I guasti non li fa l’intelligenza artificiale ma chi la manovra

L’intrusione non autorizzata di agenti di Intelligenza Artificiale in server protetti di Hugging Face ha suscitato l’allarme su una presunta autonomizzazione dell’IA. Non è così. Il software di OpenAI non è sfuggito al controllo ma ha realizzato gli obiettivi assegnatigli di trovare vulnerabilità nei sistemi di sicurezza. Per questo erano state disattivate le misure di sicurezza: cosa che si poteva e doveva evitare.

New York vieta l’intelligenza artificiale nelle scuole elementari e medie

Con l’inizio del nuovo anno scolastico, agli alunni più giovani delle scuole pubbliche di New York sarà vietato l’uso dell’intelligenza artificiale, non saranno ammessi schermi individuali fino alla terza elementare e gli insegnanti non potranno richiedere all’Intelligenza Artificiale di valutare i compiti. È la nuova politica del Dipartimento dell’Istruzione della città, ma le famiglie vorrebbero interventi ancora più restrittivi.

L’intelligenza artificiale e l’apprendista stregone

Di recente la cronaca ha riportato, con toni fantascientifici, la notizia che un modello sperimentale di OpenAi ha violato il sito Hugging Face. L’incidente, pur ancora da chiarire compiutamente, è la dimostrazione empirica che, quando chiediamo a queste macchine di trovare la soluzione a ogni costo, rischiamo di ottenere ciò che abbiamo chiesto ma nel modo in cui meno avremmo voluto.

L’Intelligenza Artificiale come bene comune: un’esperienza

Il dibattito contemporaneo sull’intelligenza artificiale è drammaticamente polarizzato tra un tecno-ottimismo acritico e un catastrofismo tecnologico che evoca scenari di obsolescenza umana, disoccupazione di massa e sottomissione alle macchine. C’è una terza via: promuovere un modello di “innovazione dal basso” con l’ambizione di trasformare la tecnologia da strumento di potere in un bene comune. Bisogna provarci.

Tra “Quaderni Rossi” e Intelligenza Artificiale

Dagli anni ‘60 del secolo scorso a oggi la situazione è profondamente mutata ed è evidente l’incomparabilità dell’innovazione tecnologica di allora e dell’intelligenza artificiale. Ma un punto resta fermo. La tecnologia non è mai oggettiva o “neutra”. Qualunque essa sia, se si sviluppa per un uso capitalistico in un contesto di squilibrio di potere, essa contribuirà ad accrescere quello squilibrio, non certo a ridurlo.

Costruire egemonia nell’età dell’algoritmo

Le condizioni per l’egemonia culturale nell’età dell’algoritmo e dell’intelligenza artificiale sono molto cambiate e non basta più produrre idee. C’è bisogno del concorso di altri elementi: la creazione di reti editoriali digitali, piattaforme di discussione, archivi intelligenti; l’uso dell’intelligenza artificiale come infrastruttura di elaborazione; la sottrazione delle infrastrutture cognitive al monopolio privato.

Disarmare l’Intelligenza Artificiale

L’enciclica di Leone XIV prende il meglio del pensiero critico sulla rivoluzione digitale e lo usa contro la narrazione dominante degli ineluttabili benefici del progresso tecnologico fondato sulla IA. Particolarmente significativo è l’imperativo “Disarmare l’IA”, che non si limita a condannarne l’uso bellico ma denuncia anche l’impronta militare che caratterizza non solo l’uso, ma le caratteristiche stesse della IA attuale.

L’intelligenza artificiale morirà di fame

L’impiego massiccio dell’intelligenza artificiale, così come accadeva per l’industria ottocentesca, non riduce la domanda di materia prima; al contrario, la espande. Più i modelli sono efficienti e vengono applicati, più aumenta la domanda di dati. Ciò comporta maggiore consumo di dato umano che, anch’esso, non è una risorsa illimitata. Così, fra qualche anno, i modelli generativi inizieranno a collassare nei loro ricicli interni di dati sintetici.

I manifesti dei padroni dell’intelligenza artificiale

La “pericolosa adolescenza” dell’intelligenza artificiale minaccia le basi del patto sociale all’origine della democrazia. Orientarsi nella discussione programmatica sull’uso politico dell’IA richiede consapevolezza circa una questione così sensibile. Anche perché, pur nell’auspicabile ipotesi di una caduta di Trump, il pensiero – e le aziende – dei padroni dell’intelligenza artificiale resteranno pesantemente sulla scena.

La bancarotta idrica globale

È dei giorni scorsi il rapporto delle Nazioni Unite che ha dichiarato la “bancarotta idrica globale”. Surriscaldamento e siccità attanagliano il mondo. Il consumo esagerato di acque dolci non consente più il reintegro delle falde acquifere, i ghiacciai si sciolgono e il taglio delle foreste inaridisce la superficie terrestre. La situazione è irreversibile ma occorre, almeno, contenerla cambiando modelli di sviluppo.