Iran: una guerra che avvantaggia solo la Cina

La Cina, al contrario di molti altri paesi, sembra riuscire a parare i colpi prodotti dalla guerra degli Usa e di Israele contro l’Iran. Anzi le conseguenze della guerra potrebbero addirittura essere vantaggiose per il paese asiatico: dal prestigio politico rafforzato rispetto agli Stati Uniti, alla potenziale maggiore richiesta esterna di prodotti legati alle energie rinnovabili e alle auto elettriche, ad alcune ricadute finanziarie.

Iran. La guerra non può essere vinta, ma solo allargata

La guerra scatenata contro l’Iran dall’asse Usa-Israele, non può essere vinta. Per le caratteristiche dell’Iran che è, insieme, Stato e movimento di resistenza diffuso. La guerra convenzionale nei suoi confronti non funziona. Ogni bomba che cade rafforza la narrativa della forza dell’Iran e dell’indegnità del nemico. Ogni martire consolida il pantheon. Ogni banca colpita dimostra ai poveri da che parte sta l’oppressore.

Iran. Le bombe non fanno rima con i diritti umani

Dopo oltre due settimane di guerra anche molta parte degli iraniani che avevano visto con favore l’intervento armato Usa sembra ricredersi. È sempre più chiaro, infatti, che non è possibile difendere i diritti umani degli iraniani, violati per decenni dalla stessa Repubblica Islamica, senza riconoscere all’Iran le protezioni previste dalla Carta delle Nazioni Unite, a partire dal rispetto della sua sovranità e della sua integrità territoriale.

Sotto il cielo dell’Iran, del Libano, di Gaza

“Stella stellina”, cantata al festival di Sanremo da Ermal Meta, racconta la vita spezzata di una bambina a Gaza. A volte, sotto alcuni cieli, può capitare che tra le stelle si nascondano degli intrusi come missili e droni e che il cielo notturno non sia teatro di meraviglie, ma di dolore. Succede in Iran, in Libano, a Gaza. Anche le canzoni possono raccontarlo, pur se poi gli interessi commerciali fanno sì che siano presto dimenticate.

L’utilità dei regimi, la sconvenienza della democrazia

Da sempre l’Occidente lavora a un Medio Oriente di dittature e autoritarismi. Non interessano governi “liberi” ma governi “utili”. È accaduto in Egitto, in Iran, in Algeria. Con il risultato di ritrovarsi poi con movimenti estremisti e regimi radicali. Oggi l’attacco all’Iran, preparato dalla violazione da parte di Washington, sin dal 2018, dell’accordo sul nucleare del paese, sembra andare nella stessa direzione

I balli degli iraniani e le lacrime degli antimperialisti

Ci sono iraniani progressisti che gioiscono per l’attacco al loro paese. E ci sono occidentali progressisti che si stracciano le vesti per la morte dell’ayatollah Khamenei. I progressisti, in Occidente e nel Sud del mondo, sanno che questo sistema è ingiusto ma non si oppongono perché hanno troppo da perdere e sognano interventi esterni. Ma non c’è nessun salvatore. Nessun Messia. Solo noi. E la nostra responsabilità.

Aggredire l’Iran è meno grave che aggredire l’Ucraina?

Bisogna chiamare le cose con il loro nome. L’attacco degli Stati Uniti e di Israele nei confronti dell’Iran è un’azione brutale e ingiustificata, un atto di aggressione ai sensi dell’art. 2 della Carta dell’ONU, un crimine internazionale ai sensi dell’art. 5 dello Statuto della Corte penale internazionale. Eppure l’Italia e l’Europa, che pure si sono stracciate le vesti per l’invasione dell’Ucraina da parte della Russia, tacciono.

Se i movimenti tacciono. I casi di Iran e Rojava

Ogni mobilitazione è il risultato di una selezione, spesso inconsapevole, tra ciò che è ritenuto importante e cosa può restare ai margini, magari perché richiede uno sforzo di comprensione e il superamento di schemi consolidati. Da qui la scarsa attenzione dei movimenti a quanto accade in Iran e in Rojava. Ma dove la mobilitazione è debole si aprono vuoti, presto occupati da altri attori, spesso con retoriche e progetti aggressivi.