A questo punto è auspicabile che tale assunto non sia più messo in discussione.

Buone notizie dal fronte del porto

Era il luglio 2018 quando un rimorchiatore italiano operante nel Mediterraneo in appoggio a una piattaforma dell’ENI, raccolti in acque internazionali 101 migranti in difficoltà, li consegnò a una motovedetta libica. Tre anni dopo il Tribunale di Napoli ha condannato il comandante del rimorchiatore per abuso d’ufficio. Anche ai migranti si deve applicare il diritto.

Libia, una benda per non vedere?

​«Noi chiediamo di non alimentare più i carnefici che imprigionano i migranti, le barche che li vanno a ripescare per riportarli nei lager. E chiediamo che le organizzazioni nate per salvare le loro vite non trovino tanti bastoni tra le ruote. Non stiamo chiedendo che il Governo gli salvi la vita. Stiamo chiedendo che il governo non sia complice…».